Non rimonti da 0-2 a 3-2 se non hai spessore tecnico. E caratteriale. Otto minuti dopo il fischio d’inizio il Viareggio si trovava sotto di due gol, tramortito dagli affondi di una Lavagnese che sembrava viaggiare a velocità tripla: applicazione perfetta di schemi frutto di idee semplici ed efficaci, favorite da una confusione mentale e tattica, quella della squadra di Masi, del tutto inaspettata.

Le partite però durano molto di più. E le zebre hanno avuto tutto il tempo per riprendersi dopo aver incassato un uno-due all’apparenza letale. Ribaltare il risultato sembrava operazione dannatamente complicata, specie perché la fiammella che avrebbe potuto riaccendere le speranze non era giunta prima dell’intervallo, nonostante i plurimi tentativi, soprattutto di Pagano.

Un avvio disastroso, colpa della punizione spedita col telecomando alle spalle di Cipriani da Troiano (fallo di Russo – preferito a Minichino – dal limite) e della stoccata di Avellino su invito dalla destra di un Tognoni che ha fatto venire il mal di testa a Manca in un’infinità di occasioni.

Le facce sconsolate e cariche di delusione nascondevano però una tacita voglia di riscatto, nonostante il cronometro concedesse alle zebre quarantacinque minuti più eventuale recupero. Pagano il gol lo aveva cercato nel primo tempo e pure a Sanremo, senza mai trovarlo. Sortilegio frantumato al 6′ con una punizione ingegnosa, palla in buca d’angolo alla sinistra di Gavellotti.

Eccolo, il sussulto d’orgoglio. La Lavagnese, in debito d’ossigeno, non ha saputo reggere all’onda d’urto di un Viareggio capace di azzerare lo svantaggio con Bacigalupo, botta secca nel cuore dell’area su cross insidioso di Mariani.

Quando poi gli ospiti sono riemersi in superficie dopo una perenne fase di apnea, a qualcuno è parso di rivivere il film dei minuti iniziali: Tognoni ha trovato la pronta opposizione di Cipriani su un fendente potenzialmente letale. La squadra di Masi però non si è accontentata di gestire il 2-2, ha insistito per segnare quella terza rete divenuta realtà al 29′ con una rasoiata vincente di Pagano – man of the match – con la complicità di Gavellotti.

Avrebbe potuto anche calare il poker, il Viareggio, se Di Paola avesse avuto il cinismo necessario nel finale. Un gol che avrebbe reso meno affannosa la gestione di un finale in cui la sofferenza non è mancata, perché la Lavagnese, finché ha potuto, al pari ci ha creduto. Senza però impensierire a dovere Cipriani. E così le zebre possono dimenticare il ko di Sanremo, forti di uno spessore tecnico. E caratteriale.

VIAREGGIO-LAVAGNESE 3-2

VIAREGGIO (4-3-3): Cipriani; Chelini, Villagatti, Guidi, Manca; Mariani, Russo (30′ st Minichino), Bacigalupo; Rosati (37′ st Defilippi), Di Paola, Pagano (43′ st Bruzzi). All. Masi.

LAVAGNESE (4-3-3): Gavellotti; Caorsi (40′ st Cirrincione), Avellino, Guarco, Salomone; Fonjock (34′ st Ghiglia), Troiano, Currarino; Tognoni, Croci, Repetto (18′ st Gallio). All. Tabbiani.

Arbitro: Centi di Viterbo.

Reti: 4′ pt Troiano, 8′ pt Avellino, 6′ st Pagano, 13′ st Bacigalupo, 29′ st Pagano.

Note: ammoniti Russo, Di Paola, Villagatti, Rosati, Manca (Viareggio), Avellino, Fonjock (Lavagnese). Angoli 9-8. Recupero 1′ pt, 5′ st.

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ultimo aggiornamento: 18-09-2016


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