Muore in carcere, il pm dispone l’autopsia

E’ morto in cella, a 55 anni, nel carcere di Lucca. Sul corpo dell’uomo, Massimo Tamagnini, della Garfagnana, è stata disposta dal pubblico ministero dottor Antonio Mariotti l’autopsia. “A seguito alla morte, gli altri detenuti della terza sezione hanno iniziato ad inveire e a sbattere pentolame sulle inferriate mentre all’interno della stessa sezione avevano luogo alcune colluttazioni tra gli stessi ristretti e per le quali alcuni sono dovuti ricorrere a cure mediche”, spiega il sidnacato Osapp: “Nell’indicare alle autorità politiche e del Dap – come drammaticamente vicino il punto di non ritorno verso l’assoluto disastro del sistema penitenziario italiano, rinnoviamo l’invito al governo e ai ministri Bonafede e Salvini per l’apertura di ogni spazio di analisi e confronto con le rappresentanze del personale di polizia penitenziaria necessario per affrontare con la massima urgenza l’insostenibile condizione del lavoro nelle carceri italiane da parte degli appartenenti alla polizia penitenziaria”.
La causa della morte, secondo una prima ipotesi, sarebbe riconducibile ad una emorragia cerebrale che ha ucciso sul colpo il 55enne detenuto da circa un anno e mezzo e che aveva richiestro, tramite i suoi legali, la scarcerazione proprio per motivi di salute.
Donato Capece del Sindacato Sappe chiede al ministro e al capo dipartimento di “ripristinare la vigilanza statica dei detenuti e abolire la vigilanza dinamica attuale che da qualche anno è stata istituita nelle case circondariali per le troppe sentenze di condanna: “Le case circondariali sono quasi in mano ai detenuti e per loro è più facile attivare rivolte e disordini prorpio per la maggiore “libertà” di cui godono. La sicurezza è quindi diminuita per chi opera all’interno del carcere. Capiamo e comprendiamo i problemi economici alla base di questo provvedimento ma non può essere questa la soluzione, non è questa la strada da seguire. Nella prima mattinata del 27 dicembre un detenuto italiano ha gettato del caffè verso un detenuto tunisino, il quale poi è stato aggredito fisicamente per le scale della Terza sezione. Lo straniero è stato inviato all’ospedale cittadino facendo poi rientro in carcere verso le 15. Era prevedibile che vi fosse una rivalsa, e infatti verso le 13,15 nei cortili della terza sezione, un detenuto tunisino ha cercato prima di aggredire con dei pugni tre italiani poi ha divelto la porta di calcio e armatosi di un ferro della porta (in ferro, della porta di calcetto) ha cercato di colpire gli stessi. Prontamente gli agenti della polizia penitenziaria sono intervenuti evitando il peggio. Gli eventi critici violenti ormai sono quotidiani e ricadono oltre che sugli stessi detenuti anche e soprattutto sulle donne ed uomini in divisa della polizia penitenziaria”.

Aggiornato il: 29-12-2018 12:01