Arturo Maffei, a dieci anni la sua morte: il ricordo di Lorenzini

Arturo Maffei, dieci anni dalla sua morte

Nessuno è profeta in patria. dice un vecchio adagio. Una fase che per molti anni, l’olimpionico di Berlino nel salto in lungo – del quale oggi ricorre il decennale della sua morte avvenuta a Torre del Lago il 17 agosto 2006 – se la deve essere sentita scivolare sulla sua pelle. Abitava in città, in un appartamento di via San Francesco a Viareggio, non lontano dal Comune, con i suoi ricordi, con il suo diario pieno di autografi di grandi campioni, con le foto di una vita intensa e vissuta. Ma pochi si ricordavano di lui, delle sue imprese, del suo essere stato protagonista nella gara-simbolo delle Olimpiadi di Berlino (il salto in  lungo vinto da Owens sul tedesco Long: finì quarto, perdendo il bronzo per un centimetro), del suo record italiano rimasto in piedi per oltre trenta anni, della sua carriera ad alto livello. Furono le sue apparizioni televisive al ‘Maurizio Costanzo Show‘, sempre molto cariche di ironia e autoironia (una qualità che in questi tempi… è poco conosciuta) in qualche modo a rilanciare l’immagine di Arturo Maffei che aveva più di 80 anni.

maffei olimpiadi 1936
Foto soloscacchi.altervista.org

Il riconvolgimento di Maffei nelle vicende sportive cittadine sul finire del secolo scorso nacque dalla sinergia dall’allora assessore allo sport Luca Simonetti e dall’imprenditore Franco Alvaro che si erano messi nella testa (e ci riuscirono per sette stagioni) di rilanciare il meeting internazionale di atletica leggera, individuando in Arturo Maffei un testimonial d’eccezione.

Memorabile l’abbraccio in mezzo al campo  di Maffei con il grande Bob Beamon (l’uomo che a Città del Messico saltò 8.90) a far da contorno ad una gara di salto in lungo vinta dal cubano Pedroso. ‘Sono ringiovanito di qualche anno’ diceva Arturo, quando si trovava a contatto con gli atleti impegnati nel meeting. E a ogni incontro con la stampa, Maffei sapeva sempre regalare aneddoti e soprattutto consigli per stare lontani dal doping (‘è il cancro dello sport: il mio doping erano gli allenamenti e una sana alimentazione’ diceva) ricordando che gli atleti in pista o in pedana sono un esempio per i più giovani che si avvicinano allo sport.

arturo maffei

ARTURO MAFFEI si è goduto per qualche anno una seconda giovinezza: anche se gli anni avanzavano inesorabili, Arturo non si è mai tirato indietro, dando semmai prova di grande generosità regalando alla città (in questo caso al Comune) una gran parte dei suoi cimeli. Cimeli negli ultimi tempi sono diventati ingombranti visto che l’armadio-vetrina che li custodiva (dopo essere stati sistemati in un primo tempo allo stadio dei Pini, poi spostati per i lavori di ristrutturazione dell’impianto) erano finiti nella sede del Comune e da qui nuovamente spostati, in una stanzetta, al comando della polizia municipale. Polemiche su polemiche, in attesa che poi venga trovata una sede definitiva in quel piccolo museo dello sport viareggino del quale da troppo tempo se ne parla. Ma fra il dire (e promettere) e il fare (realizzare in concreto le cose) c’è di mezzo il mare.

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Aggiornato il: 17-08-2016 13:00