VIAREGGIO. Ha ragione chi afferma che il calcio d’estate conta poco, se non nulla. Sono bastate appena quattro partite di campionato per smontare convinzioni fragili, generate da prestazioni talvolta luccicanti nelle amichevoli d’agosto. Che hanno rilevanza zero, appunto.

Se c’è una cosa che Pierini non ha mai nascosto è il modulo: avanti col 4-3-3, sempre e comunque. Nessuna variante è stata mai adottata, sino a qui, al di là del 5-3-2 iperprudente nel finale del match di Spoleto ed il 3-4-3 disperato e improvvisato nell’assalto (fallito) al 2-2 di Montemurlo. Un premio alla coerenza, senza dubbio.

E poi nessuno, quando ancora i primi scricchioli non erano stati avvertiti, riteneva che fosse il caso di cambiare schieramento, anche perché sul tridente è stato costruito il Viareggio. Altrimenti, sarebbe stato opportuno blindare un fuoriclasse come Buglio, tanto rimpianto dalla tifoseria, talento sopraffino che – secondo tecnico e società – mal si combina con il 4-3-3 di Pierini. Che si è ritrovato a lavorare con una squadra traboccante di giovani, alcuni sorprendente smaliziati e già pronti per cimentarsi in un campionato, la Serie D, che si è rivelato da subito materia più complessa dei test ferragostiani, altri, invece, bisognosi di più tempo per comprendere schemi, movimenti, avversari. Praticamente tutto.

I numeri sono impietosi: quattro punto in quattro partite, già due battute d’arresto, sei gol al passivo, porta inviolata una sola volta. Stenti. Come pregustare i paccheri alla trabaccolara, tanto per citare un piatto tipicamente viareggino e ritrovarsi una foglia d’insalata nel piatto. Dietetica, certo, ma mica può dare soddisfazione? La squadra segna, sei reti è un bottino non da disprezzare (uno e mezzo di media). Dato bugiardo, però. Perché per una rete siglata ce ne sono almeno altre quattro o cinque divorate. Ogni volta, non complessivamente.

Il calcio è spesso materia meno complicata di ciò che si crede: se non la butti dentro quando ti capita l’opportunità, rischi di rimanere fregato. E’ andata proprio così contro Città di Castello, Colligiana e Jolly Montemurlo. Domenica Rosati, Sciapi e Bartolini hanno avuto sui piedi svariate chance per affondare il colpo. Ma non lo hanno fatto. Si sono messi di mezzo poi i soliti, tristemente noti svarioni difensivi ed ecco spiegato il tonfo contro una squadra, quella pratese, che in porta avrà tirato in tutto quattro volte. Due volte centrando il bersaglio grosso. È così che si prendono i tre punti.

Colpa dell’inesperienza? Dei peccati di gioventù? In Serie D questi discorsi sono banditi. Il regolamento impone la presenza in campo di quattro under (un ’95, due ’96 e un ’97). E tutti devono fare i conti con queste restrizioni, mica solo le zebre. Dai suoi ragazzi Pierini si attendeva di più. Concentrazione, innanzitutto. La frase “Certi errori neppure tra i Giovanissimi”, pronunciata nel dopogara di Montemurlo è eloquente. Ma non è un processo diretto ad un portiere, Cipriani, che le sue colpe le ha ma che non è l’unico a finire sul banco degli imputati.

Cornacchia è un elemento valido in prospettiva, non a caso ha già debuttato in Serie B col Varese ed è reduce da un semestre in Lega Pro al Savoia. Ma né in Lombardia né in Campania ha mai giocato terzino, destra o sinistra che fosse. Sino all’approdo in bianconero quel ruolo era sconosciuto per lui. Tempi e movimenti sono logicamente da affinare. Pierini ha compiuto una scelta ben precisa: il centrocampo deve essere prima di tutto dinamico. Se poi c’è qualità, tanto meglio. Rinuncia costante – almeno nell’undici titolare – a Reccolani, a cui viene preferito Gorelli, uno che la manovra (altrui) è abituato a romperla, meno a costruirla. E spesso i deficit nell’impostazione sono apparsi piuttosto evidenti, dato che Caciagli e Mariani, encomiabili per il lavoro di recupero palla e inserimento negli spazi, non sono il prototipo del play-maker.

Emerge un altro aspetto da non trascurare: l’incidenza, pari a zero, delle sostituzioni. In nessuna delle quattro gare di campionato, chi è subentrato dalla panchina ha lasciato un segno tangibile. Le alternative a disposizione di Pierini sono poche, non tanto in porta (Biggeri è pronto a giocarsi le sue chance) o in difesa, dove Chimenti è il ricambio naturale di Pedruzzi, Lobosco – appena recuperato – può diventare il padrone della fascia sinistra e Diana, in attesa del ritorno di Fiale, parte in seconda fila rispetto ai sin qui intoccabili Guidi e Visibelli. I dolori iniziano dal centrocampo in su: detto del dualismo Gorelli-Reccolani, manca uno che possa rimpiazzare Mariani o Caciagli. Meglio fare gli scongiuri e sperare che a nessuno dei due venga un banale raffreddore. Anche perché Rosa Gastaldo, sino a quando non arriverà il transfer, non è da considerare. In avanti prevale l’alternanza Bartolini-Alagia, Sciapi e Rosati sono inamovibili. Per Rubino solo spezzoni.

Domenica ai “Pini” arriva il Gavorrano dell’ex “Condor” Vitaliano Bonuccelli. Per l’amarcord ci sarà pochissimo spazio. I maremmani sono forti e affamati, hanno rifilato un poker allo Scandicci e puntano dritti alla vetta. Le zebre pagano oltremodo l’assenza per infortunio dell’estroso e imprevedibile Bruzzi, che fino a ottobre resterà ai box. Ma più che di schemi e di uomini, il problema è principalmente di testa. Di una squadra che ora sbaglia anche le cose più elementari, ma che ad agosto giocava libera e spensierata. E soprattutto bene. Già, quando non contava nulla.

@gabrielenoli

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