Ad un anno dalla sgombero del Campo Rom di Torre del Lago, l’Associazione “Berretti Bianchi onlus – Viareggio” interviene con un commento sulle conseguenze di quella decisione.

“Dove prima c’era il campo rom oggi solo desolazione e rifiuti. Quel luogo, che nelle intenzione degli amministratori doveva essere risanato e salvaguardato, essendo in zona parco, in realtà presenta tutto il degrado della distruzione che ha subito.  Era il 9 agosto 2016 quando le forze dell’ordine, dando luogo ad un’ordinanza voluta dal Sindaco Del Ghingaro,  sgomberavano le famiglie rom che per anni, autorizzate dal Comune,  lì avevano abitato  e le ruspe distruggevano tutto.  Solo pochi giorni  prima il Commissario Prefettizio  ci aveva lasciato ben sperare sulla possibilità di un epilogo diverso. Del resto aspettavamo il pronunciamento del Consiglio di Stato  per l’8 settembre ma non hanno voluto aspettare, hanno chiuso in anticipo una partita che fino in fondo abbiamo giocato con estrema correttezza, noi insieme alla comunità rom. Diverso il comportamento dell’Amministrazione a partire dal Sindaco.  Durante la campagna elettorale ci era stato richiesto un incontro nel quale  Del Ghingaro concordava con noi sulla necessità di superare il campo tramite progetti di inclusione, dai quali nessuno doveva essere escluso.  In un comunicato ufficiale dei primi di aprile 2016, che preannunciava lo smantellamento del campo, lo stesso Del Ghingaro concludeva “(…) andremo a poco a poco verso la sua chiusura. Senza grandi proclami e senza ruspe di sorta: una comunità civile deve saper includere e accogliere (…)” –   In realtà le ruspe hanno distrutto tutto quello che era dentro al campo, roulotte e container. Cinque di questi, in buono stato, potevano essere utilizzati per eventuali emergenze ma sono inesorabilmente caduti sotto la violenza dello sgombero.  E nessuno è stato incluso. Come sono lontani i tempi in cui l’attuale Assessore al Sociale, G. Tomei, durante la campagna elettorale pubblicava sulla sua pagina facebook, in data 15.05.2015, un  intervento nel quale si leggeva: “(…) I Rom sono di solito ignorati o sgomberati. Nonostante i doveri di assistenza e di inclusione imposti dalle direttive comunitarie e dalle leggi nazionali e regionali (…). Giorgio Del Ghingaro ha dichiarato che nel suo mandato non intende lasciare indietro nessuno e si è impegnato a prendere i cittadini per mano e ad accompagnarli nel loro percorso di vita per ricostituire nel nostro territorio quel livello di coesione sociale senza il quale non ci può essere sviluppo ma solo conflitti e innalzamento vertiginoso ed incontrollabile dei costi sociali. E noi, insieme, lo faremo. A partire dalle famiglie di Via Cimarosa”.  Come si sa, è accaduto l’esatto contrario e nessuno dell’Amministrazione Del Ghingaro si è degnato di concedere un colloquio, un incontro, al volontariato e alla stessa comunità rom.  I ripetuti inviti sono stati ignorati nel disprezzo più totale del confronto e della possibilità di espressione di punti di vista diversi.  Ai molti tentativi di creare ponti si è preferito innalzare muri e steccati.  E così, contraddicendo ogni precedente dichiarazione, si è dato corso ad uno sgombero costato alla città diverse decine di migliaia di euro, nessuno è stato incluso, alcuni  rom hanno perso la residenza con tutti i processi di emarginazione che questo comporta.  La scolarizzazione dei bambini, fino a quel punto garantita dal solo volontariato, è stata bruscamente interrotta senza alcuna possibilità di continuità. I minori non sono stati assistiti, venendo meno ad obblighi internazionali e la dispersione sul territorio è stata totale. Tuttavia, come semplice cittadina, una fra i tanti,  perché il comune in quel momento era commissariato, l’ex Ass. al Sociale S. Mei, nel pomeriggio del 9 agosto 2016, sotto una foto che la ritrae sorridente in compagnia di Del Ghingaro, commentando lo sgombero della mattina,  se ne esce su facebook (a quanto pare piace agli amministratori come mezzo interlocutorio) così: “(…) Mi auguro che non siano stati accantonati i percorsi avviati con il sociale: che non venga ignorata la condizione di disagio delle famiglie rimaste senza casa, soprattutto quelle con minori (…)”.  Ci chiediamo, chi avrebbe dovuto continuare questi percorsi? Perché quando era in carica, prima del commissariamento, la Sig.ra Mei ha ignorato  le richieste di incontro che miravano per l’appunto a sviluppare  percorsi di inclusione? Perché insieme al Resp. della Commissione Sociale non ha promosso un solo inserimento delle famiglie sgomberate dal campo?   Insomma un’operazione che ha colpito persone che non avevano fatto niente di male o di illegale. Un’operazione per la quale, a nostro parere, i responsabili non possono far altro che vergognarsi per il modo  scorretto come è stata gestita e per le conseguenze che ne sono derivate.  Quando, con la pretesa di ristabilire la legalità si ignorano così palesemente i diritti delle persone, si crea di fatto un’ingiustizia tale per la quale non possiamo fare altro che continuare a denunciare una politica che divide, emargina  e discrimina.”

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