FIRENZE. “Fervono le prese di posizione, soprattutto degli addetti ai settori turistici e dai Comuni a prevalente economia turistica, per il rinvio dell’apertura delle scuole dal 15 settembre al 1 ottobre. Obiettivo: recuperare i magri bilanci di luglio, altamente compromessi dal maltempo inusuale per quel periodo.

A parte che nessuno, al momento, è in grado di dire se dal 15 settembre al 1 ottobre il clima sarà adatto ad una vacanza estiva (nonostante ufficialmente l’estate finisca il 21 settembre), ma come viene in mente una proposta del genere per quest’anno? Non è a loro noto che i calendari scolastici sono già stati fatti, le persone hanno già deciso come e dove prendere ferie e vacanze e che, in assoluto, tutta l’organizzazione sociale ed economica non sarebbe in grado di farsi carico di questo cambiamento?”.

A scriverlo è Vincenzo Donvito, presidente Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori).

Noi non entriamo nel merito della giustezza di una simile proposta…. ma forse se ne può parlare per l’anno prossimo, e sempre con l’incognita climatica che potrebbe far pentire di aver scelto un periodo piuttosto che un altro.

E allora, perché se ne parla? Semplicemente per parlarsi addosso, per far finta di avere delle buone idee che possano essere soluzioni per le difficoltà economiche. Se poi queste idee sono impossibili da realizzare, poco importa a chi le propone.

Non neghiamo che le difficoltà del settore esistano, ma non crediamo che parlandosi addosso si possano risolvere, ma piuttosto -partendo dalla realtà dell’esistente- reinventandosi offerte, qualità e presenze.

Altrimenti, sostenere che l’impresa italiana e’ buona solo a parlare e non ad agire, non sarebbe una opinione tanto peregrina. Ma, per fortuna di tutti, quello a cui si assiste in questi giorni, al momento sembra essere un gabbiano che vola tutto solo”.

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