Per il suo tour invernale Sandro Ivo Bartoli – musicista e compositore toscano protagonista di una brillante carriera internazionale –   suona esclusivamente su un magnifico strumento Steingraeber & Sohne, unico esemplare in Italia. Interamente costruito a mano a Bayreuth, il prestigioso strumento fu a suo tempo il favorito di Liszt: il principe dei pianisti ne possedette diversi e  a Bayreuth esiste ancora un esemplare storico sul quale il Maestro amava intrattenere gli ospiti nel Palazzo del ciambellano del Margravio, oggi sede della Steingraeber Haus. Recentemente lo strumento è stato affidato alla Fondazione Festival Pucciniano per le celebrazioni del Mese Pucciniano 2018.

E nel concerto in programma domani alla GAMC (ore 17.00 ingresso libero fino ad esaurimento posti) il Maestro Sandro Ivo Bartoli racconta una storia : è una storia di meraviglie musicali lunga un paio di secoli, che abbraccia lavori celeberrimi e pagine meno note ma colme di emozioni. Il programma è improntato sull’integrale di Puccini, presentata fra due mostri sacri della musica pianistica come Bach e Liszt. “ Ho eseguito l’opera omnia di Puccini in mezzo mondo, con mia grande gioia e ad oggi continuano a chiedermele con insistenza. Sono sei piccoli brani, che il maestro scrisse in diversi momenti della vita. Un paio di essi confluirono nei grandi lavori teatrali che resero Puccini immortale, come il Piccolo Valzer che divenne il “Valzer di Musetta” o un paio di frasi dell’Adagio che Puccini riutilizzò nel Preludio Sinfonico e ne Le Villi.  Dichiara Sandro Ivo Bartoli– del mio amato Liszt, invece, farò ascoltare le Due Leggende di San Francesco, esempi del più sublime repertorio lisztiano, e l’oscuro Grosses Konzertsolo. Quest’ultimo brano, che richiede uno sforzo interpretativo fuori dal comune tanto da essere giudicato dal suo dedicatario Adolf Henselt (già pianista dello Zar Nicola I) “ineseguibile”, servì a Liszt come base di partenza per uno dei suoi massimi capolavori, la Sonata in si minore. Liszt stesso lo rimaneggiò più volte: ammattì con il titolo, lo trascrisse per pianoforte e orchestra, poi ne fece una versione per due pianoforti: negli anni è stato eclissato dalla maggior fama della Sonata, ma proprio per questo motivo mi pare irresistibile suonarlo: ho sempre fatto il tifo per il più debole, e poterlo dimostrare sul campo è uno dei grandi privilegi del mio meraviglioso lavoro».

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