STAZZEMA. Questa mattina, a Stazzema, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Viareggio congiuntamente a personale della Stazione Carabinieri di Querceta hanno tratto in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Firenze, tre romeni, due uomini e una donna di 35, 33 e 31 anni,  perchè riconosciuti responsabili, in concorso tra loro, del reato di sfruttamento della prostituzione minorile nei confronti di un ragazza minore di etnia Rom, figlia adottiva di due di loro.

L’indagine dei carabinieri è stata resa possibile grazie ad un’intensa attività informativa iniziale dei militari del posto, coadiuvati in questo anche da alcuni cittadini e soprattutto dalla fondamentale collaborazione delle amministrazioni comunali di Stazzema e Seravezza, che hanno garantito il massimo supporto in ogni fase dell’attività investigativa.

In particolare dalla fine dell’anno 2011 il Comando Stazione di Querceta ha raccolto diverse voci, tutte convergenti ad evidenziare la condotta illecita di alcune persone di nazionalità romena ed in particolar modo l’esistenza di un’attività di prostituzione posta in essere da giovani donne di etnia rom nei pressi del locale scalo ferroviario e di alcuni esercizi siti nei dintorni dello stesso. L’attività informativa svolta ha permesso di appurare che le prostitute erano giovani dell’insediamento Rom sito sotto il cavalcaferrovia del predetto scalo ferroviario e che i clienti erano perlopiù persone anziane del posto.

L’Arma di Querceta, a quel punto, ha intensificato l’attività venendo a conoscenza che i punti di riferimento di tale meretricio erano due cittadini romeni insediati da anni in tale campo, precisamente due coniugi, coadiuvati in tale riprovevole attività da un terzo individuo sempre di etnia ROM; i tre per lungo tempo, sicuramente dalla fine di novembre 2011 sino allo scorso mese di dicembre, si sono resi responsabili dell’organizzazione e gestione della prostituzione di una giovane ragazza, minorenne all’epoca dei fatti, e figlia adottiva dei due coniugi. Inoltre da varie fonti è emerso che per avere rapporti sessuali con la giovane prostituta bisognava necessariamente avere il placet dei due genitori adottivi i quali, in diverse occasioni, sono stati visti offrire a pagamento, in prima persona, anche in maniera sfrontata, le prestazioni sessuali della giovane anche ad individui di passaggio, al fine di reclutare nuovi clienti.

Si è riuscito a sapere che il prezzo delle prestazioni variava tra 20 e 50 euro, denaro che il cliente dava a uno dei due coniugi o, qualora cliente già conosciuto e/o abituale, anche alla giovane prostituta che comunque era costantemente tenuta sotto controllo dai due, alternativamente od insieme, in modo da non lasciarla mai sola se non per il tempo strettamente necessario alla prestazione sessuale con il cliente. Il ruolo del terzo soggetto era quello di “uomo di fiducia” dei coniugi, stretto collaboratore nella gestione della minore, che accompagnava agli appuntamenti, restando ad attenderla mentre si intratteneva con i clienti, per poi riaccompagnarla al campo ROM. Per quanto riguarda la moglie, risulta confermato il suo ruolo poiché, in pieno accordo con il marito, promuoveva l’attività di prostituzione della minore procacciandole clienti e fungendo da intermediaria nelle trattative.

Sono stati altresì svolti dei servizi di osservazione da personale in borghese grazie ai quali, in concomitanza con le attività tecniche di intercettazione telefonica, è stato possibile avere conferma di quanto sopra detto; sono emerse anche alcune vicende particolari in relazione ai clienti della giovane prostituta, tutte persone anziane tra i 70 e i 90 anni. Alcuni di questi aspettavano l’accredito della pensione per poter andare con la ragazza; altri, addirittura, chiedevano il permesso di pagare la prestazione successivamente, non appena riscossa la pensione.

L’attività investigativa posta in essere in modo sinergico dall’Arma di Querceta ed il Nucleo Operativo di questa Compagnia sotto l’egida della Procura della Repubblica del Tribunale di Firenze ha così permesso di acquisire molti elementi utili a delimitare in maniera chiara i contorni della situazione e giungere ad un quadro esaustivo della stessa. Sono state anche identificate alcune persone in grado, a diverso titolo, di riferire sulla vicenda oggetto d’ indagine, che gli operanti hanno provveduto, di conseguenza, ad “avvicinare” per trarne gli indizi e/o spunti più redditizi per l’attività investigativa ed in tal modo dando anche grande considerazione e soddisfazione ai cittadini collaborativi i quali, con gli arresti di oggi, hanno certamente modo di acclarare che l’essere vicini alle istituzioni, quali l’Arma dei Carabinieri, dà i suoi frutti e può contribuire fattivamente a far sì che la vita quotidiana di una collettività possa scorrere il più serenamente possibile.

I tre soggetti sono stati così assicurati alla giustizia, i due uomini condotti presso la casa circondariale di Lucca e la donna presso quella di Livorno, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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