Anni ’60: oltre la cortina. Dieci anni dopo la sua prima edizione, il Torneo di Viareggio è ormai diventato una realtà riconosciuta in tutto il mondo: si consolida la formula con le sedici squadre, i confini si allargano ad Est, con Bulgaria, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Romania, Ungheria e persino Urss che, in pieno clima da guerra fredda, sono ospiti gradite a Viareggio.

Una situazione che, su scala ridotta, sembra rispecchiare quella dell’intera nazione: l’Italia è membro del Patto Atlantico, alla guida del governo c’è la Democrazia Cristiana, eppure è qui che trova la sua dimora il più importante partito comunista dell’Europa occidentale. A Viareggio si getta lo sguardo oltre la cortina di ferro.

Quanto al calcio giocato, gli anni ’60 iniziano esattamente come si era concluso il decennio precedente: a portare a casa la prestigiosa coppa con il Burlamacco (la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio) di bronzo è, ancora una volta, il Milan che in finale sconfigge a fatica una squadra destinata a fare la storia del torneo.

Si tratta del Dukla di Praga che nel 1969 giunge accompagnato da un ospite di grande rilievo come il podista Emil Zátopek, maratoneta iridato ai Giochi di Helsinki del 1952. Le squadre milanesi mettono in mostra tante giovani promesse che spiccheranno il volo verso l’empireo della Serie A: il Milan schiera Lodetti, Pierino Prati e Trapattoni, i rivali nerazzurri si presentano con Facchetti, Mazzola, Corso e Boninsegna, pilastri della Grande Inter di Helenio Herrera.

La Fiorentina che vince la coppa nel 1966 contro il Dukla, in uno Stadio Dei Pini gremito all’inverosimile – quindicimila spettatori, moltissimi dei quali assiepati ai bordi del campo e tra questi pure il sindaco Giulio Raffaelli -, risponde con Chiarugi, Merlo, Esposito e Ferrante, protagonisti della squadra che tre anni dopo porterà lo scudetto in riva all’Arno.

La Juventus, dal canto suo, può invece vantare Tancredi e Roberto Bettega. Altri nomi altisonanti nel decennio dei Beatles e della contestazione studentesca sono quelli dell’azzurro Dino Zoff, dei tedeschi Bernd Holzenbein e Sepp Maier e dello spagnolo Carles Rexach, presente al Torneo con quel Barcellona che molti anni dopo allenerà.

Manca solo Gianni Rivera – fresco di nomina della presidenza del Settore Giovanile e Scolastico della Figc – che esordisce giovanissimo in Serie A: farà altrettanto Davide Santon, titolare nell’Inter di Mourinho senza prima esser stato “battezzato” a Viareggio. E proprio Rivera riceverà a breve il premio speciale del Cgc intitolato a Torquato Bresciani.

Un anno, in particolare, viene consegnato agli archivi della manifestazione: nel 1965, dopo la sospensione per impraticabilità di campo ed il 6-6 del replay ai calci di rigore, il risultato della finale Genoa-Juventus viene deciso dal lancio della monetina. È la prima volta che succede nella storia del Torneo.

Il 1968, invece, entra nella storia per il cospicuo numero di giocatori versiliesi che vi partecipano: si tratta di Roberto Fiorio (cresciuto nell’Iskra) del Bologna, di Romolo Ciardella e Marcello Lippi (prodotti del vivaio della Stella Rossa di Ilario Niccoli) della Sampdoria e di Giuliano Pardini (scuola Ninfea) e Sauro Del Chiaro (V2 Darsene) dell’Inter.

(2 – continua)

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