VIAREGGIO. La Filcams CGIL di Lucca intende denunciare quanto sta rilevando dalle numerose testimonianze di lavoratori e lavoratrici del Turismo in Versilia in merito alle condizioni di lavoro che, nel corso di questa ultima stagione estiva, hanno registrato un notevole peggioramento.

Valentina Gullà della Filcams provinciale afferma che, “oltre alla già nota consuetudine della contrattazione del rapporto di lavoro al di là di quanto previsto dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del Turismo – in primis la forfettizzazione dello stipendio a fronte della rinuncia ai giorni di riposo e della disponibilità (leggi obbligo) a prestare innumerevoli ore di lavoro straordinario – dalle testimonianze che si stanno raccogliendo negli uffici della Filcams nella stagione in corso si stanno adottando pratiche che più che mai mirano a ridurre il lavoratore stagionale a condizioni di semi-schiavismo”.

“Si parla di contratti di lavoro che spesso coprono una piccolissima parte delle ore effettivamente svolte – continua la Gullà – dando luogo ad un cottimo sempre più malpagato fuori busta e quindi senza versamento di contributi; violazioni dei più basilari diritti umani, quando ad esempio si nega il vitto ai dipendenti o viene loro riservato cibo avariato; il mancato rispetto delle più elementari norme igienico-sanitarie; ci sono poi numerosi casi di contratti stagionali che vengono interrotti prima del loro naturale termine impedendo così ai lavoratori di raggiungere il requisito minimo per l’indennità di disoccupazione.

C’è poi la nuova frontiera dello sfruttamento delle cameriere ai piani, assunte con contratto stagionale apparentemente regolare ma la cui retribuzione viene calcolata sul numero delle camere che vengono riordinate. La cifra? A volte addirittura 2,50 € a camera, da dividersi magari tra due addette. Si tratta spesso di strutture prestigiose che oltretutto richiedono alti standard, per cui non si pensi che la camera possa essere riordinata in dieci minuti. E come se ciò non bastasse, troviamo che in busta paga le prestazioni sono retribuite sotto voci come “diaria”, con conseguente evasione fiscale e contributiva.

Diritti sempre più in picchiata quindi, in un contesto drammaticamente precario che spinge i lavoratori ad accettare condizioni diversamente inaccettabili pur di mettere insieme il pranzo con la cena. E’ chiaro a tutti che stiamo attraversando una crisi senza precedenti, come è chiaro che questa stagione è stata danneggiata anche dal maltempo (argomentazioni che molti imprenditori sono sempre pronti ad utilizzare per giustificarsi) ma ciò che a noi è chiaro sopra ogni cosa è che nessuna ragione, se non l’oblio della ragione, può portare a tutto questo.

Alcuni lavoratori si svincolano da questa morsa di ricatto e decidono di rivolgersi ai nostri sportelli perché consapevoli che non si può più essere disposti a tutto. Ma nonostante la paura dei singoli, noi denunciamo comunque la situazione presente. Non potremo sempre fare nomi e cognomi, ma possiamo gridare vergogna a chi si è sempre arricchito sulle spalle dei lavoratori e oggi cavalca la crisi per paura di arricchirsi meno, macchiandosi di comportamenti che violano i più basilari principi di civiltà e che fanno della Versilia luogo che, oltre alla già nota perdita di attrattiva per i turisti, porta alta la bandiera dello sfruttamento e dell’inciviltà, fatto salvo per quei casi in cui le regole vengono rispettate ed applicate alla perfezione ma che purtroppo costituiscono un’eccezione e non la regola. E non possiamo – conclude la sindacalista – avere certo come limite quello di stupirci davanti ad un treno che arriva in orario. Di fronte a tutto ciò non si può fare silenzio, dobbiamo essere indignati e denunciare rapporti di lavoro nero e non solo”.

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