(foto Pomella)
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LUCCA. “Argomento di punta di tutta l’estate versiliese, anche dalla scorsa stagione, è la questione delle aste negli stabilimenti balneari. La posizione quasi unanime del mondo politico locale e di tutti gli imprenditori è quella di evitare l’attuazione della direttiva comunitaria che passa nella vulgata con il nome di Bolkenstein per salvaguardare lo status quo, altrimenti si dice potrebbe essere la catastrofe per il turismo.” Lo scrive Massimiliano Bindocci della Filcams-Cgil provinciale.

“Il dibattito è piatto sulle posizioni partigiane dei titolari degli stabilimenti balneari, e chi per interesse diretto o indiretto, chi per spirito corporativo, chi per clientele elettorali, la posizione più sponsorizzata è unica con varie sfumature.

“La trasparenza e la gestione pubblica del bene pubblico demaniale è il tema che pone l’attuazione della direttiva Bolkenstein per quanto riguarda le spiagge, ed è indubbiamente da considerare senza pregiudizi, ed è comunque da cogliere almeno come un’opportunità per aprire un serio confronto sul tema oltre che per rimpinguare le casse pubbliche che ad oggi prevedono entrate davvero basse per il valore dei beni concessi.

“Il sentore che abbiamo è che su questa situazione ci sia stato un forte arricchimento da parte di alcuni su una risorsa di tutti, e che questo timore di perdere la fonte di questa ricchezza monopolizzi il dibattito. Non automaticamente gli interessi dei singoli imprenditori balneari coincidono con quelli della collettività proprietaria del bene e ciò che manca in questa vicenda è proprio una visione al di sopra delle parti dell’interesse pubblico e del modello turistico che meglio corrisponde all’interesse della collettività versiliese.

“La sola contrapposizione alle aste senza una visione strategica del turismo balneare è insufficiente ed in una fase di crisi come questa è sbagliato limitarsi a difendere lo status quo.

“Però notiamo che non si affronta mai quello che invece secondo noi dovrebbe essere il vero tema delle “aste” cioè il contenuto delle concessioni, che deve affrontare almeno 3 punti:

1) Modello turistico balneazione
“Manca un ragionamento sul quale sia il sistema ottimale della balneazione in Versilia, certamente quello attuale a getsione familiare, ha consentito lo sviluppo dell’attività turistica, ma non per questo vuol dire che questo sia il modo migliore o l’unico modo per farlo. Dal punto di vista dei servizi la concessione dovrebbe prevedere uno standard di servizi minimo in base al territorio nella salvaguardia delle specificità. Ma di questo nessuno parla.

2) Patrimonio ambientale
“Vorremmo riprendesse centralità la tutela del patrimonio naturale, dobbiamo pretendere che nelle aste ci siano impegni seri e riscontrabili sulla salvaguardia e di mantenimento del patrimonio costiero, da un punto di vista ambientale e naturalistico, non si può delegare la gestione delle coste all’amore del mare come rivendicato dai comunicati e dai volantini dei balneari, ma a precise disposizioni che devono essere contenute nella concessione. La cementificazione di alcuni territori e certe costruzioni sulle spiagge gridano vendetta, anche quando sono nelle maglie delle regole.

“La cura delle spiagge deve rispondere a criteri precisi, che devono essere pretesi e riscontrabili.

3) Tutela del lavoro
“Inoltre nelle concessioni devono essere previste regole chiare sul lavoro e sulle forme di occupazione, registriamo infatti in diversi stabilimenti balneari forme di lavoro grigio, nero, bagnini pagati in forma forfettaria, ed uno scarso rispetto delle regole sull’orario di lavoro.

“Parlando con chi lavora in questi stabilimenti registriamo una forte omertà, perché chi chiede il rispetto di qualche regola viene emarginato e non trova più lavoro, è poco considerata la professionalità, ed è bassa la paga, considerati i moltissimi straordinari si arriva a malapena a 5 euro l’ora, mentre sono enormi le responsabilità.

“Peggiore è la situazione per chi fa le pulizie, anche delle spiagge, per chi lavora nei bar e svolge le altre attività, l’uso e l’abuso delle forme contrattuali anomale (lavoro a chiamata, finti par time) regna sovrano. Vorremmo che nelle concessioni messe all’asta fosse previsto anche l’organico minimo a tempo pieno da proporzionarsi alla estensione della spiaggia assegnata, con l’applicazione del CCNL del turismo con consegna del Durc (Documento di regolarità contributiva).

“Questo perché le la costa è di tutti deve favorire una equa distribuzione delle ricchezze.

“Sulla base di queste considerazioni vogliamo che si riapra la discussione per l’integrativo territoriale degli stabilimenti balneari, ma ad ulteriore riprova della scarsa attenzione verso il personale le associazioni dei balneari non hanno minimamente risposto alle piattaforme unitarie inviate da mesi, le uniche risposte sono arrivate informalmente da Confesercenti e della Confcommercio.

“Dunque l’attenzione della politica, sopratutto in realtà amministrative prevalentemente di sinistra, dovrebbe essere non solo su ‘asta sì, asta no’, ma sopratutto sul contenuto delle concessioni, sulla base di questo vorremmo iniziare insieme a Cisl ed Uil di categoria, un percorso di assemblee con i bagnini e un giro di incontro con gli amministratori locali, perchè non ci si può interessare solo di chi gestirà l’arenile, ma anche delle scelte da fare, a partire dal rispetto per chi le rastrella ed apre gli ombrelloni.”

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