CAMAIORE. Sono apparsi nella notte, praticamente ovunque: sotto la fontana all’ingresso di Camaiore, a Montemagno vicino la casa del cantautore milanese e nei pressi della statua che lo ritrae, a Greppolungo, Casoli, Vado, Carignoni, Frati. E persino dietro il palco in piazza XXIX Maggio. Decine e decine di murales, tutti identici, che riportano il profilo di Giorgio Gaber e una didascalia: “Io non mi sento camaiorese, ma per fortuna o purtroppo lo sono!”. La firma che appare sotto tutte le ‘opere’ è una sigla: Rhd15Cwp. Il riferimento è la nota canzone (‘io non mi sento italiano’) dello stesso Gaber.

La protesta riguarda chiaramente il festival Gaber, partito in questi giorni a Camaiore, e contestato (quanto meno nei bar della città) da molti. Un tipo di intrattenimento, molto distante dalle tradizioni camaioresi, che non a tutti piace. Un evento anche sempre più distante, dice qualcuno, dall’anima del teatro canzone di Giorgio Gaber. Una manifestazione che ha un costo importante, secondo molti spropositato rispetto a quello che i camaioresi si aspetterebbero.

Così, nella notte, questa pacifica invasione di murales ha riguardato praticamente l’intero territorio comunale. Qualcosa di simile, qualche mese fa, era successa a Viareggio, con la nota e per alcuni macabra immagine di Burlamacco impiccato.

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