Viareggio, 29 giugno 2009. Ore 23.48. Caldo afoso. Il treno merci 50325 trasporta quattordici vagoni-
cisterna carichi di Gpl, ed entrando in Stazione ondeggia e barcolla. Quattrocento metri dopo deraglia.

Da uno squarcio nella prima cisterna il gas si disperde come una nebbia portata dal vento. Si insinua dentro le case dalle finestre aperte, dalle porte, nei cortili. Poi esplode. In via Ponchielli crollano tre palazzine, l’incendio devasta la strada. Undici persone perdono la vita quella notte, altre ventuno moriranno a causa delle ustioni.

Con un lavoro durato più tre anni, gli autori del volume uscito in questi giorni “I treni non esplodono” (qui la pagina facebook), Federico Di Vita e Ilaria Giannini, hanno raccolto le testimonianze dei parenti, dei superstiti e le deposizioni del tribunale, dando vita a una raccolta di storie che tengono il lettore incollato alla pagina.

Un documento capace di trasmettere la portata della tragedia di uno dei maggiori disastri ferroviari italiani, un disastro ancora senza colpevoli. Il processo infatti va avanti da anni, e per il 2016 è previsto il giudizio di primo grado. Nel libro le interviste ai pompieri protagonisti di quella notte, come Antonio Cerri, persone

gli autori a Buongiorno Toscana
gli autori a Buongiorno Toscana

rimaste gravemente ustionate come Anna Maccarone, familiari delle vittime come Daniela Rombi e Andrea Falorni, ma anche semplici passanti, personale dell’ospedale Versilia. Il libro è stato presentato una decina di giorni fa a Viareggio, in Comune, con i familiari de Il mondo che vorrei, tra cui Piagentini e Rombi, e l’Assemblea 29 giugno, e sarà presentato di nuovo in zona il 17 giugno alla libreria Nina di Pietrasanta e il 30 giugno alla libreria Lettera 22 di Viareggio.

 

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29 giugno strage viareggio

ultimo aggiornamento: 08-06-2016


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