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A SPASSO CON GALATEA: LA LOCANDA PIETRASANTINA VOLUTA DAL GRANDUCA

PIETRASANTA. Nuovo appuntamento con A Spasso con Galatea, grazie a Stefania e Tessa del blog Galatea Versilia. In questa puntata ci raccontano la della locanda pietrasantina voluta dal granduca.

Girando per la Versilia un occhio attento può scovare lapidi e stemmi medicei: la presenza fiorentina si deve a Papa Leone X che affidò la zona al capoluogo nel 1513. Pietrasanta custodisce diversi emblemi della famiglia: uno è visibile nei pressi del Municipio della città e decora il cinquecentesco Palazzo della Posta, all’angolo con piazza dello Statuto.

Per conoscere la storia dell’edificio dobbiamo tornare indietro nei secoli. Il clima avverso e la zona paludosa circostante avevano favorito lo sviluppo della malaria portando gran parte della popolazione alla morte. Inoltre la costruzione della via dei marmi aveva trasferito l’economia altrove lasciando Pietrasanta isolata all’interno delle sue mura. Il periodo non era dei migliori e la cittadina non presentava strutture utili all’accoglienza dei forestieri: pellegrini e viandanti si rivolgevano agli “spedali” lungo la via Francigena e la Rocca ospitava le persone più illustri. Poteva capitare che i forestieri soggiornassero da privati a spese della Comunità: nel 1588, ad esempio,  la magistratura civica pagò 8 lire e 15 soldi per un alloggio di due mesi e mezzo e 8 lire per le cure offerte al cavallo dell’ospite.

Il servizio valeva anche per i lavoratori: gli operai impiegati nella bonifica delle terre malsane ricevettero, infatti, un trattamento simile. Il Granduca Ferdinando I dè Medici decise di  risolvere il problema dell’accoglienza ordinando all’opera di San Martino, ente religioso controllato dal governo mediceo, la costruzione di un’osteria, di una rimessa per cavalli e di un edificio usato come posta. Nel 1591 venne quindi costruita la palazzina in questione.

Presentava diverse cantine, una stalla grande per venti cavalli, otto camere, l’orto, il giardino con alloro, gelsi e olmi, la fonte d’acqua e l’abbeveratoio. Il Granduca concesse all’opera un prestito di mille scudi per pagare l’ingegnere Raffaello Pagni e l’epigrafe posta sotto lo stemma ricorda che l’edificio venne terminato nel 1593. Il costo complessivo fu di 88.211 lire che l’opera di San Martino cercò di riavere affittando la locanda. L’attività continuò fino al 1780 quando le riforme lorenesi reso libero l’esercizio del locandiere.

Sapete dirmi dove si trova quest’altro stemma mediceo?

Alla prossima.

 

 

 

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Aggiornato il: 01-07-2013 18:45