FIRENZE. Si sono tenute sabato 30 novembre le elezioni per la costituzione degli organi dei nuovi Consorzi di bonifica in Toscana.

 “Nonostante un’affluenza al voto bassa, che impone la ricerca di nuove modalità di coinvolgimento dei cittadini per temi così importanti, è stato comunque un esercizio di democrazia”, scrive Flai-Cgil in una nota. “Le elezioni, necessarie per la costituzione dei sei nuovi consorzi di bonifica, sono comunque il primo passo di un cammino riformatore che deve trovare rapidamente il suo compimento, restituendo la piena operatività ai consorzi di bonifica, e realizzando le condizioni per una reale e necessaria riduzione del livello di rischio idrogeologico”.

L’amministrazione. “A suo tempo la Cgil toscana propose l’istituzione di un Consorzio unico toscano che accorpasse quelli esistenti. La legge Regionale 79/2012 ha riformato funzioni e organizzazione dell’attività di bonifica, accorpando i comprensori e riducendo il numero degli Enti incaricati della gestione delle opere di tutela del suolo toscano, riducendoli da 26 a 6. Mica cosa di poco conto: infatti la Cgil ha salutato con favore la riforma della Regione.

“Dal 2010 lo Stato non eroga più alcun finanziamento per questo tipo di opere, finalizzate anche alla manutenzione straordinaria dei corsi d’acqua. Se le competenze fossero passate alle Province queste non avrebbero potuto spendere i circa 65 milioni provenienti annualmente dal tributo a causa dei limiti imposti dal patto di stabilità. Solo i Consorzi, che sono soggetti di natura privata, possono trasformare quegli introiti in opere sul territorio e restituire così ai cittadini il servizio per il quale hanno pagato.

“Ci sarebbe stato, quindi, un blocco degli interventi di manutenzione ordinaria. Inoltre molte province avevano già affidato ai consorzi anche la gestione straordinaria delle opere prima dell’istituzione del patto di stabilità proprio per garantirne la realizzazione.”

L’attività. “L’attività dei consorzi di bonifica, che tradizionalmente in Toscana, più che in altre regioni, è essenzialmente collocata nell’ambita della difesa del suolo, è necessaria ed essenziale per garantire la manutenzione del reticolo idraulico regionale (circa 40.000 Km di corsi d’acqua), oltre alla gestione delle decine e decine di impianti di sollevamento e regimazione idraulica che realizzano le condizioni di fruibilità del territorio. Recentemente, il dramma delle alluvioni in Sardegna ha ricordato l’importanza della difesa del suolo.

“Ma anche in Toscana restano aperte le ferite delle alluvioni in Garfagnana, nel grossetano, a Massa. Per questo la Cgil ha chiesto e torna a chiedere alla Regione un progetto di messa in sinergia delle competenze dei Consorzi, dei forestali, della Protezione civile, dell’Arpat, del Consorzio Lamma per un piano specifico regionale di difesa del suolo.”

Il personale. “Nel personale dei Consorzi di bonifica della Toscana, che contano in tutto 400 dipendenti, ci sono le professionalità e le competenze necessarie a realizzare tali obiettivi: è necessario che il cammino della riforma non le disperda ma ne consenta la valorizzazione, in relazione ai rispettivi territori di appartenenza.

“Da tempo sosteniamo che la cura del territorio è una necessità per evitare il continuo ripetersi degli eventi calamitosi, ma è soprattutto una leva dello sviluppo possibile, capace anche di generare buona occupazione. Per questo la riforma dei consorzi di bonifica è una sfida che il mondo del lavoro raccoglie con rinnovato impegno e rilancia verso le Istituzioni offrendo il proprio contributo di idee e proposte.”

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