VIAREGGIO. Consueto appuntamento domenicale con FeliceMente, la rubrica di VersiliaToday, dedicata alla mente e alla sua conoscenza, curata dalla dottoressa Valentina Aletti, questa settimana scritta da Denise Aletti, dottore in psicologia dello sviluppo e dell’educazione, specializzata in disturbi dell’ apprendimento e del comportamento in età evolutiva.

 

 

IL FENOMENO DEL BULLISMO: Conoscerlo aiuta a risolverlo!

 

Campagne di prevenzione nelle scuole e notizie su giornali e telegiornali spesso ci rammentano l’esistenza del fenomeno del Bullismo. Ma che cos’è? I teorici lo definiscono come

“ una forma d’oppressione subdola attraverso la quale la vittima sperimenta una condizione di umiliazione e sofferenza spesso senza apparente ragione” (Menesini, 2000).

Le prime ricerche sul bullismo inizialmente si focalizzavano sulle interazioni tra bullo e vittima. L’attenzione degli studiosi si è recentemente spostata verso un approccio di tipo più globale. Il fatto che i testimoni siano presenti nella maggior parte degli episodi di bullismo ha portato i ricercatori a chiedersi che ruolo essi assumano durante tali episodi, e come le loro reazioni potrebbero sia contribuire al problema che aiutare a risolverlo.

Gli spettatori che forniscono riscontri positivi al bullo, tramite segnali verbali e non verbali (per esempio ridere o sorridere) probabilmente hanno una azione gratificate sul bullo, mentre sfidare il suo potere prendendo le parti della vittima provocherebbe un riscontro negativo. Ma perché i compagni non intervengono quasi mai?

Alcune ragioni  del perché i bambini non prendano le difese dei loro coetanei vittime di bullismo, potrebbero essere dovute alle caratteristiche tipiche delle situazioni di bullismo, e alla posizione sociale all’interno del gruppo occupata dai bulli e dalle vittime. I bulli piacciono… le vittime, sfortunatamente, no!

Aiutare è meno probabile quando molti individui assistono ad una situazione potenzialmente pericolosa o dannosa. Ciò potrebbe essere dovuto alla diffusione di responsabilità (nessuno si sente personalmente responsabile e si aspetta che sia qualcun altro ad agire), oppure, i bambini potrebbero osservarsi a vicenda e vedendo che gli altri non fanno niente ritenere che ciò che sta avvenendo non sia una cosa seria.

Dato che i bulli sono spesso percepiti come popolari e potenti ci vuole molto per contrastare il loro comportamento, e difendere le vittime che sono bambini, solitamente poco popolari, diventa molto difficile.

Come prevenire, dunque, questo fenomeno?

Gli interventi anti-Bullismo si sviluppano maggiormente a scuola e si formalizzano attraverso un approccio globale , che comprenda non solo essa ma anche comunità e famiglie. È necessario che tutti siano partecipi e che sostengano pienamente il progetto, presidi, insegnati, operatori scolastici, genitori, nonni, zii, cugini e tutta la comunità.

 

Gli interventi hanno bisogno di tempo per radicarsi, non è sufficiente dunque solo un quadrimestre e devono essere mantenuti nel tempo perché il lavoro anti-bullismo è un processo continuo e che abbraccia tutte le dimensioni del nostro vivere quotidiano.

Che ruolo ha la famiglia in tutto questo? Cosa possono fare i genitori difronte a questo fenomeno?

Il coinvolgimento delle famiglie agli interventi anti-Bullismo rappresenta un elemento di grande importanza. L’ambiente familiare rappresenta il primo luogo nel quale è possibile prevenire l’attuazione di comportamenti prevaricanti da parte dei bambini, sostenere i bambini vittimizzati ed educare gli altri ad intervenire in difesa dei più deboli.

Fondamentale è la promozione ed il mantenimento di una stretta collaborazione tra scuola e famiglia, poiché essi rappresentano i due principali contesti educativi per i ragazzi. La capacità di collaborare e di gestire le difficoltà insieme, può rappresentare per i ragazzi un buon modello educativo.

Infine, per quanto riguarda gli interventi con le famiglie, possono essere sviluppati programmi relativi a terapie familiari.

Le terapie familiari, si sono mostrate efficaci, nell’incrementare l’attenzione al benessere fisico e psicologico, al funzionamento sociale e nel diminuire i comportamenti di bullismo.

 

Se qualcuno fosse interessato ad approfondire l’argomento consiglio:

 

GINI G., POZZOLI T., (2011). Gli interventi anti-bullismo, Carocci editore S.p.A., Roma.

MENESINI, E., (2000). Bullismo, che fare? Prevenzione e strategie d’intervento nella scuola, Firenze, Giunti.

MENESINI, E. (a cura di),(2003). Bullismo: le azioni efficaci della scuola, Erickson, Trento.

BETTELHEIM B. (2002) Un genitore quasi perfetto, Feltrinelli editore, Milano.

 

E ricordate… iniziare rende possibile ciò che ci sembra impossibile!

 

 

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ultimo aggiornamento: 22-09-2013


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