STAZZEMA. “Il Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare continua a incalzare la Regione Toscana in merito ai continui eventi di inquinamento ambientale altamente pregiudizievoli per la salvaguardia dei Fiumi Carrione e Frigido e gli habitat naturali connessi derivanti dalla marmettola (marmo finemente tritato scaricato negli impluvi e corsi d’acqua) causata dall’attività estrattiva sulle Alpi Apuane”. Lo scrive Stefano Deliperi del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

“Questa volta è stata la Direzione generale per la Tutela del Territorio e delle Acque a chiedere (nota prot. n. 15090 del 30 settembre 2015) alla Regione Toscana (Direzione Ambiente ed Energia) “nel dettaglio le … informazioni

* analisi pressioni-impatti di cui all’articolo 5 della Direttiva quadro acque 2000/60/CE, così come recepito dall’art. 118 del D.Lgs.152/2006 e s.m.i.;

* classificazione dello stato di qualità ecologico e chimico;

* eventuali misure messe in atto, che tengano conto dei risultati delle analisi di cui al punto precedente, per assicurare il raggiungimento degli obiettivi ambientali al 2015, di cui all’articolo 4 della Direttiva quadro acque 2000/60/CE, così come recepito dall’art. 77 del D.Lgs. 152/2006 e s.m.i.”.

Qualche settimana fa c’era stata un’energica presa di posizione del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare – Direzione generale per la Protezione della Natura e del Mare con puntuali richieste (nota prot. n. 16603 del 27 agosto 2015) alla Regione Toscana (D.G. Politiche Ambientali, Energia e Cambiamenti Climatici), alle Province di Lucca e di Massa-Carrara, al Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, all’A.R.P.A.T. contro il grave e perdurante fenomeno di inquinamento da marmettola dei corsi d’acqua e per la conseguente bonifica ambientale.

Oltre al disinquinamento, obiettivo dell’azione statale è evitare l’apertura di un nuovo contenzioso comunitario con pesanti conseguenze anche sotto il profilo sanzionatorio.

Il grave stato di inquinamento dei corsi d’acqua dell’area è stato recentemente riconosciuto dal Comando delle Guardie del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane (nota prot. n. 3835 del 30 settembre 2015), con indicazioni precise della provenienza degli sversamenti illeciti di marmettola da “siti di cava che si trovano nella zona di Piastrone e Rocchetta al di sopra degli abitati di Caglieglia e Casette (in Comune di Massa) nei bacini industriali estrattivi dei Comuni di Massa e Carrara”. L’ultimo sopralluogo del 29 agosto 2015, in conseguenza dell’esposto ecologista, ha consentito di verificare che “la marmettola proviene dal Fosso della Rocchetta (nei pressi degli abitati di Caglieglia e Casette) che regolarmente, ad ogni evento di piogge intense, si riempie di questi fanghi bianchi che vanno a riversarsi nel fiume Frigido in corrispondenza del punto di confluenza del canale di Rocchetta con il fiume (coord. GPS: N 44° 04′ 11” ed E 10° 10′ 18”)”. Inoltre, “è stata verificata anche la parte a monte del fiume Frigido ed in particolare il corso dell’affluente Renara che ha origine dalle pendici del monte Sella, al di sopra del quale insiste una vecchia discarica di materiale lapideo di vecchie attività estrattive (dicasi “ravaneto”) che nel tempo, a seguito di abbondanti piogge, ha portato, per dilavamento, apporti di marmettola nei corsi d’acqua in questione”.

Grazie alla richiesta di informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti inoltrata (20 agosto 2015) dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus in merito al continuo inquinamento ambientale dei Fiumi Carrione e Frigido e degli habitat naturali connessi derivanti dalla marmettola ormai si sta delineando un quadro sempre chiaro dei fatti e delle responsabilità.

Contribuisce chiaramente all’accertamento la puntuale documentazione fotografica effettuata nei giorni scorsi da determinati ecologisti come Andrea Ribollini.

Infine, non si deve dimenticare che nel maggio 2015 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Massa ha aperto un procedimento penale relativo all’inquinamento ambientale determinato proprio dagli scarti delle lavorazioni estrattive. Fra le ipotesi di indagine ci sarebbe anche l’eventuale sussistenza di un nesso di causalità con l’alluvione che ha colpito la zona di Carrara nell’autunno 2014.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ritiene che si debba fare la massima chiarezza su tali fenomeni di inquinamento ambientale e si debbano porre in essere politiche più determinate ed efficaci per la salvaguardia dei rilevanti valori ecologici, naturalistici e paesaggistici delle Apuane. C’è ancora molta strada da fare in proposito, ma ora con maggiore speranza di soluzioni positive”.

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ultimo aggiornamento: 11-10-2015


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