Cave, modifiche alla legge regionale e nuovo piano estrattivo

Il consiglio regionale ha approvato importanti modifiche nella legislazione in materia di cave e un nuovo piano per le attività estrattive.

I provvedimenti sono stati illustrati in aula dai consiglieri Pd Gianni Anselmi, presidente della commissione Sviluppo economico e Stefano Baccelli, presidente della commissione Ambiente e Territorio.

«Quello estrattivo – ha spiegato Anselmi – è un settore importante per la nostra regione rispetto al quale si deve compiere un grande sforzo di attenzione ed equilibrio; proprio per questo in accordo con il presidente della commissione Ambiente Baccelli, che ringrazio insieme a tutti i colleghi e agli uffici per il lavoro svolto, abbiamo scelto di trattare congiuntamente la modifica alla legge e il Piano delle cave perché il secondo è declinazione della prima e insieme rappresentano la disciplina organica sulla materia di cui la Toscana ha bisogno. Le modifiche alla legge regionale numero 35 del 25 marzo 2015, si sono rese necessarie in seguito all’intervento della Corte costituzione che ne ha dichiarato l’illegittimità per la parte in cui qualifica la natura giuridica di beni estimati; si è poi ritenuto intervenire anche su aspetti di coerenza con le previsioni del piano cave ed altri emersi nella prima fase di gestione della legge e nella concertazione con associazioni d’impresa e sindacati. Dopo un attento lavoro in commissione, il testo che ha votato oggi l’aula del Consiglio è una legge che si propone di governare e monitorare con puntualità le relazioni fra produzione e territorio, favorendo ad esempio nel distretto apuo-versiliese lo sviluppo dei processi locali di filiera per i materiali pregiati (50 per cento del materiale da taglio estratto ed economia circolare con riuso dei materiali derivati) e disincentivando la delocalizzazione delle lavorazioni.

Infine l’intensità occupazionale – ha precisato – che da sola non può bastare, ma deve essere accompagnata dalla sua qualità; l’ambiente, che deve essere paradigma ineludibile dello sviluppo; e interventi su infrastrutture o per la per la messa in sicurezza idrogeologica sono considerati tra i criteri premiali per arrivare ai 25 anni di durata delle concessioni».

Il Piano Cave è stato illustrato successivamente da Stefano Baccelli.

« E’ stato un percorso lungo e laborioso – ha detto Baccelli – che alla fine ci consegna un Piano che è a tutti gli effetti il primo strumento di pianificazione e programmazione su scala regionale. Credo sia stato fatto un ottimo lavoro, abbiamo ora uno strumento davvero nuovo che supera i limiti oggettivi dei piani provinciali, uno strumento che punta a garantire una visione d’insieme su una vicenda complessa come quella delle attività estrattive, fissando regole il più possibile univoche per i diversi territori. Il fine principale – ha aggiunto Baccelli – è quello del corretto utilizzo delle risorse, ma con due grandi obiettivi di fondo: la tutela dell’ambiente e le uguali opportunità delle imprese, stimolando lo sviluppo di una vera e propria filiera produttiva. Questa la missione principale, utilizzare la risorsa mineraria di cui la Toscana è ricca, sia essa ornamentale o ad uso industriale, per produrre maggior benessere in termini di nuova e buona occupazione. E’ per questo che il Piano e la legge vanno di pari passo, ambiscono insieme a produrre un salto di qualità. In questo iter parallelo abbiamo ascoltato tutti, raccolto proposte e suggerimenti. Ora – ha spiegato ancora Baccelli – siamo in fase di adozione, quindi ci saranno 60 giorni per le osservazioni ed entrano in vigore le sole misure di salvaguardia. Abbiamo preso un impegno sulla vicenda dei dimensionamenti e faremo ulteriori approfondimenti sino al momento della formale approvazione. Inoltre , abbiamo previsto monitoraggi annuali e verifiche obbligatorie del fabbisogno reale entro i prossimi 3 anni, anziché 5. Un Piano in itinere, quindi, che però – ha concluso – pone le basi per un approvvigionamento sostenibile delle risorse e punta a sviluppare nuova e buona occupazione».

