Ecco i bozzetti dei carri di prima categoria per il Carnevale di Viareggio 2019. Presentati stasera.

L’ULTIMA BIANCANEVE

Di Jacopo Allegrucci

C’era una volta un re, anzi c’era una volta un mondo dove Madre Natura era fertile e bellissima e la gente aveva tante cose buone da mangiare. Negli ultimi anni l’incremento dell’immondizia è cresciuto a livelli esponenziali e i costi per il suo smaltimento sono diventati un business mondiale. La nostra terra giorno dopo giorno rischia di produrre sempre più prodotti inquinati, veleno per il genere umano. L’ultima Biancaneve, simbolo di una natura condannata al suo triste destino.

MEDEA

Di Alessandro Avanzini

Tra le tante Storie che raccontano della vita delle donne, una narrazione in particolare continua a catturare l’attenzione di molti autori/autrici teatrali, compositori e registi cinematografici: il mito di Medea. Donna, amante, madre, barbara, straniera, maga e sacerdotessa, rea di delitti in nome di un amore incondizionato verso l’uomo che la tradirà, l’anti eroe Giasone. Ricordiamo che Medea non è donna greca quindi privata del diritto di cittadinanza, ultima tra le ultime, straniera in una città, Corinto, che la percepisce come una minaccia. Madre, i cui figli nati da un matrimonio non consacrato, sono considerati bastardi. Ridotta da Giasone al ruolo di concubina, privata del diritto materno reagirà a tanta violenza attraverso la vendetta e il rito sacrificale dei figli: unica possibilità per Medea di riprendere tragicamente possesso della sua natura e identità. Due culture quella occidentale Greca e quella “barbara” della Colchide ai confini del mondo civilizzato che non si incontreranno mai.

L’edizione 2019 del carnevale di Viareggio sarà dedicata alle donne. Tra le tante storie che raccontano della vita delle donne una narrazione in particolare continua a catturare l’attenzione di molti autori-autrici teatrali, compositori e registi cinematografici: il mito di Medea. Una vicenda complessa, forse la più controversa dell’universo femminile. Anche se il mito precede la tragedia scritta da Euripide, la notorietà della madre figlicida si deve proprio a questo grande tragediografo. Il tema è quello della donna, amante, madre, barbara, straniera, maga e sacerdotessa rea di delitti in nome di un amore incondizionato verso l’uomo che la tradirà, Giasone, l’anti eroe, il meschino che a bordo di Argo solcherà i mari fino all’estrema Colchide. Qui troverà ad aiutarlo una vergine regale, figlia di Eeta e nipote delle divinità Elio (Sole) e Oceano, che gli permetterà con atto sacrilego e poteri magici di rubare il Vello d’oro. Qui Medea, sacrificando il mondo delle origini, spezzerà i suoi legami familiari e culturali, tradirà il padre, ucciderà il fratello e fuggirà insieme allo straniero, l’occidentale Giasone, verso la città greca di Corinto che segnerà fatalmente il destino di questa famiglia. Priva di cittadinanza, con un matrimonio non consacrato che l’ha resa madre e moglie di un uomo incapace di fare forza etica alle sue ambizioni e proiettato verso una meschina scalata sociale, si ritroverà privata del talamo nuziale e dei figli, osteggiata e umiliata da una comunità che reagisce con disprezzo e paura verso la diversità. Giasone infatti per ricollocarsi nella società greca, deciderà in accordo con Creonte, regnante della città di Corinto, di sposare sua figlia Creusa. Con questo Giasone, secondo i suoi calcoli, darà sostanza alle sue ambizioni politiche e assicurerà ai suoi figli, i bastardi meticci, lo status di possibili eredi al trono. Ma Medea non è donna greca, la sua cultura e i suoi sentimenti le impediscono di rassegnarsi ad una società schiavista e maschilista e, soltanto attraverso la vendetta e il rito sacrificale, riprenderà tragicamente possesso della sua natura e identità. Questi due mondi contrapposti qui rappresentati non si incontreranno mai, come nel film Medea di Pier Paolo Pasolini (1969) dove le parole conclusive della Callas-Medea risuonano profetiche “è inutile, niente è più possibile ormai”. La costruzione riprende dal mito alcuni elementi visuali descrittivi: la nave Argo nel colonnato di destra rappresentante la struttura di ordinate di una nave in legno. Sullo sfondo l’oggetto motivo dell’incontro tra Medea e Giasone, l’altare con il vello d’oro. La Medea al centro in pietra collocata all’interno di un disco solare simbolo della sua sacralità. Sul fronte un corpo sacrificale di donna.

