VIAREGGIO. Nuovo appuntamento con FeliceMente, la rubrica di VersiliaToday, dedicato alla mente e alla sua conoscenza, curata dalla dottoressa Valentina Aletti. Riallacciandosi al tema della fame nervosa, oggi ci spiega da cosa deriva l’abbuffata.

 

Quando il cibo diventa il nostro miglior nemico. Che cos’è un’ abbuffata.

Il termine abbuffata è molto frequente nel linguaggio comune e spesso viene usato per descrivere una grossa quantità di cibo che abbiamo mangiato durante un evento o una festività.

Ciò che è poco noto è quanto questa parola sia pronunciata allo stesso modo per descrivere situazioni saltuarie e occasionali piuttosto che un’ abitudine quasi quotidiana e patologica.

Dagli studi emerge che una buona percentuale della popolazione soffre di abbuffate compulsive. Questo termine che tradotto dall’inglese significa letteralmente “indulgere troppo nel mangiare” sta ad indicare episodi in cui una persona mangia una grande quantità di cibo, solitamente in un tempo limitato di poche ore e vive contemporaneamente la sensazione di aver perso il controllo e di non riuscire a limitarsi.

Ciò che distingue l’abbuffata natalizia da quella patologica sono alcuni elementi che se riconosciuti necessitano di non essere trascurati in quanto sintomo di una possibile presenza di malattia.

La persona durante un’abbuffata compulsiva sperimenta, inizialmente, una sensazione piacevole, calmante e “antidepressiva” data dal cibo che sta ingerendo, ma ben presto questa viene sostituita da una serie di emozioni negative come disgusto, vergogna, sensi di colpa e paura d’ingrassare.

Il cibo tipico di un’abbuffata è solitamente un cibo già pronto ( biscotti, merendine, avanzi ecc), ricco di carboidrati, grassi e proibito, ovvero considerato come uno di quelli che “fa ingrassare”. Viene ingerito con grande velocità, masticando poco e spesso bevendo molto per aiutarsi nella deglutizione.

Può essere presente nella persona mentre mangia uno stato di agitazione o talvolta di trance, come se fosse impossibile smettere di mangiare. Tutto questo è spesso fatto di nascosto, cercando di non farsi notare dagli altri presenti in casa e può avvenire sia di notte che di giorno.

Durante un’abbuffata compulsiva l’elemento più determinante per riconoscere questo sintomo è la sensazione di perdita di controllo che la persona sperimenta prima e durante l’episodio. Può accadere infatti che ci si senta incapaci di resistere a mangiare prima di iniziare e incapaci di smettere una volta che si è iniziato, nonostante la forte sensazione di essere spiacevolmente pieni.

L’importanza di riconoscere questo sintomo può essere di grande aiuto per affrontare il problema prima che diventi critico. Possono soffrire infatti, di abbuffate compulsive, persone diagnosticate come obese che spesso hanno fatto molte diete restrittive, non riuscendo a mantenere il peso perduto. Oppure persone con disturbi alimentari che usano condotte di compenso ( vomito, esercizio fisico eccessivo, diuretici) come in caso di bulimia nervosa, ma anche che NON usano condotte di compenso ,come in caso di disturbo da alimentazione incontrollata.

Nell’ipotesi che si riconosca in noi stessi il problema il primo passo è quello di rivolgersi a professionisti specializzati in grado di riconoscere il disagio e fornire il trattamento più adeguato . È inutile in questi casi perdere tempo, energie e denaro in diete o “pillole miracolose”, affannandosi per risolvere un problema la cui vera radice sta da un’ altra parte.

 

FeliceMente è curata da Valentina Aletti, psicologa clinica, laureata presso l’Università degli Studi di Firenze. Specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale ha conseguito master di perfezionamento in PNL , diagnosi e cura dei disturbi del comportamento alimentare e obesità , consulenza tecnica e peritale e disturbi dell’apprendimento e comportamento in età evolutiva. Per informazioni o richieste scrivere a [email protected]

Avvertenza: questa rubrica ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le mail saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

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