Le canzoni di Lucio Battisti, a venti anni dalla scomparsa del cantautore, sono più che mai vive e presenti. Se ne è avuta la conferma venerdì sera in occasione della prima serata dello spettacolo “Musica e parole – Cosa resterà di quegli anni…” organizzato al teatro Comunale di Pietrasanta da Franca Dini Eventi con il patrocinio del Comune di Pietrasanta e della Fondazione Versiliana. Il tributo a Lucio Battisti, presentato con professionalità da Dario Salvatori, ha suscitato applausi, entusiasmo e viva partecipazione da parte del pubblico che affollava il teatro. A parlare del cantautore più importante della storia musicale italiana sono stati invitati Roby Matano – in un certo senso il suo scopritore, fu lui che lo ingaggiò come chitarrista nel complesso dei Campioni, nei primi anni ’60, incoraggiandolo a cantare da solo le sue composizioni – e Pietruccio Montalbetti, leader storico dei Dik Dik e amico intimo di Battisti per tutta la vita. La formula dello spettacolo,  un talk show con musica dal vivo, filmati e foto d’epoca, si è rivelata vincente anche grazie all’attenta regia del coordinatore artistico Franco Fasano.

 

La chiacchierata ha illuminato aspetti controversi della personalità di Battisti, dalla presunta avarizia (era solo parsimonia, ha precisato Montalbetti), alla sua fama di cantante di destra (assolutamente destituita di fondamento, Battisti era interessato unicamente alla musica), ma soprattutto ha sottolineato la qualità della produzione del cantautore di Poggio Bustone, specie nella fase più feconda, quella della collaborazione con Mogol. L’unione magica dei testi di Mogol con gli accordi – pochi e semplici, è stato detto –di Lucio Battisti ci ha consegnato canzoni eterne, estremamente “cantabili” ha sottolineato Salvatori, che anche i più giovani conoscono e apprezzano. Se ne è avuta la riprova con le coinvolgenti esibizioni dal vivo di Pietruccio Montalbetti (accompagnato da Ricky Anelli, chitarra e voce e da Francesco Matano, percussioni), che dopo aver evocato due splendidi brani dei Dik Dik scritti da Battisti e Mogol, come “Vendo casa” e “Il vento”, ha riproposto, tra l’entusiasmo del pubblico, canzoni indimenticabili come “Il tempo di morire” , “Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi”, “Un’avventura”, “Anche per te”, “Il mio canto libero”. Non sono mancati altri brani dei Dik Dik, da “L’isola di Wight” a “Sognando California” fino a recentissime incisioni di Montalbetti (“La lettera” e “Niente”). Finale al calor bianco con “La canzone del sole”, e il pubblico a cantare e battere il ritmo con le mani.

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