Sabato 10 settembre si è inaugurata, presso la Sala delle Grasce di Pietrasanta, all’interno del complesso di Sant’Agostino – tra i più importanti spazi pubblici dedicati all’arte contemporanea nella cittadina toscana – la personale di Matteo Ciardini intitolata L’attesa.

Nato nel 1983 a Firenze ma abitante da diversi anni a Viareggio, Ciardini ha sviluppato un lavoro di grande rigore formale e di forte intensità emotiva, basato su una rilettura contemporanea e intimista della pittura di paesaggio del Novecento italiano, che ha come fulcro portante il tema del paesaggio naturale.

La poetica dell’artista si è focalizzata in questi anni soprattutto su un’attenzione agli scenari deserti e vagamente malinconici della sua terra, tra i “paduli” che sorgono intorno al Lago di Massaciuccoli e le marine brumose e solitarie delle coste versiliesi, prive della consueta folla dei bagnanti che le frequentano durante l’estate.

Basati su una tavolozza volutamente sobria, circoscritta a pochi e ben calibrati toni cromatici – terre, azzurri, ocra –, i quadri di Ciardini sono caratterizzati da un forte equilibrio formale, incentrato sul rigoroso alternarsi di pochi e ben calibrati elementi compositivi, come le sagome dei canneti, dei pini e della vegetazione che fanno da sfondo agli acquitrini e ai canali toscani, qualche cabina o casa di pescatori che svetta solitaria sulla spiaggia, un mucchio di stracci dimenticati sull’arenile appena sotto la linea dell’orizzonte.

Le tele di Ciardini appaiono così come veri e propri inni alla poesia silenziosa della natura e dei luoghi, intesi come elementi eterni, immutabili, nei quali l’intervento dell’elemento umano è del tutto marginale, rarefatto, fino alla sua sparizione. Dell’uomo non rimane infatti che una labile traccia, attraverso pochi e semplici elementi: una casa, una bandiera che svetta sulla spiaggia, un mucchio di abiti.

L’elemento che emerge con maggior forza dalla poetica dell’artista è dunque un profondo senso di appartenenza al territorio di origine, che diviene hortus conclusus della sua arte, un luogo nel quale meditare e attendere, in silenzio e in solitudine, senza alcuna presenza umana che ne distragga l’osservatore. Quelli di Ciardini sono luoghi che, come dice l’artista, “ti parlano”: luoghi

che, “per qualche arcano motivo, senti non solo familiari, ma che ti rigenerano e ti fanno capire che il visibile è una porta verso qualcosa di ignoto, ma appunto familiare”.

A fianco dei paesaggi, di cui in mostra viene presentata una selezione di una trentina di opere, tra oli su tela e tecniche miste su carta di diverse dimensioni, Ciardini affianca anche alcuni lavori, a olio e carboncino, dedicati al tema del ritratto e della figura umana, in cui quasi sempre il volto è però nascosto, come cancellato.

“Quello che mi interessa”, dice ancora l’artista, “è la condizione umana, e non chi è rappresentato. Parlo di entità, e non di identità”.

L’esposizione sarà corredata da un catalogo con contributi critici di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci e Fernando Mazzocca.

Matteo Ciardini

Matteo Ciardini nasce a Firenze nel 1983. Dopo il Liceo Artistico di Lucca si diploma in pittura all’ Accademia di Belle Arti di Firenze, e poi come biennio specialistico in progettazione e cura dei sistemi espositivi. La prima collettiva è del 2006 presso il caffè “Le Giubbe Rosse” di Firenze, nello stesso anno vince il II Premio di Pittura di Piccolo Formato nel concorso organizzato dal Comune di Massarosa. Diverse le mostre a cui partecipa tra cui a Belgrado con il coreografo Virgilio Sieni “Outside Project”, a Firenze nelle ex carceri alle Murate, a Livorno con “Expo Fortezza”, in California con la California State University (CSU), a Fresno, dove partecipa a laboratori di disegno e pittura, a Vicchio con Enzo Cucchi per M-A-M nel Museo Casa Natale di Giotto. Dal 2010 espone nello storico Palazzo Panichi di Pietrasanta, a Palazzo Medici Riccardi di Firenze, nello spazio collezione del Centro Pecci per la rassegna “Start Point”. Partecipa con un’opera selezionata al “Premio GAT 2012” in occasione di Art Tour Must, Villa la Vedetta, Firenze. Disegna la copertina del libro “La Sovranità Scomposta”, ed. Mimesis, 2010. Nel 2015 espone con la personale Dipingere il silenzio, a cura di Fernando Mazzocca, presso la galleria Paola Raffo Arte Contemporanea. E’ stato assistente tecnico alla didattica presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze nella scuola di pittura. Nel 2015 partecipa alla collettiva TU35—GEOGRAFIE DELL’ARTE EMERGENTE IN TOSCANA a cura di Francesca Biagini e Niccolò Bonechi presso Officina Giovani di Prato.

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