Per il Blues Festival, quella che si è svolta da giovedì 11 a domenica 14 a Seravezza, è stata l’edizione dei record. A partire dalle presenze: più di 10mila complessivamente sommando le quattro serate di eventi nel giardino di fronte all’ingresso di Palazzo Mediceo (lo spettacolo di Andrea Scanzi sui 50 anni da Woodstock e tutti i concerti), le tre della rassegna “Il Cinema del Diavolo” alle Scuderie Granducali e le attività collaterali, in primis il Blues Camp.

Numeri di rilievo, ancora più significativi rispetto all’edizione 2018 (chiusa con un bilancio di 8mila persone in tre serate), che proiettano il Blues Festival (anche quest’anno ad ingresso gratuito per precisa scelta dell’associazione Alexandre Mattei che lo organizza) tra le manifestazioni di riferimento del panorama musicale toscano e non solo.

Il sindaco di Seravezza Riccardo Tarabella elogia il Blues Festival, «anche grazie al quale Seravezza acquisisce visibilità e importanza nel panorama versiliese e regionale ed a guadagnarne è l’intero territorio del nostro Comune – dalla piana alla montagna –, oggetto di attenzione e di scoperta da parte di un ampio pubblico. Il Festival deve continuare e crescere e già a fine estate ci troveremo con gli organizzatori dell’associazione Alexandre Mattei per parlare dell’edizione 2020».

Gli fa eco l’assessore alla valorizzazione e alla promozione del territorio Giacomo Genovesi: «L’appuntamento più atteso per gli appassionati di musica a Seravezza si chiude con un nuovo successo, superando anche i record del 2018. L’Area Medicea e il centro storico invasi dagli spettatori sono l’immagine più bella di una manifestazione degna di apprezzamento non solo per l’altissima qualità musicale, ma anche per le importanti finalità benefiche che si pone. Stiamo lavorando d’intesa con gli organizzatori per ampliare il coinvolgimento del territorio comunale, con eventi ausiliari e complementari ai concerti da tenere anche in altre nostre località».

Luigi Grasso, uno degli organizzatori, focalizza l’attenzione su un aspetto in particolare: «Quest’anno, oltre alla musica, abbiamo portato a Seravezza il teatro in una dimensione mai realizzata prima. Siamo già al lavoro per la prossima edizione. Abbiamo delle idee molto forti per la prossima edizione che non vediamo l’ora di realizzare».

Giuseppe Campatelli si sofferma sulla solidarietà, fattore preminente per l’associazione Alexandre Mattei, di cui è presidente. «Ciò che ci spinge ad impegnarci a fondo per la riuscita del Festival è il ricordo di Alexandre, musicista venuto a mancare a causa di una malattia cardiaca. Noi cerchiamo di onorare la sua memoria compiendo, tra le altre cose, azioni benefiche». Anche quest’anno, infatti, parte del ricavato sarà destinata verrà destinata alla Fondazione Monasterio, di cui uno dei presidi è l’Opa di Massa.

Lo spettacolo teatrale di Andrea Scanzi “Woodstock 50 – Il sogno di un Festival infinito” è stato l’apprezzatissimo prologo della quinta edizione del Blues Festival che ha visto esibirsi sul palco allestito di fronte all’ingresso principale di Palazzo Mediceo 17 tra star internazionali e gruppi locali, per un totale di circa 14 ore di musica dal vivo. La serata del venerdì è stata dedicata alla finale del concorso “Road to Blues Festival”, con le performance di diverse band emergenti. Ad imporsi sono stati i Canned Blues. Sabato si è registrata la punta massima di presenze: in migliaia già dal pomeriggio sono accorsi a Seravezza per visitare il Blues Village, con oltre trenta espositori tra food&drink, abbigliamento, mercato musicale e mostra-mercato della liuteria curata da Maurizio Mariani. Il momento più atteso è stato il concerto della Treves Blues Band, con il frontman Fabio Treves che ha fatto ballare e cantare tutti con la sua carica contagiosa. Chiusura col botto, domenica, quando sul palco del Blues Festival è salito il “Blues Boss” Kenny Wayne, pianista boogie-woogie capace di coinvolgere il pubblico con il suo vasto repertorio.

Tra le novità più significative, il Blues Camp: quattro giorni di lezioni collettive con oltre venti ballerini provenienti da ogni parte del mondo protagonisti assieme ad un prestigioso corpo docenti di un’esperienza finalizzata all’approfondimento teorico e pratico di stili diversi.

Apprezzate sia l’area giochi nella quale i bambini si sono divertiti a comporre piccole opere d’arte attraverso laboratori guidati, sia la “navetta del Blues”, che sabato e domenica ha permesso a molte persone di raggiungere il luogo del Blues Festival lasciando l’auto all’area terminal della stazione di Querceta.

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