© mauro pucci

Era da tempo che il pubblico dello stadio dei Pini-Bresciani non vedeva giocare così bene il Viareggio. Da applausi.

Merito del gruppo (giovani e giovanissimi con la spruzzata di esperienza garantita da Guidi) ma soprattutto – consentitecelo – dell’allenatore Carlo Bresciani, un allenatore-antipersonaggio che non se la tira, che mastica calcio semplice, funzionale ai giocatori che ha a disposizione. Così il 4-3-3, il suo marchio di fabbrica che si ispira a quello di Di Francesco (gli esterni offensivi con il piede invertito), ha partorito una prestazione convincente sul piano del gioco e della personalità. Perentoria l’osservazione dell’ex allenatore zebrato, Cristiano Lucarelli, presente in tribuna: ‘Questa è una squadra che gioca al calcio, nessuno butta via il pallone, tutti si aiutano’. Analisi confermata anche da un altro grande ex del Viareggio, Francesco Buglio.
INSOMMA il Viareggio vittorioso con il Ghivizzano Borgo a Mozzano (3-0, a segno Vanni, Lamioni e Guazzini) ha dato l’impressione di avere gambe e testa per giocare al calcio sempre anche contro avversari che sulla carta possono sembrare con un tasso tecnico superiore: affrontare una partita delicata – come era già accaduto a Sanremo – senza timori e con personalità è l’aspetto più convincente della formazione bianconera che il manager Alberto Reccolani ha costruito andando a cercare elementi funzionali al progetto tecnico di Bresciani e a quello della società che voleva solo giocatori motivati, orgogliosi di indossare la maglia bianconera. Non è poco. E’ chiaro che quattro partite, due di Coppa e altrettanto di campionato, non fanno primavera ma gli sportivi possono guardare con fiducia al campionato da… vincere pensando per prima cosa a salvarsi. La salvezza è, con il potenziamento della struttura società, il primo obiettivo da centrare.

Pagina FB: Giovanni Lorenzini

foto: Mauro Pucci

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