VIAREGGIO. Nuovo appuntamento con FeliceMente, la rubrica di VersiliaToday dedicata alla mente e alla sua conoscenza, curata dalla dottoressa Valentina Aletti.

 

Donne e violenza

Ogni anno il 25 novembre si celebra la Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’Onu nel 1999. 
Nel nostro Paese l’attenzione principale è ora rivolta al “femminicidio”; in Italia infatti, fra il 2000 e il 2014, sono state uccise oltre 2.500 donne e il 75% dei delitti è avvenuto in famiglia o nell’ambito di relazioni affettive. Ciò significa che solo il 25% di queste donne sono state uccise da sconosciuti. Tutte le altre conoscevano il loro assassino, magari gli preparavano la cena, gli lavavano i vestiti e sopportavano quotidianamente ogni suo gesto di violenza, verbale, psicologica, fisica e sessuale.


Viene quindi spontaneo chiedersi se queste donne sono davvero solo vittime inermi? In senso generale la Vittima è una persona che non può sottrarsi al suo destino, ma davvero queste donne non sapevano cosa stavano rischiando? Davvero un giorno il principe azzurro si è svegliato orco cattivo?

Le statistiche ci dicono che quasi tutti i “femminicidi” sono preceduti da denunce, di vario genere, sporte dalla donna – vittima. Perché una donna sporge denuncia e poi continua a vivere sotto lo stesso tetto del suo aguzzino? Le risposte sono molte e complesse e vanno al di là delle innegabili difficoltà economiche e della mancanza di un adeguato sostegno da parte delle istituzioni. Definire una donna “vittima indifesa” ed il suo persecutore “sadico carnefice” (nonché marito o compagno o padre) è semplificare oltremodo la realtà, dando una rappresentazione del mondo degli abusi intrafamiliari come fatto di donne buone ma deboli, e uomini violenti e cattivi.


felicemente_1 La realtà è più complessa: quasi ogni donna uccisa è stata prima una donna maltrattata, una donna che avrebbe potuto scegliere di ribellarsi alle prime avvisaglie, dire basta e difendere se stessa ed i propri figli. Ogni uomo violento è stato a sua volta un bambino maltrattato, nel cui contesto familiare o sociale la violenza era sopportata o comunque non condannata. Può anche darsi il caso che sia l’uomo che la donna di questa coppia fatale siano semplicemente stati bambini ai quali non è stato insegnato il valore del rispetto della propria dignità e di quella altrui. 
Dietro ogni donna che non si ribella sta un’anima che non è consapevole del valore della sua vita, del potere che ha in mano di ribellarsi, del diritto di farlo e del dovere morale di dare il buon esempio ai propri figli che crescono intorno a lei. Dietro ogni uomo che maltratta c’è un’anima che non ha ricevuto il rispetto che adesso non sa dare, un’anima che può continuare a far del male, ma anche un’anima che se aiutata può scoprire gentilezza ed un altro modo di affermare le proprie ragioni.

Così 
possiamo scegliere la “versione semplice” della storia e celebrare il 25 novembre ogni anno, indignarci, manifestare e poi tornare alla nostra vita, tanto non si può fare nulla dato che le donne sono solo vittime senza alcun potere e gli uomini orchi cattivi in ogni fibra del loro essere.

Oppure possiamo scegliere l’altra versione, quella che ci inquieta un po’, perché non c’è nessuna principessa da salvare e nessun orco cattivo da sconfiggere…bensì molte persone da aiutare.

Il femminicidio si sconfigge attraverso l’esempio, l’informazione e la sensibilizzazione, si sconfigge ogni giorno, incitando i futuri uomini e le future donne ad essere artefici del proprio destino e rispettosi di quello altrui.


 

FeliceMente è curata da Valentina Aletti, psicologa clinica, laureata presso l’Università degli Studi di Firenze. Specializzanda in psicoterapia sistemico-relazionale ha conseguito master di perfezionamento in PNL , diagnosi e cura dei disturbi del comportamento alimentare e obesità , consulenza tecnica e peritale e disturbi dell’apprendimento e comportamento in età evolutiva. Per informazioni o richieste scrivere a:  [email protected]

Avvertenza: questa rubrica ha come fine quello di favorire la riflessione su temi di natura psicologica. Le informazioni fornite hanno carattere generale e non sono da intendersi come sostitutive di regolare consulenza professionale. Le mail saranno protette dal più stretto riserbo e quelle pubblicate, previo esplicito consenso del lettore, saranno modificate in modo da tutelarne la privacy.

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