VIAREGGIO. Sono cinque ragazzi d’oro. E pure d’argento. Cinque come i cerchi dei Giochi Europei, ai quali l’Italia ha ottenuto una medaglia d’argento su cui quasi nessuno avrebbe scommesso anche un solo centesimo alla vigilia. Prologo di un’estate culminata col metallo più pregiato, l’oro dei Giochi del Mediterraneo su spiaggia. Un’estate così mica se la potranno scordare Michele Di Palma, Gabriele Gori, Simone Marinai, Matteo Marrucci e Dario Ramacciotti, i viareggini che hanno portato in alto il nome della città a cui sono legatissimi e a cui, sportivamente parlando, devono molto. Come a Stefano Santini.

“Mès que un entrenador”, come direbbero gli spagnoli. Più di un allenatore. Un maestro. Un mentore. Un secondo padre. Lui che oltre un decennio fa ha tirato su questi cinque ragazzi e li ha fatti diventare campioni e con loro tanti altri, che in Nazionale sono stati più o meno di passaggio (Carpita, Di Tullio, Pacini, Valenti).

Parte tutto da Matteo Valenti. La sua scomparsa ha smosso le coscienze. Ha animato una società e con essa centinaia di ragazzi che ogni estate sgomitano per essere i primi ad iscriversi al torneo in memoria del fratello di “Jeky”. Servono piedi buoni nel beach soccer, ma anche in uno sport dove lo spettacolo è prerogativa assoluta, senza sofferenza e tenacia non si va poi così lontano.

Massimiliano Esposito con quei cinque viareggini ha costruito un blocco solido, non si è mai privato di nessuno di loro nel 2015. Non aveva alcuna buona ragione per farlo. E neppure l’intenzione. A giugno en-plein nella prima tappa di Euroleague, poi il viaggio nella misteriosa, lussureggiante e rovente Baku: si giocava con la sabbia che scottava sotto i piedi e con temperature vicine ai 40°. Quasi una follia. Una grande Italia. Che dopo il ko ai rigori con la Spagna ha battuto Russia e Ungheria in rimonta, qualificandosi come prima in un girone dove per molti, invece, era già spacciata. Buona parte del merito è proprio dei viareggini. Goleador, trascinatori, duttili.

In semifinale c’era da superare la Svizzera, osso duro sì, ma non quello squadrone invincibile con cui si ha la sensazione di uscire sconfitti a prescindere. Gori e Marinai siglano una doppietta ciascuno, Ramacciotti – gladiatore – ci mette lo zampino come al solito. Azzurri in finale, ancora contro la Russia piegata pochi giorni prima. Inizio da incubo ed una rimonta abbozzata ma mai completata, arrivata troppo tardi e complicata dal rosso di Corosiniti. Argento carico di lacrime ma anche di orgoglio, perché quanto fatto dalla Nazionale merita tutto il risalto possibile, al di là di una battuta d’arresto che contro i campioni del mondo in carica non fa gridare certo allo scandalo.

Sotto coi Mondiali. Da Baku a Espinho, in Portogallo. L’Italia fa paura, tutti la temono. Il suo girone lo vince con un incoraggiante tre su tre nella fase a gironi: al tappeto Costa Rica, Oman e Svizzera. Ai quarti contro il Giappone la Nazionale fatica più del dovuto. Per qualche attimo rischia pure di subire una sconfitta che significherebbe eliminazione. Di per sé questo risultato non sarebbe da disprezzare, ma i viareggini d’Italia vogliono di più. E se lo prendono. Se c’è qualcosa che può rappresentare perfettamente l’immagine dell’arrivo in stazione un secondo dopo quel treno che passa una volta sola nella vita, è la semifinale con Tahiti. 6-6 al termine dei tre tempi e sotto con l’inevitabile lotteria dei rigori che per la banda di Esposito si rivela maledetta. Sbaglia Palmacci, gli asiatici sono implacabili dal dischetto e volano in finale. Quanta delusione e quanta rabbia. Sfuma pure il bronzo, perché nel duello tra azzurri e Russia a prevalere è ancora quest’ultima.

Chiusa provvisoriamente la parentesi azzurra – se ne riparla dopo Ferragosto – i viareggini tornano ad indossare la tanto amata maglia bianconera. Nella tappa di casa calano il poker di successi, regalano gol, spettacolo e gioie ai tifosi del “Beach Stadium”. Una settimana più tardi (dal 7 al 9 agosto) ci sono le finali della Serie A a Lignano Sabbiadoro. I bianconeri regolano Catanzaro 5-1, poi contro la Sambenedettese danno vita ad una semifinale indimenticabile. Ad un secondo dalla fine “Jeky” Valenti si inventa una rovesciata che ancora oggi, a raccontarla, fa venire i brividi. Ci si chiede come sia possibile che un gesto così dannatamente complicato risultati così incredibilmente semplice per uno dei migliori interpreti del beach soccer. Per assistere alla finale col Terracina da Viareggio parte un pullman con cinquanta tifosi al seguito che raggiungono la squadra in albergo.

L’epilogo, però, non è quello sperato. Esattamente come tre anni prima, a vincere lo scudetto sono i pontini (7-4). Si è imposto chi, nei trentasei minuti di gara, ha dimostrato di essere più forte. Un campionato comunque di altissimo profilo per il Viareggio, anche se un boccone del genere è difficile da mandar giù. Per Gori, Marinai, Marrucci, Di Palma e Ramacciotti non c’è tempo per smaltire la delusione. Alla Euroleague mirano a raggiungere un altro podio, ma si buttano via contro l’Ucraina e saranno costretti ad accontentarsi di un piazzamento che poco ha a che vedere con l’argento di Baku. Fortuna che ci sono i Giochi del Mediterraneo su spiaggia. A Pescara è un dominio totale degli azzurri che si mettono al collo un oro che impreziosisce un’estate densa di partite e con esse di momenti indelebili.

A dicembre la Nazionale è stata premiata nella sede della Figc. Le parole del presidente Tavecchio danno lustro a quanto fatto dagli azzurri e dai cinque viareggini. Gori ha sfondato il muro dei 100 gol con la Nazionale, roba da fantascienza. Cosa non si fa, per un amico che non c’è più…

 

 

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ultimo aggiornamento: 31-12-2015


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