. “Sul tema della migrazione l’Europa non ha una visione complessiva e ci ha lasciato abbastanza da soli. Detto questo non credo l’Europa sia un baraccone da buttar via”. Lo ha detto Walter Veltroni ospite oggi al Caffè della Versiliana.

Fenomeni migratori

Una lunga intervista in cui l’ex vicepremier ha parlato di molti temi. “Il tema della immigrazione – ha detto – non si fronteggia se non si mette in campo il tema dell’equilibrio a livello globale. La prima cosa che il mondo deve fare è pensare a quelle aree del mondo in cui c’è un livello di povertà intollerabile. Seconda questione, il governo dei flussi:non si possono aprire porte e far entrare tutti, ci sono equilibri che dobbiamo saper gestire. La terza cosa è integrare. Oggi abbiamo bisogno della manodopera immigrata, per il nostro Pil, per il nostro walfare. Solo con l’armonia di queste tre cose che ci può consentire di governare il problema della migrazione, tutto il resto sono solo chiacchiere da talk show”.

 Come negli anni di Piombo

“Dobbiamo avere chiari gli obiettivi dei terroristi, se vogliamo sconfiggere il terrorismo. Perchè vedendo le ragioni del terrorismo degli anni 70 e 80 lo abbiamo sconfitto. Le parole di fronte a quello che è successo a Barcellona ma anche in Finlandia e in Germania – ha aggiunto Veltroni  – suonano rituali e inutili. Ma quanto hanno gridato in Spagna questa mattina, “non ho paura”, ha certamente un valore di un esorcismo, perché abbiamo tutti quanti paura. Però è il messaggio che dobbiamo mandare.

“La violenza quando è così organizzata ha un’intenzione. E questa intenzione è costringerci alla paura e costringerci in una condizione di modifica non solo nostro modo vivere ma anche nostro modo di pensare, utilizzando la paura. Anche la guerra, spesso, ha questo obiettivo. Dobbiamo respingere la paura , e non barattarla con la libertà”.

Per ora il terrorismo ha risparmiato l’Italia. Perchè?  “La prevenzione è necessaria e mi pare che questa cosa tutto il nostro apparato di sicurezza riesca a farlo bene”. Ha aggiunto Walter Veltroni. “La prevenzione è necessaria – ha aggiunto – anche perché la repressione nei confronti di gente che è disposta a morire non ha effetto”.

Sul futuro della sinistra

“Lo smarrimento della politica non è solo un problema della sinistra. Credo ci sia una grande difficoltà della politica ad interpretare le cose nuove, è già capitato nella storia. La rivoluzione in corso è paragonabile a quella industriale. Siamo di fronte – ha aggiunto Veltroni – ad un tempo completamente inedito, tanto che la destra non è più la destra: Trump non è paragonabile a personaggi di destra come Bush o Regan. La sinistra trova difficoltà in gran parte del mondo. Io credo che questa categorie, destra e sinistra, esistano ancora. Però il problema centrale del nostro tempo è questo: le generazioni precedenti avevano un ciclo di vita definito: studiavano, trovavano lavoro, mettevano su casa, figli, pensione e via. Ora, quale di questa situazione è rimasta sicura nella vita dei ragazzi? Studiare, e poi? La sinistra deve cercare di costruire un punto di armonia tra assetto produttivo e sicurezza. Perchè non si fanno figli? Perchè non c’è sicurezza, perchè non hanno una speranza. E non solo in Italia. Il problema è come la società moderna possa unire flessibilità e sicurezza”.

Rottamazione

“La parola rottamazione non mi è mai piaciuta. Le persone e le idee non si rottamano, anche se c’era un effettivo bisogno di innovazione, che era una cosa giusta”. Lo ha detto Walter Veltroni al Caffè della Versiliana rispondendo ad una domanda sulla politica americana. “Ero abbastanza sicuro – ha aggiunto Veltroni – che Trump avrebbe vinto. Ero convinto sia perché penso di conoscere gli Stati Uniti, sia perché mi sforzo di interpretare il sentimento pubblico. La storia dirà quanto Barak Obama sia stato un grande presidente. Con le elezioni di Obama c’è stata una fase di massimo ottimismo. Ma, dopo Obama, prevale sia la logica dell’alternanza e sia sentimenti di paura e di identità nell’opionione pubblica. Ero convinto che il voto dell’America profonda si sarebbe indirizzato su Trump. Lui è l’espressione di questo sentimento. Siamo di fronte ad un presidente che da otto mesi a questa parte convive con la destrutturazione. Destruttura tutto. E a me neanche la parola rottamazione è mai piaciuta”.

 

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