PrEP, o preservativo? Il mondo si divide sulla profilassi pre – esposizione quale intervento farmacologico prima di una possibile esposizione all’HIV allo scopo di prevenire il contagio.  Una profilassi, questa, che si basa sull’assunzione di farmaci antiretrovirali, per via orale, ossia compresse, oppure applicati localmente, in forma di gel, sulle mucose genitali.

La “pillola blu” di cui parliamo non è il ben più celebre (e datato) Viagra. Bensì un farmaco, in genere dello stesso colore celeste, che potrebbe rivoluzionare (con cautela!) l’approccio all’HIV.

“È importante subito sottolineare come la PrEP sia consigliata soprattutto a persone ad alto rischio di infezione, in situazioni in cui vi sia un uso limitato o irregolare di altri sistemi di prevenzione ed una significativa frequenza di partner multipli”, ci spiega il dottor Luca Lunardini, urologo all’ospedale Versilia. Esistono, invece, numerosi punti di incertezza sul suo potenziale utilizzo a scopo preventivo in comunità a bassa prevalenza di infezione (Paesi Occidentali) e in società nelle quali è culturalmente consolidato e facilmente accessibile l’utilizzo del preservativo come strumento di prevenzione. Bisogna infatti tenere presente che la PrEP consiste nella somministrazione di farmaci antiretrovirali che possono comportare costi rilevanti e potenziali (ancorché infrequenti) effetti collaterali: “La PrEP va pertanto considerata una delle numerose strategie di prevenzione dell’HIV per le persone che sono negative al virus, ma che hanno anche un rischio superiore alla media di contrarlo, compresi gli adulti sessualmente attivi a maggior rischio di HIV, persone che si dedicano all’uso di droghe per via iniettiva e coppie sessualmente attive sierodiscordanti”, aggiunge il medico: “La PrEP è destinata all’uso insieme ad altre strategie di riduzione del rischio come i preservativi, perché le persone che assumono la PrEP corrono ancora il rischio di contrarre l’HIV, in particolare quelli che non assumono la PrEP in modo coerente e perché le persone in PrEP rimangono a rischio per altri tipi di infezione a trasmissione sessuale, come la sifilide o la gonorrea”.

Attualmente, l’unico farmaco che le organizzazioni sanitarie raccomandano per la PrEP dell’HIV/AIDS è il Truvada, che è il nome commerciale della combinazione di farmaci tenofovir/emtricitabina. Ma, contattate dalla nostra redazione, le farmacie comunali viareggine, e, tra le private, la Calandra, la Castelelani e la Sant’Andrea di Torre del Lago non ne hanno mai avuto richiesta e mai l’hanno venduto. Mentre alla farmacia dell’ospedale Versilia conoscono bene il farmaco, dispensato però solo ed esclusivamente dietro presentazione di ricetta da parte di un infettologo.

Nella vicina Francia questo tipo di farmaco è coperto dal sistema sanitario nazionale. In Italia no. Non a caso in molti la acquistano online. In Italia il generico costa sui 115 euro a confronto dei 50 su internet. Comprarla all’estero e farsela spedire in Italia è pertanto più economico, ma pur sempre con un minimo di dubbio sulla qualità del prodotto e con il rischio che possano bloccare la spedizione alla frontiera. La “mutuabilità” del farmaco dovrebbe essere realmente considerata dal Ministero della Salute considerando come la Commissione Europea ha dischiarato l’ammissibilità del farmaco Truvada come “profilassi da pre-esposizione per l’HIV” (PrEP) per tutti i 28 Stati membri dell’Unione. “I successi del farmaco sono stati tra l’altro confermati durante l’International AIDS Conference. In particolare, alcuni studi hanno dimostrato che, dopo la sua introduzione, il tasso di incidenza dei contagi è diminuito tra i maschi omosessuali a San Francisco e a New South Wales (Australia). Il Sud Africa sta iniziando un programma di PrEp per i sex workers”, riferisce il dottor Lunardini.

“La pillola azzura viene usata anche nella gravidanza delle donne HIV positive per evitare l’infezione al feto”, spiega il dottor Gianpaolo Cima, ex primario di ginecologia del nosocomio di Lido di Camaiore, in pensione da un anno: “I casi non sono molti, ma ci sono. Personalmente ne ricordo 8”. Con una incidenza di 2/3 casi l’anno. Che non sono pochi.

“Il concetto è affascinante – aggiunge il dottor Alessandro Sacco, ginecologo in forza al Versilia ed esperto in PMA, procreazione medica assistita -, ma non si tratta di un vaccino. Credo che occorrano linee guida e indicazioni chiare, e non divulgazioni da social”.  Insomma, al di là del prezzo e delle modalità di acquisto, avverte il dottor Sacco, “attenzione a che non si tratti di una falsa rivoluzione che dia la sbagliata illusione di far liberamente sesso non protetto e non sentirsi in colpa. Senza informazione, i farmaci non bastano”. Il pericolo di questi, pur fantastici, progressi della Medicina è proprio il banale: la malattia. Accade così che in occidente non si muoia più, ma che il contagio aumenti, perché si riaffacciano i comportamenti pericolosi. E se la medicina fa progressi, la prevenzione rischia così di fare passi indietro. Il farmaco antiretrovirale, se preso con regolarità e attenzione, può ridurre il rischio di contrarre l’HIV fino al 90% nei soggetti a rischio. I casi, a livello mondiale, di persone che usano la pillola azzurra e che si sono infettati sono, al momento, solo 8. La PrEP, però, non può sostituire il metodo di prevenzione di MST più diffuso e sicuro: il preservativo.

Della “pillola anticontagio” esistono due tipi di utilizzo. Il primo è quello quotidiano: assumere una pillola ogni giorno assicura una quantità di principio attivo sufficiente a proteggere  h 24 ore, 7 giorni su 7. Ciò significa che non si deve programmare di prendere la PrEP in vista di quando si potrebbe fare sesso. Per le persone abituate a fare sesso ogni settimana, è probabile che la PrEP quotidiana sia la migliore scelta di dosaggio. Il secondo è quello “on demand”, ossia quando serve. È un’opzione terapeutica meno dispendiosa, perché, se i comportamenti a rischio sono poco frequenti, si riduce la quantità di farmaco necessaria. Proprio in virtù del dosaggio più ridotto, prendere la PrEP in questo modo può ridurre la probabilità di sviluppare problemi renali od ossei, effetti collaterali noti della terapia. Questa posologia prevede di prendere una doppia dose di PrEP (due pillole) prima di fare sesso. Dopo il rapporto sessuale, si prendono una singola pillola, 24 ore dopo la doppia dose iniziale, e successivamente un’altra pillola, trascorse ulteriori 24 ore. La dose richiesta dopo il rapporto sessuale è quindi di due pillole, che devono essere assunte grossomodo fra 24 e 48 ore dopo la doppia dose iniziale.

Gioverà ricordare quello che ha recentemente dichiarato Franco Grillini, leader storico dei gay e oggi presidente di Gaynet: “Qualunque arma conto l’HIV è benvenuta. La questione PrEP non può essere arma di polemica. È un’arma, ma non è la sola. Il nemico vero è la sessuofobia che impedisce di parlare nelle scuole, nelle università, nei media che possono avere comportamento a rischio. Quella contro l’AIDS è una guerra dove tutte le armi disponibili devono essere sfruttate al meglio”.

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