BRANCO

Dei Fratelli Breschi

Il dramma del bullismo, che nasce tra i banchi di scuola e porta alla formazione di bande criminali, è al centro della costruzione. Un fenomeno che cresce e coinvolge fin dall’adolescenza, alimentato dal silenzio delle vittime intimorite. Le iene, simbolo della violenza del branco, dilaniano il libro sul proscenio del carro, manoscritto della vita. Il messaggio della costruzione è forte e chiaro: rompere il silenzio contro il bullismo.

Presentiamo l’opera allegorica attraverso un romanzo di cartapesta, la trama del quale affronta e narra un’emergenza sociale allarmante: il bullismo. Il libro racconta l’evolversi di un fenomeno sommerso che nasce nelle scuole, cresce e si diffonde tra gli adolescenti, ma spesso rimane nascosto dal silenzio delle vittime terrorizzate dalla paura e dalla vergogna di denunciare. Quando i bulli diventano adulti e formano bande criminali, la violenza aumenta e diventa incontrollabile, si trasformano in un branco di belve affamate e spietate come iene, attaccano la preda indifesa con disumana ferocia e spesso le conseguenze per l’innocente bersaglio sono tragicamente devastanti. L’atteggiamento nell’educare deve cambiare e chi è vittime deve rompere il muro di silenzio, altrimenti l’epilogo del nostro romanze, ma soprattutto il futuro delle nuove generazioni, non sarà a lieto fine.

L’INGANNO DELLA SIRENA

Dei Fratelli Bonetti

Il mito della sirena e di Ulisse rivive nella costruzione allegorica. Il messaggio è chiaro: l’uomo deve stare attento a non cadere nei pericoli della vita quotidiana che si presentano spesso sottoforma di ammaliatrici sirene. E’ proprio quando siamo stanchi e più vulnerabili che le seducenti creature marine fanno sentire il loro canto dietro il quale si nascondono ostacoli e morti. Ma come Ulisse dobbiamo escogitare ogni astuzia per non cedere alle tentazioni.

« Tu arriverai, prima, dalle Sirene, che tutti
gli uomini incantano, chi arriva da loro.
A colui che ignaro s’accosta e ascolta la voce
delle Sirene, mai più la moglie e i figli bambini
gli sono vicini, felici che a casa è tornato,
ma le Sirene lo incantano con limpido canto,
adagiate sul prato: intorno è un mucchio di ossa
di uomini putridi, con la pelle che raggrinza 
»

Questi sono i versi di Omero nell’Odissea quando Ulisse incontra le Sirene: figura mitologica che in questa costruzione rappresenta il fulcro principale. Il mare simboleggia la vita, in cui l’individuo naviga e sceglie il proprio percorso, ma deve stare attento agli ostacoli e alle perfidie che questa navigazione offre, tra le quali le Sirene sono pericolosamente le più ammaliatrici e ingannatrici. Quando il marinaio è stanco e si protrae al riposo, le sirene fanno sentire il loro canto che lo induce a distrarsi, rimane affascinato dalla bellezza seducente dei loro volti e vuole seguirle, perdendo la propria rotta; le loro parole sono in realtà un pericoloso inganno e quindi una trappola che può portare fino alla morte. Come Ulisse che ottura con la cera le orecchie dei compagni per sfuggire al pericolo di essere uccisi dalle Sirene e si fa legare all’albero della nave perché non vuole rinunciare ad ascoltare lo loro voce, l’uomo non si deve far ingannare e quindi deve escogitare situazioni che lo porteranno a sconfiggere questi pericoli mortali. Ancora oggi, del resto, nel nostro linguaggio quotidiano, Sirena è quella figura femminile incantevole ma pericolosamente seducente a cui l’uomo non resiste e rimane intrappolato tra le sue grinfie.

LA TEORIA DEL KAOS

Di Umberto, Stefano e Michele Cinquini

E se il caos in cui viviamo fosse frutto di un disegno prestabilito, che crea terrore solo per smuovere interessi di pochi e precari equilibri economici? E’ il dubbio che gli autori si pongono con questa costruzione. Una sorta di gigantesca giostra, la giostra della vita, in cui ancestrali figure femminili hanno grandi schermi al posto del volto, in cui trasmettono le immagini della caotica attualità in cui viviamo. Mentre la gigantesca palla stroboscopica funge da specchietto per le allodole, e il maiale, simbolo del potere economico, fa i suoi loschi giochi.

Una farfalla batte le ali a Pechino

Ed a New York

Il Porco di Wall Street

Cambia direzione,

cambiando per sempre la sua vita,

cambiando le vite di tutti noi”

A chi non è sorto il dubbio che dietro a tutto questo costante stato di terrore che ci viene imposto giornalmente non ci sia un disegno per spostare equilibri economici.

