Il famoso psicologo Paul Watzlawick, un grande studioso del linguaggio umano, sosteneva che “non si può non comunicare”. A pensarci bene è effettivamente così: anche il silenzio ha un notevole valore comunicativo. Se mentre sto parlando con una persona mi volto e mi trincero nel mutismo più assoluto, forse non sto comunicando? Anzi: sto esprimendo ciò che le parole non possono dire.  La realtà è che ogni comportamento implica un messaggio comunicativo, che sia accompagnato da un’espressione verbale o meno.

Nell’articolo sulla sindrome Asperger avevamo accennato al fatto che le persone con disturbi dello spettro autistico hanno difficoltà a comprendere la comunicazione non verbale. Ma di cosa si tratta?

La comunicazione non verbale riguarda effettivamente ciò che si vuole far capire agli altri senza l’uso delle parole, ma non solo. Anche il modo in cui si usano le parole ha una fondamentale importanza comunicativa. Facciamo un piccolo esempio: la parola “bravo.” Vostro figlio torna a casa da scuola con un ottimo voto e voi esclamate: “Bravo!”.
In questo caso la parola ha un significato ben preciso: lode. Vostro figlio, un paio d’ore dopo, gioca a pallone in casa e rompe un vaso. Voi, nuovamente esclamate: “Bravo!”.
Ma in questo caso è evidente che il significato è diverso.

Le persone “neurotipiche” (abbiamo già accennato al fatto che l’accezione “normale” è tanto fastidiosa quanto fuorviante) possiedono un bagaglio di competenze innate che permettono al loro cervello di discernere, fin dalla più giovane età, le varie sfumature del linguaggio. Quindi un bambino neurotipico capirà subito che nel secondo caso il “Bravo!” ha un significato sarcastico, e che in realtà il genitore lo sta rimproverando.

Il soggetto nello spettro autistico, invece, no. Ma vediamo quali sono le varie componenti della comunicazione non verbale.

Espressioni facciali

espressioni faccialiParallele a tutte le culture umane, ci sono sei emozioni base che vengono espresse nello stesso identico modo dalle persone: felicità, tristezza, paura, rabbia, sorpresa e disgusto. Ma non sono certo le uniche: il nostro viso è lo specchio delle emozioni che abbiamo dentro e che magari a parole non vogliamo o non possiamo esprimere. Ad esempio lo scetticismo, l’indignazione, l’imbarazzo, la diffidenza… Facili da distinguere per chi non ha problemi nella “lettura” del viso dell’interlocutore, virtualmente impossibili da capire per una persona nello spettro autistico.

 

Linguaggio del corpo

Mentre parliamo con una persona ci avviciniamo, tendiamo a toccarla, giocherelliamo con i nostri capelli, incliniamo la testa di lato, ridiamo spesso… Cosa significherà mai? E se invece tendiamo a scostarci, incrociamo le braccia, voltiamo la testa per guardare altrove e ci schiariamo nervosamente la voce? Anche il nostro corpo si esprime senza l’uso delle parole!

L’intonazione della voce

Come abbiamo illustrato nell’esempio dell’uso della parola “bravo”, non è tanto quello che si dice ad avere una valenza comunicativa, ma come lo si dice. Questa caratteristica prende il nome di “prosodia”, ovvero l’utilizzo del tono, del timbro e del ritmo della propria voce per dare enfasi alle parole chiave o per sottolineare l’accezione emotiva delle frasi pronunciate, cambiandone anche di molto il significato. Un esplicativo esempio tratto tratto da un testo di Andrew Matthews, Making Friends, illustra come il significato di una frase possa cambiare anche molto a seconda di come vengono enfatizzate alcune parole piuttosto che altre:

“io non ho detto che lei ha rubato il mio denaro”:

io non ho detto che lei ha rubato il mio denaro (ma qualcuno l’ha detto)

io non ho detto che lei ha rubato il mio denaro (sicuramente non l’ho detto)

io non ho detto che lei ha rubato il mio denaro (ma era sottinteso da parte mia)

io non ho detto che lei ha rubato il mio denaro (ma qualcuno lo ha rubato)

io non ho detto che lei ha rubato il mio denaro (ma ha fatto qualcosa con esso)

io non ho detto che lei ha rubato il mio denaro (ha rubato quello di qualcun altro)

io non ho detto che lei ha rubato il mio denaro (ha preso qualcos’altro).

 

La distanza interpersonale

prossemicaLo studio dell’uso della distanza interpersonale come forma di comunicazione prende il nome di “prossemica”. Istintivamente le persone (ma anche gli animali, seppure con regole diverse) tendono a posizionarsi più o meno vicini all’interlocutore a seconda della relazione che intercorre con esso. Sono state individuate quattro distanze prossemiche, che variano con il grado di conoscenza tra due persone che stanno interagendo:

  • Distanza intima:da 0 cm. a 45 cm.
  • Distanza personale: da 45 cm. a 70 cm./1 m.
  • Distanza sociale: da 120 cm. a 2 m.
  • Distanza pubblica: da 2 m. ad oltre i 2 m.

 

Tutto ciò viene naturalmente assimilato da chi ha una mente strutturata in modo da poter “leggere” facilmente quella degli altri, anche grazie ai famosi “neuroni specchio”, che fra le altre cose ci permettono di imparare dai nostri simili per imitazione. Ma mettiamoci per un attimo nei panni di chi in questo campo ha difficoltà. Come capire se una persona dice sul serio o scherza? Come percepire una nota di rabbia nel tono del nostro interlocutore? E un atteggiamento seduttivo? Una velata minaccia? Una battuta sarcastica? Istintivamente non ne siamo in grado, quindi non ci resta che “imparare a tavolino” le varie espressioni comunicative umane e, quando proprio non le capiamo, chiedere delucidazioni. Questo ovviamente vale per le persone che si trovano nella zona più “funzionale” dello spettro autistico, ovvero che non hanno difficoltà nell’uso del linguaggio verbale. Nei casi più gravi, spetta a chi si prende cura delle persone con disturbo dello spettro autistico trovare forme comunicative più immediate ed efficaci.

Dottoressa Chiara Guarascio

Chiara Guarascio è laureata in Medicina Veterinaria e Psicologia Clinica, è esperta di autismo ad alto funzionamento, è presidente dell’Associazione Pet Therapy Tuscany (che offre un servizio di Pet Therapy nella zona della Versilia), è ideatrice di vari laboratori e attività ludico-sensoriali per bambini, è trainer presso diverse agenzie di formazione ed è anche scrittrice (i suoi romanzi, pubblicati su Amazon con lo pseudonimo Annika Baldini, hanno come protagonista una ragazza con la sindrome di Asperger).

www.pianetaasperger.com

www.petttherapytuscany.org

www.outofthebox.education

www.semplicicomplicazioni.com

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TAG:
Comunicazione linguaggio psicologia

ultimo aggiornamento: 13-12-2016


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