Truffe alle assicurazioni e Camorra, difetto di notifiche a due indagati: salta l’udienza

Truffe alle assicurazioni e Camorra, l’udienza davanti al gup di Firenze, fissata per questa mattina, è stata rinviata al prossimo 21 marzo, per un difetto di notifiche a due indagati. In quella data il giudice dell’udienza preliminare dovrà decidere per il rinvio a giudizio, o il proscioglimento.

La vicenda è nota. Alle prime ore del mattino del 5 aprile 2016 il personale della Squadra Mobile della Questura di Firenze, a seguito di una articolata e complessa attività di indagine, aveva eseguito una serie di provvedimenti cautelari emessi dall’ufficio GIP del Tribunale di Firenze su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Firenze nei confronti di cinque indagati, appartenenti a un sodalizio criminale campano, operante in Versilia, dedito alle truffe in danno di compagnie assicurative mediante falsi sinistri stradali. Gli arrestati furono Salvatore Mundo, detto o’ mister, già in carcere a Parma per estorsione in Versilia, Gianluca De Chiara e Marino Cesario, catturati a Caserta, e i titolari della carrozzeria Stadio di Camaiore, Aldo e Sandro Castoro, finiti ai domiciliari e difesi dall’avvocato Fabrizio Bartolini. Erano state inoltre deferite, in stato di libertà, altre 64 persone che, reclutate dietro compenso, si erano rese disponibili a ricoprire una parte di “attori” dei falsi sinistri stradali, nonché due legali, gli avvocati di Viareggio, Massimo De Prete e Andrea Brazzini, con lo studio in Galleria D’Azeglio  ( lo studio dei legali, quella mattina, era stato perquisito a lungo e gli stessi interrogati dal pm e dal dirigente della Mobile fiorentina che avevano acquisito agli atti i vari fascicoli dei sinistri “incriminati” ), per i quali la Procura aveva chiesto la sospensione dalla professione, un medico legale, il dottor Luciano Graziosi,  ed un altro titolare di autocarrozzeria a Massa, che avevano avuto, per le loro specifiche competenze professionali, un ruolo di particolare rilievo nella predisposizione delle artificiose pratiche assicurative volte alla richiesta risarcitoria. Le indagini, condotte dalla Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile di Firenze, diretta dal dottor Alfonso Di Martino ( che con il pm di Firenze Giulio Monferini aveva assistito alle perquisizioni degli studi legali dei due avvocati di Viareggio ), sviluppatesi nel territorio toscano e, in particolare, nel comprensorio della Versilia, avevano rivelato – come aveva spiegato il procuratore Creazzo –  come gli affiliati al “clan dei casalesi”, al fine di incamerare somme di denaro destinate alle casse del clan, si fossero dedicati ad altre attività più remunerative, tra cui le truffe in danno delle compagnie assicurative mediante falsi sinistri stradali. Le risultanze investigative avevano quindi consentito di ricostruire la struttura verticistica dell’organizzazione criminale dedita alle truffe in danno delle compagnie assicurative, la complessa e articolata organizzazione dei falsi sinistri, i ruoli degli associati, nonché il linguaggio convenzionale utilizzato per concordare le modalità da seguire. Il procedimento fu originato da uno stralcio dell’ indagine condotta dalle Squadre Mobili delle Questure di Firenze e Caserta nell’ambito del procedimento penale istituito presso la Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Napoli, nei confronti di numerosi soggetti affiliati al clan camorrista dei casalesi, riconducibile alle famiglie Schiavone, Iovine e Russo. Le indagini, inizialmente finalizzate alla cattura dell’allora latitante Antonio Iovine, successivamente concentratesi sugli interessi economici del suddetto clan – dapprima circoscritti alla provincia di Caserta, poi estese nel territorio toscano, in particolare nella Versilia – culminarono con l’esecuzione di 37 provvedimenti cautelari eseguiti il 28 febbraio 2013 ed il 16 maggio 2014, in relazione ai reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, traffico d’armi, stupefacenti, ed altro. Tra le attività illecite riconducibili al clan dei casalesi, finalizzate a reperire il denaro necessario alla sopravvivenza ed al rafforzamento del sodalizio, spiccavano anche le truffe in danno delle compagnie assicurative mediante falsi sinistri stradali ed altre condotte di frode, attività che avevano generato il procedimento penale culminato con gli arresti.  Tramontata, a causa della grave crisi economica che ha colpito il settore dell’edilizia, la principale attività criminale (costituita da estorsioni) che aveva consentito al clan camorrista di incamerare ingenti somme di denaro, gli affiliati residenti nella zona della Versilia si erano dedicati ad attività più remunerative, quali il traffico di sostanze stupefacenti, il trasporto e la reimmatricolazione all’estero di auto acquistate in Italia con leasing e/o finanziamenti e poi denunciate per furto, le truffe in danno delle compagnie assicurative mediante falsi sinistri stradali ed altro.

A fine aprile 2016 il tribunale del riesame di Firenze, dopo il ricorso dell’avvocato Fabrizio Bartolini aveva poi annullato l’arresto dei due carrozzieri di Camaiore, Aldo e Sandro Castoro: “I miei clienti sin da subito si erano dichiarati completamente estranei alla vicenda che li aveva visti coinvolti, non potendo sapere che dietro a chi semplicemente gli portava l’autovettura a riparare ci fosse il clan dei casalesi né tantomeno che quei sinistri fossero falsi”, spiegò il legale -: “all’interrogatorio di garanzia, avvenuto il 12 aprile, abbiamo avuto modo di chiarire nel merito la vicenda”. “Data la vasta attività della carrozzeria – ci tenne a sottolinerare l’avvocato – è logico chiederci se sia possibile ipotizzare che i soci della stessa potessero, vista la loro attività svolta anche per le forze dell’ordine e il deposito giudiziario loro affidato, consapevolmente volersi coinvolgere in attività di riparazione di sinistri poi risultati falsi o di partecipare o quantomeno avere il sospetto che dietro tali fatti vi potesse essere una associazione a delinquere facente capo persino al clan dei Casalesi”. Ma su un’altra circostanza l’avvocato Fabrizio Bartolini aveva posto l’attenzione, per far riflettere la Corte: “Il Martino durante il proprio interrogatorio riferisce su precisa domanda del PM: “ E’ in grado di quantificare il numero di sinistri falsi organizzati dal clan?” “ circa due o trecento” Se, pertanto, come dice il pentito Martino Francesco i sinistri organizzati dalla associazione sono stati 200/300 e se, come dicono gli inquirenti, la carrozzeria Stadio era la carrozzeria referente per quale motivo i sinistri che la vedono in qualche modo partecipe nelle riparazioni delle autovetture sono solo 6? Tra l’altro dagli atti si evince come il Marino fosse solito, proprio al fine di non destare sospetti, portare le auto a riparare anche in altre carrozzeria quali la Stil Auto e la carrozzeria Palluca”.

Secondo l’accusa, come si legge negli atti, l’avvocato viareggino Massimo De Prete era “riscossore e cassiere delle somme liquidate dalle assicurazioni e legale che si occupava in via continuativa  di seguire le false pratiche di risarcimento, incassando e trattenendo sui propri conti correnti le somme che avrebbero dovuto essere destinate ai danneggiati, falsamente inseriti nelle pratiche, ricevendo di volta in volta anche un indebito compenso dalle assicurazioni quale onorario”.

Aggiornato il: 24-01-2019 11:42