Oblò, la collezione Carnevalotto nel foyer del teatro Puccini

La creatività e l’evoluzione dei linguaggi artistici, tra le vibranti emozioni della musica. Tutto in un percorso d’arte contemporanea, incastonato in un contesto unico e vivo quale è un grande teatro. Ecco – in sintesi – il senso di “Oblò”, la prima esposizione completa della collezione Carnevalotto, fuori dalla Cittadella del Carnevale di Viareggio, accolta nel Foyer del Gran Teatro all’Aperto “Giacomo Puccini” di Torre del Lago dal 6 luglio (vernissage ore 18,30) al 24 agosto.

Il Teatro Giacomo Puccini non poteva essere luogo migliore per ospitare le ventotto opere dei più grandi artisti dei nostri giorni, alcuni dei quali hanno anche “scolpito” le Opere del Maestro, firmando le scene di importanti produzioni del Festival Puccini. Pietro Cascella ha “scolpito” la Turandot, Igor Mitoraj ha immaginato la Manon Lescaut, Ugo Nespolo e Arnaldo Pomodoro hanno reinterpretato le scene di Madama Butterfly.

Per questo l’“Oblò” diventa quella finestra, non più ideale, ma concreta, che connette l’arte alla musica, passando per la creatività del Carnevale, ispiratrice della collezione.

Nella mostra, aperta al pubblico per tutta la stagione del 65° Festival Puccini di Torre del Lago, sono esposte le ventotto opere d’arte – di proprietà della Fondazione Carnevale di Viareggio – che dal 1987 al 2018 hanno costituito il Premio Carnevalotto, ideale omaggio artistico alle costruzioni allegoriche vincitrici di ogni edizione del Carnevale.

Nato da un’idea di Franco Bendinelli e Giuliana Saudino (Studio Saudino), istituito dalla Fondazione Carnevale 1987, il Premio Carnevalotto riunisce gli artisti Giò Pomodoro, Sebastian Matta, Pietro Cascella, Piero Dorazio, Gianni Dova, Concetto Pozzati, Emilio Tadini, Bruno Ceccobelli, Igor Mitoraj, Arnaldo Pomodoro, Joe Tilson, Hisiao Chin, Ugo Nespolo, Luca Alinari, Antonio Possenti, Medath Shafik, Giosetta Fioroni, Walter Valentini, Arturo Carmassi, Aldo Spoldi, Alessandro Mendini, Gianfranco Pardi, Emilio Isgrò, Giuseppe Maraniello, Bruno Di Bello, Lorenzo D’Andrea, Riccardo Gusmaroli e Massimo Kaufmann. Ognuno ha testimoniato la propria interpretazione di quel mondo alla rovescia, fuggevole ed effimero, che caratterizza la carnevalità. Per quasi un trentennio, anno dopo anno, l’officina del Carnevale ha accolto le loro opere, fino ad arrivare a costruire un patrimonio unico ed irripetibile, oggi esposto nell’allestimento curato dall’architetto Paolo Riani.

Aggiornato il: 05-07-2019 13:01