"Il capitano Carola Rackete ha fatto solo ciò che ogni comandante di naviglio deve fare" - La voce degli Enti Versiliatoday.it

“Il capitano Carola Rackete ha fatto solo ciò che ogni comandante di naviglio deve fare”

La Camera Penale di Milano scrive al presidente della Repubblica: "Nessun crimine da perseguire, anzi vi sono crimini contro i diritti degli ultimi"

Caso Sea Watch, la Camera Penale di Milano scrive al presidente della Repubblica:

” Illustrissimo Sig. Presidente,

nella nostra qualità di rappresentanti della categoria dei tutori delle garanzie dei cittadini ci rivolgiamo a Lei, che è il Garante della Costituzione, per offrire alcune nostre considerazioni sulla vicenda della nave Sea Watch e chiedere un Suo autorevole intervento nel momento in cui, al proposito, vengono a gran voce reclamati interventi che violano principi fondamentali, norme positive e non solo.
Non vogliamo, Signor Presidente, evocare in questa occasione la abusata immagine del popolo italiano, popolo di migranti a sua volta, che dovrebbe diversamente atteggiarsi rispetto ai canoni dell’accoglienza; e neppure intendiamo scadere nella diatriba con i toni e gli argomenti che caratterizzano il dibattito politico, orientato esclusivamente dalla contingente convenienza di parte.
Il punctum pruriens, a nostro avviso, è un altro: si è giunti a sollecitare persino un’ incursione di tipo militare per il respingimento dei migranti della nave olandese che dovrebbe, poi, essere affondata ed il suo comandante imprigionato e condannato ad una lunga detenzione per i suoi presunti crimini.
Ma non c’è nessun crimine da perseguire, anzi vi sono crimini contro i diritti degli ultimi ed il buon senso da scongiurare.
Il capitano Carola Rackete ha fatto solo ciò che ogni comandante di naviglio deve fare seguendo le regole del diritto internazionale e quelle del mare, scritte e non: ha prestato soccorso a dei naufraghi allo stremo delle forze ed in balia del destino oltre che delle onde.
Le vite di quarantadue esseri umani sono più importanti di qualsiasi gioco politico perché quelle esistenze in vita sono da noi tutelate attraverso un insuperabile parametro costituzionale e non è, pertanto, immaginabile che vi sia una legge superiore che consenta di sacrificarle o metterle ulteriormente a repentaglio.
Noi non siamo in grado di dire se la scelta del Capitano Rackete di far sbarcare quegli sventurati a Lampedusa potesse essere l’unica opzione rispetto ad altri porti del Mediterraneo, ma – forse – poco importa: noi crediamo che al di là di tale aspetto, se pure dovessero rilevarsi dei profili di illiceità nella sua condotta, la stessa risulterebbe scriminata dallo stato di necessità e finché il nostro sarà uno Stato di Diritto, noi in quanto avvocati – anzi, difensori – non potremo che invocare il rispetto e la corretta applicazione della legge e ciò anche rivolgendoci ad un’Autorità superiore, come la Sua Signor Presidente, in grado di invitare tutti alla stretta osservanza della Costituzione, con richiamo anche ai doveri solidaristici postulati all’articolo 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede ai consociati di conformarsi all’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale, nonché rispetto a quanto postulato dai Codici, dai Trattati e dagli imperativi categorici morali.

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Aggiornato il: 30-06-2019 18:02