A pensar male si fa peccato…

Ma spesso ci si azzecca”

Cit. Giulio “Belzebù” Andreotti

IL PA-DRONE

Di Fabrizio Galli

Il mito superlativo del potere su tutto l’universo. The first. God Emperor Trump. Mai fu più azzeccata questa identificazione ad un personaggio dominante di warhammer 40.000, solo che questo non è un gioco tridimensionale futuristico ma la pura realtà. Donald vuole tornare sulla Luna, andare su Marte, creare il primo esercito spaziale. Saranno di Ultras Marines? I Mega Marines? Questo non è più il tempo degli intellettuali, dei filosofi e della ormai vecchia e logora cultura, siamo nell’era del fantasy, dei videogames, della virtual life. Il maschio dominante all’ennesima potenza è arrivato, democraticamente, ma è qui tra noi. Vola il Pa-Drone sul lungomare di Viareggio. E mo’ son Dazi vostri.

ADELANTE!

Di Lebigre e Roger

Aledante significa oltre. Frida Kahlo è stata una donna e artista rivoluzionaria, poetica, che andava oltre, oltre gli schemi, oltre le imposizioni della sua epoca, sempre proiettata in avanti con amore, ironia e forza. I costruttori vogliono rappresentare il suo spirito seguendo il quale i viaggiatori, che rappresentano gli esseri umani, dovranno passare oltre ogni muro, cinismo, brutalità, in una rivoluzione umana spinta dall’energia femminile, proseguendo alla ricerca di un nuovo mondo possibile.

Adelante! Capitolo 2: rivoluzione “Piedi, a cosa mi servite se ho le ali per volare” Frida Kalo.

La rivoluzione è l’armonia della forma e del colore e tutto esiste, e si muove, sotto una sola legge: la vita”.

Frida che è lo spirito che guiderà questo secondo capitolo del viaggio, si presenta di spalle al pubblico, osserva davanti a sé una città fredda, sui toni blu fatta di palazzi e insegne, una di quelle follie architettoniche che stipa gli esseri umani come sardine, ma oltre essa si scorge un sole, un pianeta, non importa… potrebbe essere il quinto sole (era in cui secondo gli antichi aztecchi sta vivendo questa civiltà), potrebbe essere Proxyma B, Frida e assorta e fiera, in piedi tra rovine antiche che negli anni sono state ricoperte prima da strati di mattoni e poi da muri veri e propri. Nel momento culmine dell’apertura del carro ecco che questo personaggio di 9 metri si gira a guardare tutti noi, e fisicamente con cuore pulsante in mano accenna un passo e sotto legale del vestito esce una sua scarpa rossa che schiaccia il muro dell’ignoranza, e tutto si trasforma, i palazzi diventano le donne del mondo, il freddo del tramonto diventa colore, si riempie di un fremere di ali di farfalle, e quel pianeta si erge rosso come una nuova alba alle spalle di Frida, che indica la direzione verso cui andare. I personaggi del carro. I Don Chisciotte dell’anno scorso, equipaggio del nostro viaggio, cederanno il testimone a creature volanti ispirate dalle sculture dell’epoca precolombiana: dei buffi e incredibili personaggi che legano un futuro quasi fantascientifico a tradizioni millenarie. Li accompagneranno dei ballerini che rappresenteranno il popolo di Frida vestiti color sabbia con gli abiti ricoperti di scritte e simboli e tutti uomini e donne porteranno simbolo dell’energia femminile di Frida delle rose rosse in testa.

PER CHI SUONA LA CAMPANA

Di Carlo Lombardi

I quattro cavalieri dell’Apocalisse di Giovanni sono rappresentati in questa allegoria come simbolo della vittoria del bene sul male, ma anche della guerra, dell’avidità e della morte. Il messaggio della costruzione, che si ispira anche al celebre romanzo di Ernest Hemingway, è che la campana suona per tutti, quindi liberiamoci dall’individualismo e rendiamoci partecipi del mondo a cui apparteniamo.

Nell’Apocalisse di Giovanni sono presenti quattro figure simboliche che formano insieme l’allegoria del Male che tormenta il mondo ma contemporaneamente del dolore che lo purifica. Si tratta dei quattro cavalieri dell’Apocalisse. Sono caratterizzati da quattro distinti colori: bianco, nero, rosso, verde. Il primo dei quattro cavalieri porta con sé un arciere, un cavaliere abile all’uso delle armi, simbolo di supremazia bellica. Il colore del cavallo è bianco, sarebbe la vittoria del bene sul male, attraverso le azioni quotidiane della vita umana. Il cavallo del secondo cavaliere è rosso fuoco, questo può essere inteso come simbolo della guerra.

