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La ciabattona: quando in Versilia ci si muoveva col treno a carbone

STAZZEMA. Nuova puntata di A Spasso con Galatea, la rubrica dedicata all’arte, alla cultura, alla storia e alle tradizioni della nostra Versilia, realizzata grazie a Stefania e Tessa del blog Galatea Versilia.

E’ ormai noto quanto la Versilia sia legata all’attività estrattiva delle montagne vicine, i blocchi di marmo venivano fatti scendere dalla montagna con la lizza e poi carri trainati da buoi portavano la carica a valle.

Nell’Ottocento per ammortizzare il costo del trasporto si era pensato di creare una rete tranviaria per unire le cave alla riviera e nel 1874 venne siglata una convenzione tra la Provincia di Lucca e la Società d’Arni. Il 21 ottobre 1878 la via d’Arni venne dichiarata agibile e la “ciabattona”, grande trattrice a vapore con robuste ruote d’acciaio, iniziò a trasportare i blocchi a marina.

foto Galatea Versilia
foto Galatea Versilia

Alla ciabattona, così chiamata per la sua lentezza e pesantezza, subentrò poi la tranvia. Nel 1913 infatti la Carrara Versilia Electric Railway and Power Limited ottenne la concessione per la realizzazione di una rete a scartamento metrico lungo quasi 24 chilometri.

I lavori vennero affidati a una ditta inglese e la T.E.V. (Tranvie Elettriche Versiliesi) toccò inizialmente solo Querceta, Seravezza e Pietrasanta. Successivamente il capolinea venne localizzato nei pressi del Fortino al villaggio di Forte dei Marmi e il tram raggiunse anche Trambiserra e dopo sei anni Pontestazzemese. Nel 1923 venne aperto il tratto Jacco-Pollaccia e nel 1926 la tranvia raggiunse il paese di Arni fermandosi a  Tre Fiumi.

Diverse sono le foto che ritraggono il trenino al Ponte del Bosco nei pressi di Levigliani. Lì arrivava la lizza e Ettore e Giovanni Neri si occupavano di caricare il vagone lasciato vuoto dalla tranvia durante il tragitto verso Arni. Al suo ritorno il vagone veniva agganciato alla locomotiva e d’obbligo era la fermata alla Pollaccia per il rifornimento di acqua. Il trenino aveva anche scopi “benefici”:“Per guarire dalla tossa cattiva venni portata all’interno della galleria di Retignano per respirare i fumi del treno. Lo scopo era quello di procurarmi una gran tosse così da velocizzare la guarigione”, ricorda Anna Verona.

Lungo il tragitto vi erano poi i raccordi con lo stabilimento Henraux e con il deposito dell’officina nei pressi della Centrale di Ripa.

Nel 1930 la T.A.V., Società Tranvie Alta Versilia, subentrò alla Carrara Versilia Electric Railway e la tranvia iniziò a trasportare sia le merci che i passeggeri fino al 1936 quando le corriere dei Fratelli Lazzi iniziarono la propria attività in Versilia.

La guerra e la vicinanza con la Linea Gotica danneggiarono notevolmente la tranvia e il tratto Querceta-Forte dei Marmi divenne inagibile: il pontile era stato distrutto e il passaggio sopraelevato vicino la chiesa di Querceta venne abbattuto. Dietro la chiesa, in via Mancini, è ancora possibile vedere una traccia del vecchio percorso riservato al tram.

Con il tempo quel tratto di travia si rese inutile, la ferrovia di Querceta permetteva infatti un trasporto più conveniente e rapido. Nel 1951 il trenino percorse quindi il suo ultimo viaggio in Versilia.

(conosciamo tutti le condizioni attuali della via per Arni: sapete che il trenino viaggiava solo nel tratto vicino al monte? I nostri vecchi erano sicuramente più accorti!)

Stefania Neri, Galatea Versilia

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Aggiornato il: 24-03-2014 17:30