Super Dede torna a casa. Era ricoverato all’ospedale del Cuore di Massa dall’11 aprile scorso, a causa di una grave malformazione cardiaca e un ventricolo solo.

La sua storia è stata seguita da centinaia di persone tramite i social network e sono innumerevoli le istituzioni e le associazioni che hanno fatto forza al bambino più coraggioso di tutti.

Il 19 agosto, dopo mesi di sofferenze, arriva la notizia quando Silvia D’Alessandro – la bella mamma trentenne – scrive su Facebook: “Domani tornerò da Edo e farò quelle scale, quei corridoi, sapendo che siamo davvero alla fine”.

Il pomeriggio del 20 agosto, “Super Dede” è tornato a casa e è stato accolto da familiari e amici con striscioni di benvenuto e tanto amore. Da settembre potrà recuperare il tempo trascorso in ospedale grazie alla decisione della mamma di fargli godere un anno di spensieratezza, facendogli ripetere il terzo anno di scuola materna prima di catapultarlo alle elementari.

Mamma Silvia ricorda a malincuore “quante volte Edo mi ha pianto tra le braccia dal terrore, dalla paura, dal dolore. Quante ne abbiamo passate. Vedere il proprio figlio soffrire così tanto, è come morire lentamente” ma ha le idee chiare e determinazione da vendere tanto da evincere il buono anche da questa brutta vicenda “godiamoci la vita, che è una sola, e godiamoci i nostri figli”; è per questo che non ci pensa due volte a decidere di ripartire da zero con il suo dede e un bagaglio pieno di esperienze da cui ha imparato a concentrarsi sulle cose veramente importanti, tralasciando l’effimero.

Dopo 131 giorni, i due guerrieri danno il via a un nuovo cammino con la voglia di vivere serenamente, tipica di chi ha dovuto farne a meno per tanto (troppo!) tempo. Adesso hanno la consapevolezza di dover godere di qualsiasi cosa la vita possa offrire senza mai dare niente per scontato, come dice Silvia sui social: “Edo ha avuto l’acqua contata per mesi, 30ml di acqua sono stati oro colato, un sorso d’acqua era tutto ciò che chiedeva. Niente per me è più scontato oramai. Anche bere dell’acqua”.

Un pensiero va a quella che è stata per loro una seconda famiglia “tutti i chirurghi, i cardiologi, gli anestesisti, i radiologi, gli ecografisti, a tutti gli infermieri, lo psicologo, il personale della terapia intensiva, gli oss, e all’intero personale. Grazie di cuore, anche senza un ventricolo, ma pieno d’amore!” La guerra è vinta, i mesi in ospedale diventeranno un ricordo e ciò che resta nella mente di Silvia è “una lezione di vita che voglio trasmettere anche a voi, cari amici miei: la salute e gli affetti sono l’unica cosa per cui vale la pena lottare”.

La storia del bambino dei papaveri ha fatto bene un po’ a tutti, come un sassolino tirato là, in mezzo all’acqua di un laghetto calmo, ha scaturito una reazione che ha creato onde sempre più significative. Non lascerà traccia ma ne rimarrà il ricordo, il pensiero. ️

Ha lasciato un’impronta in ognuno di noi. E non resta che ringraziarlo per quanto ci ha insegnato e augurargli una buona vita e un meraviglioso rientro a casa.

di Laura Cortopassi 

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ultimo aggiornamento: 21-08-2016


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