La Cassazione, dopo il ricorso della difesa, affidata agli avvocati Riccardo Carloni ed Enrico Marzaduri, ha annullato la sentenza di condanna per Federico Ceragioli Ramacciotti. Si riparte dalla Corte d’Appello:”Non sferrò quel pugno mortale per futili motivi, ma per difendere la madre”

La vicenda, che risale alla mattina del 13 luglio 2016, è nota. La tragedia si consumò in via Buonarroti a Lido di Camaiore. A seguito di una lite per un parcheggio era morto un 60enne a causa di lesioni alla testa provocate da una caduta. Immediati i soccorsi, col 118 sul posto, ma ormai per la vittima, Pietro Buchignani, non c’era stato più niente da fare. I sanitari avevano cercato di rianimarlo per oltre 40 minuti, purtroppo invano. Le gazzelle dell’Arma dei Carabinieri della Stazione di Lido e i colleghi del Nucleo Operativo Radiomobile dal comando di Viareggio si erano fiondate a sirene spiegate sulla scena del crimine, portato in stato di fermo in caserma Federico Ceragioli Ramacciotti, libero professionista, titolare di un’azienda di smaltimento di rifiuti speciali, incensurato, da poco padre di un bimbo – sul cancello della sua abitazione, situata difronte a dove era accaduto la lite finita nel sangue, era infatti appeso un fiocco celeste – e poi arrestato con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Da quanto appurato dalle indagini i due avevano questionato per un parcheggio, poi il 43enne aveva dato un pugno e spinto il 60enne, che caduto era morto sul colpo. Otto anni, da scontare agli arresti domiciliari, con il permesso di uscire per recarsi al lavoro e un risarcimento danni di 100mila euro alla moglie e al figlio era stato questo il verdetto di primo grado, in rito abbreviato, del tribunale di Lucca per Federico Ceragioli Ramacciotti a fronte della richiesta del pubblico ministero, dottoressa Elena Leone, di condanna a 18 anni anni, per omicidio volontario aggravato dai futili motivi, e la richiesta di 1 milione di euro di risarcimento danni di 1 milione avanzata dalla parte offesa. Il giudice Riccardo Nerucci aveva però accolto le richieste della difesa e le memorie presentate rimodulando l’accusa in omicidio preterintenzionale, senza le aggravanti. Poi, in Appello a Firenze, dopo il ricorso della Procura di Lucca, i giudici di secondo grado, pur confermando l’omicidio preterintenzionale, nel febbraio 2018, accolsero le aggravanti condannando l’imputato a 10 anni. Ora, dopo la sentenza della Cassazione, alla quale avevano fatto ricorso i legali dell’imputato, i giudici della Suprema Corte hanno annullato l’Appello, non ritenendo fondate le aggravanti, e si torna in aula.

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