PIETRASANTA. Le zitelle di Madama Serenissima.

Nuova puntata di A Spasso con Galatea, la rubrica dedicata all’arte, alla cultura, alla storia e alle tradizioni della nostra Versilia, realizzata grazie a Stefania e Tessa del blog Galatea Versilia.

Madama Serenissima, ecco come il popolo di Pietrasanta si rivolgeva affettuosamente all’imperatrice Maria Cristina di Lorena, venuta a risiedere in pianta stabile nelle nostre terre dopo la morte del marito, il granduca Ferdinando.

Molti e significativi gli interventi politici e pratici sul nostro territorio, la ricordiamo in questo articolo per una “curiosità”. Con un testamento del dicembre 1636 stabilisce un lascito di dieci doti di venti ducati ciascuna alle zitelle di Pietrasanta e della sua giurisdizione.

Non facile accedere al benefit, rigorosa la selezione e precisi i requisiti che si dovevano possedere. Le zitelle dovevano avere tra i 18 e i 25 anni, un ottimo carattere, essere nate all’interno di un matrimonio legittimo e anche l’aspetto fisico aveva un suo peso: “…non habbiano difetti notabili come gobbe, zoppe, cieche o simili che apportino deformità. Siano preferite le più belle e quelle che mancano di padre e di madre o di uno di essi”[1].

Nel 1639 solo due fanciulle si aggiudicano la dote, una certa Maria di Andrea Nicolozzi di Pietrasanta e Catterina di Gio. Fetti di Seravezza.

Obbligo delle ragazze era presentarsi alla solenne messa nel duomo di S. Martino il 19 dicembre (anniversario della morte di Maria Cristina) abbigliate con vesti turchine confezionate e spedite da Pisa. Non ottemperare all’impegno avrebbe portato alla perdita della dote.

 

 

[1] Vincenzo Santini, Commentarii storici sulla Versilia Centrale, volume IV, Pietrasanta, Tipografia Cooperativa s.r.l., 1964.

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