Il cavallo del terzo cavaliere è nero. Non fa uso di armi, ma di una bilancia. L’immagine fa riferimento ad una situazione di carestia e ingiustizia sociale, per questo motivo ci si riferisce al cavaliere nero proprio come carestia e può essere quindi identificato con la speculazione, come espressione dell’avidità umana. L’ultimo cavallo porta sul proprio dorso un cavaliere chiamato morte. Il cavallo ha il colore verdastro dei cavalieri in putrefazione è il simbolo della morte, intendendo quella improvvisa che coglie impreparati gli essere umani, causata da guerre, avidità e malattie.

Tenendo conto delle categorie cromatiche, relative alla simbologia, ma anche alla percezione istintiva dei colori, il Bianco fa percepire la pienezza, la completezza delle emozioni, quindi la realizzazione del bene; il Nero è percepito come assenza, mancanza, sete di giustizia e di equa distribuzione dei beni. Il Rosso è percepito come passione, rabbia, quindi cieca violenza della guerra che rimanda al sangue versato, ma anche come passione per la vita che va oltre la distruzione. Infine il Verde è percepito con una idea di naturalità, freschezza, salute, quindi al bisogno di superare l’idea della morte fisica e del suo disfacimento con una speranza di benessere che va oltre al momento della fine. Gli essere umani non comprendono che tutto ciò che fanno produce delle conseguenze e continuano così a trasgredire le leggi della natura e turbano il lavoro degli elementi; provocano le forze della natura con i loro atti, con i loro pensieri, i loro sentimenti ed i loro atteggiamenti, e la natura reagisce per ricostruire l’ordine. Ciò è vero non solo per la terra ma anche per ciascuno di noi, non sappiamo trattenere delle buone relazioni con i quattro elementi che sono dentro di noi, con la terra – il corpo fisico – l’acqua – il cuore – il sentimento – l’aria – l’intelletto – il fuoco – l’anima – e lo spirito, così dobbiamo patire delle grandi prove. John Donne ispirò con la sua poesia “Nessuno è un’isola” Ernest Hemingway per il suo romanzo “Per chi suona la campana”. Ogni uomo, recita Donne, è un pezzo del continente, una parte del tutto. La morte di qualsiasi uomo ci sminuisce, perché siamo tutti parte dell’umanità. Quindi non chiediamoci per chi suona la campana, perché suona anche noi. Suona per tutti. Per ricordarci che l’individualismo, compagno dell’egoismo, che è purtroppo parte della natura umana, non è una buona cosa, perché noi viviamo in funzione degli altri, ogni cosa che facciamo si ripercuote, anche se forse non ce ne rendiamo conto, su tutto quanto ci circonda, appunto perché noi siamo un tutt’uno con il mondo.

ALTA MAREA

Di Roberto Vannucci

Il mare è ormai diventato la pattumiera dell’umanità. Tonnellate di rifiuti, specie di plastica, lo stanno contaminando e la grande balena, protagonista della costruzione, si dimena tra cumuli di rifiuti di ogni genere. Una scena apocalittica. Il monito che lancia il costruttore è all’umanità perché è ancora in tempo ad invertire la rotta e a salvare il mare e se stessa.

In un pianeta terra che è sempre più inquinato, in cui la società e la mente umana ormai sono prese dal potere, dall’avidità, dalla vanità, dall’avidità, ci troviamo in un mondo di consumismo chiuso da circoscrizioni mentali, che distruggono gli scenari naturali più belli più nobili del pianeta terra. L’uomo stesso sta sopprimendo la propria condizione, costruendo materiali per sempre più sofisticati e indistruttibili. La plastica è quello più dannoso. Le prime materie plastiche derivati dei combustibili fossili furono prodotti più di un secolo fa. Da dopo la seconda guerra mondiale a oggi sono presenti in tutto: dalle automobili alle apparecchiature mediche, agli imballaggi per alimenti. Prodotti di plastica hanno un ciclo di vita utile variabile. Gettati si disgregano in frammenti più piccoli che restano in giro per secoli. La plastica è la causa dell’Armageddon degli oceani, nessuno sa con esattezza quanta non riciclata finisca in mare. E’ la destinazione finale degli scarti del nostro pianeta. Nessuno sa in quanto tempo questa plastica si decomporrà nelle molecole che la compongono, ma sappiamo che sta distruggendo il patrimonio naturale dell’umanità. Si presume che nel frattempo questi rifiuti uccidano milioni di animali marini, ogni anno e che queste molecole finiscono nella catena alimentare umana, procurando con il tempo gravi conseguenze al corpo umano. Siamo arrivati ad un punto di non ritorno abbiamo ancora tempo per invertire la rotta e possiamo contribuire a ridurre la quantità di plastica che finisce in mare. Credo – dice il costruttore – che sia il momento di dare risposte, prima che l’umanità stessa diventi un enorme contenitore di polimeri molecolari.

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