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MASSAROSA. “Non vogliamo fare niente casino. Vogliamo nostri diritti”. Con questi striscione ieri sera e ancora stamani un gruppo di profughi della Libia ha protestato davanti il Comune di Massarosa.

Rischiano, nelle prossime ore, di rimanere senza una casa, in mezzo ad una strada.

La storia inizia quasi due anni fa, quando a Lampedusa sbarcano migliaia di profughi in fuga dalla guerra. Diciotto di loro vengono ospitati a Massarosa, nella struttura La Ficaia gestita dalla Cei e da Don Bruno, con status di rifugiato politico. Tutti vivevano e lavoravano in Libia, ma provengono da mezzo mondo: Bangladesh, Mali, Guinea Bissau, Senegal, Nigeria.

Dopo le prime sporadiche proteste, la comunità si integra senza problemi. Alla Ficaia alloggiano, poi fanno qualche lavoretto. Imparano anche l’italiano, tre di loro si diplomano al corso di lingua all’Università per Stranieri. Nel frattempo si avvicina il giorno in cui lo Stato Italiano non garantisce più la loro assistenza e sussistenza. Dal Ministero fanno sapere: dal primo marzo ognuno per la sua strada, con 500 euro a testa di buonuscita.

A questo punto interviene il Comune di Massarosa – fino a questo momento fuori dalla questione. “Si tratta di 18 persone – spiega Simona Barsotti, assessore al sociale di Massarosa – con status di rifugiati, tutti regolari con regolari permessi di soggiorno, e tutti residenti nel Comune di Massarosa”. Un caso sociale pronto a deflagrare, insomma. “Per questo avevamo proposto di contribuire con altri 5-7 cento euro ciascuno la spesa del ministero. Di dare loro insomma invece che 500 euro, 1.250 euro di buonuscita. Per garantire un po’ di sostentamento per

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qualche mese. I profughi erano d’accordo, e avrebbero firmato un documento d’intesa, in cui rinunciavano ad ogni altra pretesa”.

A smontare l’accordo però la Prefettura. “Solo due giorni fa – spiega Barsotti – dalla Prefettura ci informano che il nostro accordo non è valido, che la cifra deve essere quella stabilita: 500 euro”.

Saltato l’accordo gli animi si accendono. I profughi, mercoledì sera, sono andati davanti il Municipio per protestare pacificamente. E stamani, davanti a Carabinieri e Polizia Municipale alla Ficaia, si sono rifiutati di prendere i 500 euro e di firmare qualsiasi documento. “Vogliamo i nostri diritti”, continuano a ripetere.

La questione – che non riguarda solo Massarosa perché analoghe scene si sono ripetute oggi anche a Lucca, Capannori e Fornaci – è stata affrontata d’urgenza questo pomeriggio in Prefettura a Lucca. La questione dovrà risolversi a breve: tra 24 ore i 18 profughi si troveranno in mezzo alla strada.

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