PIETRASANTA. In una sala gremita di appassionati – cosa che ha colto di sorpresa anche l’organizzazione del “Caffè” dato che l’incontro è stato spostato dal chiostro di Sant’Agostino al teatro Comunale – il Professor Daverio, in occasione della giornata di primavera del FAI, ha presentato il suo ultimo libro: “Il museo immaginario” edito da Rizzoli.

“Il gioco dell’invenzione di un museo immaginario all’interno di una villa settecentesca – casa ideale secondo uno dei più popolari uomini di cultura europei – dove collocare e ammirare capolavori assoluti, ha tenuto gli spettatori in completa ammirazione per oltre un’ora e mezzo.

“Se nella tua sala da pranzo non hai la Canestra di frutta di Caravaggio, sei cheap”.
Argomentando le sue scelte in un percorso artistico che attraversa i secoli, le varie tecniche pittoriche, le storie, e le opere dei grandi maestri,  Philippe Daverio ha parlato molto del suo porcorso formativo e di incentivare la sensibilità all’arte. “Nelle scuole non c’è divertimento nel parlare d’arte, per questo il 90% delle lezioni sono di una noia mortale”, aggiunge poi “avevo provato a parlare con il precedente ministro dei beni culturali (Bondi) senza alcun risultato per istituire un abbonamento ai musei, perché l’arte viene presa troppo di fretta. Non si può andare agli Uffizi e vedere tutto, pensare che si è pagato 10 euro e che si devono vedere almento 100 quadri così da ammortizzare la spesa… si deve vedere un quadro alla volta perché il segreto sta nei particolari”.

La curiosità alla base del percorso formativo del professore, come evidenziato anche da “Expedition nocturne”, l’opera che lo accompagna da sempre nella sua trasmissione televisiva: “Je dois apprendre aux curieux”, sono curioso di imparare. “Non sono mai stato un secchione, ma ho sempre trovato nei libri le risposte che cerco anche se la mia biblioteca è la più confusa mai vista”.

Dal pubblico la domanda sui misteri nei quadri di Leonardo e “l’ex bibliotecario ad honorem della Giunta Sgarbi a Salemi” con tono deciso:
“Leonardo non ha nessun mistero, data la sua formazione, ha sempre avuto percorsi lineari e documentati nei suoi dipinti, i misteri sui quadri di Leonardo sono cose da gente semplice, da americani”.

“Ho letto solo le prime 26 pagine del Codice da Vinci, libro poco interessante e pieno di stupidaggini”, continua Daverio, “a Parigi si può sentire di tutto, ma non profumo di gelsomino, Brown scrive di un capitano che indaga… Io sono un convinto cultore di Ercule Poirot e del commissario Maigret ed è fatto noto che in Francia non ci sono capitani e tenenti, bensì commissari e ispettori”.

Un’atmosfera ideale improvvisamente distrutta da uno spettatore che chiede cosà farebbe Philippe Daverio se fosse assessore alla cultura del comune di Forte dei Marmi che andrà alle elezioni a breve. Phileppe Daverio evita serenamente ogni possibile poemica dicendo che ha già fatto un’esperienza a Milano e non farà più politica perché sua moglie lo caccerebbe da casa.

 

 

 

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ultimo aggiornamento: 25-03-2012


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