Il Festival Puccini celebra 100 anni de Il Trittico.
Due le rappresentazioni nel Gran Teatro all’aperto di Torre del Lago nell’ originale allestimento dell’Opera di Stato Ungherese per la regia di Ferenc Anger.
Sul podio dell’Orchestra Regionale della Toscana il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli
Un cast di grandi artisti per le due recite in programma l’11 e il 25 agosto Silvana Froli, Donata D’Annunzio Lombardi, Annunziata Vestri, Elisabetta Zizzo e Bruno De Simone
 
Il Trittico Pucciniano, tre atti unici Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi torna ad essere rappresentato integralmente a Torre del Lago nell’occasione del CENTENARIO dalla prima, avvenuta il 14 dicembre del 1918 al Teatro Metropolitan di New York e alla quale Puccini non assistette a causa della precaria situazione internazionale.
Tre opere con tre diverse trame: una vicenda cupa, (Il tabarro) ambientata in riva alla Senna che si conclude con un delitto; (Suor Angelica) la seconda opera, è tutta al femminile in cui protagoniste sono le suore di un convento di clausura; infine il brillante terzo titolo (Gianni Schicchi), ispirato a un personaggio fiorentino citato da Dante nell’Inferno , l’unica opera buffa composta da Puccini.
 
Il Maestro si dedicò alla composizione durante la prima guerra mondiale – un conflitto che Puccini odiò “se non finisce la guerra, cosa ne farà il mondo della musica?” La musica per Suor Angelica e per Gianni Schicchi – quella per il Tabarro era già pronta da un pezzo – viene ultimata in ogni sua parte nell’aprile 1918. Con parole commosse lo stesso Puccini ricorda l’audizione, in anteprima assoluta, di Suor Angelica, avvenuta nel 1917 nel monastero di Vicopelago, sulle colline lucchesi, che ospitava una comunità di monache agostiniane, tra cui la camerlenga, suor Maria Enrichetta, all’epoca Iginia Puccini, sorella del Maestro “Raccontai loro, con incerta trepidazione e con tutte le precauzioni e le delicate sfumature inspirate dall’ambiente e dall’auditorio, l’intreccio alquanto scabroso del libretto. Erano tutte attente, tutte commosse e con qualche lacrimuccia esclamavano compunte e timide ma sincere: – Poverina, poverina! Come fu disgraziata! Dio misericordioso certo l’ha accolta in cielo e le ha perdonato. Cattiva quella zia così dura…… Oh, la mamma che non ha veduto il suo bambino prima che quello morisse! Si direbbe quasi che le anime dei bimbi indugino a volare in Paradiso, se non ricevono prima il bacio della loro mamma! – Ed altre frasi tenere e commoventi. Io credevo che si scandalizzassero….. Invece trovai soltanto della pietà, della generosa simpatia cristiana ………….. E quando finalmente mi congedai, le monache mi fecero ala, ed arrivato in fondo alla scala, volsi lo sguardo e le vidi tutte in fila in una spontanea disposizione scenografica, quale nessun coreografo sarebbe mai capace di immaginare, e le nostre coriste e ballerine (Dio mi perdoni la profanazione) tanto meno di eseguire.” Un mese dopo la prima americana, l’opera vide la sua prima italiana l’11 gennaio 1919 al Teatro Costanzi di Roma. A Torre del Lago il centenario sarà celebrato con un allestimento dell’Opera di Stato Ungherese per la regia di Ferenc Anger, direttore artistico del Teatro dell’Opera di Budapest che nel suo “Trittico” ha cercato un comune denominatore per le tre opere; tre generi diversi, Il Tabarro, un noir, Suor Angelica, l’opera prediletta da Puccini fra le tre, la più criticata per la sua drammaturgia e vicina ai canoni di Madama Butterfly per come affronta il tema della maternità; Gianni Schicchi, la più felice nella sua realizzazione, che prende spunto da un commento ottocentesco alla Divina Commedia di Dante, che a sua volta riportava una interpretazione quattrocentesca delle vicende di questo personaggio veramente esistito. Sul podio il giovane e talentuoso direttore Jacopo Sipari di Pescasseroli che così descrive il suo rapporto con questo capolavoro di Puccini
E’ un rapporto molto particolare. Io sono una persona estremamente credente e ho sempre fatto della mia fede la colonna portante della mia vita. Il Trittico ha molti elementi che hanno a che fare con la nostra “umana – divinità” dove la fede, verso Dio, verso se stessi o gli altri, svolge un ruolo fondamentale. Un capolavoro assoluto, un trattato di sociologia emozionale, un libro che non si finisce mai di leggere nello strenuo tentativo di comprenderne l’infinita profondità. Come nella Divina Commedia, dall’ “infernale”, opprimente e tetro Tabarro nasce il piccolo fiore di Suor Angelica, che narra di un peccato mortale e della salvezza finale per mezzo della grazia divina, il “Purgatorio” di Puccini; infine, in Gianni Schicchi libertà e vita che ricordano il Paradiso. E’ davvero difficile dire quale delle tre mi piaccia di più, anche perché le ho sempre percepite come un blocco unico, un percorso musicale verso la vita che deve essere apprezzato e vissuto nella sua integrità. Posso però confessare che Suor Angelica, grazie a questo concentrato di spiritualità umana così vicina a noi da lasciare senza fiato, con questa incessante ricerca di salvezza attraverso la fede, con questa esaltazione dei sentimenti d’amore più veri, è delle Tre quella che parla in modo più forte al mio cuore. Gianni Schicchi invece è quella per cui mi si richiede maggiore concentrazione proprio per il carattere assolutamente diverso rispetto alle altre due.
Per la prima volta nel Gran Teatro Giacomo Puccini l’Orchestra della Toscana compagine nata a Firenze nel 1980 per iniziativa della Regione Toscana e ritenuta oggi una delle più apprezzate orchestre italiane.
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