«Una grande conquista del legislatore regionale – ha commentato il consigliere Giacomo Bugliani (Pd) intervenendo sulla legge, riferendosi in particolare al territorio di Carrara – E’ una sfida significativa che disciplina in maniera chiara il settore del lapideo e che allontana il clima conflittuale che c’è stato finora sulla materia per aprire finalmente una stagione nuova per il territorio regionale e quello delle Apuane in particolare. Abbiamo avuto un giusto approccio di equilibrio tra le contrapposte esigenze emerse nel corso del dibattito, assolutamente non pregiudiziale, che è riprova di un’effettiva capacità di governo del territorio. Ringrazio tutti i protagonisti di questo non semplice iter, frutto di confronto tra istituzioni, categorie e territorio e che ci ha consentito di arrivare a soluzioni che tengono conto dell’economia del marmo e delle esigenze delle imprese e dei lavoratori, ma che non tradisce il tema della sicurezza del lavoro e quello della tutela dell’ambiente».

Anche il consigliere Paolo Bambagioni (Pd) è intervenuto in aula, esprimendo soddisfazione per il lavoro fatto.

«Abbiamo trasformato un problema in opportunità – ha detto Bambagioni – Partendo da una bocciatura della Corte Costituzionale, è stato prodotto un miglioramento complessivo della legge che è riuscita a trovare il giusto equilibrio tra le ragioni del lavoro e quelle del paesaggio, cosa molto complicata. La nuova legge ora si pone obiettivi molto ambiziosi, soprattutto sul tema dell’occupazione per il territorio del distretto del marmo, ma è giusto che sia così».

Scheda modifiche Legge regionale 25 marzo 2015, n. 35 (Disposizioni in materia di cave)

Con la legge si va ad adeguare la legge regionale 25 marzo 2015, n. 35 (Disposizioni in materia di cave. Modifiche alla l.r. 104/1995, l.r. 65/1997, l.r. 78/1998, l.r.10/2010 e l.r. 65/2014) all’intervento della Corte Costituzionale che con la sentenza n. 228 del 20 settembre 2016 ha dichiarato l’illegittimità del comma 2 dell’articolo 32 della l.r. 35/2015, per la parte in cui qualifica la natura giuridica di beni estimati, poiché l’individuazione della natura pubblica o privata dei beni appartiene all’ “ordinamento civile” ovvero alla competenza statale.

Al fine di garantire il razionale e sostenibile sfruttamento della risorsa, nel rispetto delle condizioni di sicurezza sul lavoro, si prevede che il comune individui i siti estrattivi in cui sono presenti beni appartenenti al patrimonio indisponibile del comune e altri beni, da coltivare in maniera unitaria. A questo fine si inserisce la previsione dell’acquisizione al patrimonio pubblico dei siti estrattivi appartenenti ai privati nel caso in cui questi non intendano esercitare l’attività di coltivazione del sito né trasferire a terzi tale facoltà per la costituzione del consorzio.

È stata ritenuta opportuna la revisione della soglia dei 1000 metri cubi indicata all’articolo 23 della l.r. 35/2015, che comporta conseguenze in ordine alla decadenza dell’autorizzazione, in quanto si tratta di un limite generale e determinato in termini quantitativi assoluti che non tiene conto delle diverse dimensioni delle cave. Vengono introdotti pertanto dei limiti proporzionali, precisando che si tratta di difformità di escavazione rispetto al progetto di coltivazione, entro le quantità autorizzate e viene inoltre innalzato a 9.500 metri cubi il limite oltre il quale è comunque necessaria una nuova autorizzazione.

Per consentire l’incremento del termine di scadenza dell’autorizzazione o della concessione, si stabilisce che nella convenzione sia previsto l’impegno alla lavorazione nel sistema produttivo locale di almeno il 50% del materiale da taglio; inoltre nella concessione potrà adesso essere inserito anche l’impegno a sviluppare progetti di interesse generale che possano avere un impatto positivo sia sull’occupazione che sull’ambiente e sulle infrastrutture.

Inoltre sono state inserite una serie di ulteriori modifiche, delle quali si segnalano le principali:

– viene disciplinata la fattispecie del giacimento potenziale, quale porzione di suolo o sottosuolo che necessita di un successivo approfondimento a livello comunale per un’eventuale attività estrattiva l’intervento normativo incide sui contenuti della convenzione per il prolungamento delle concessioni e autorizzazioni in essere;

– ferme restando le condizioni di sicurezza del sito estrattivo e qualora non sia compromessa la fattibilità del progetto di coltivazione, si prevede la possibilità di sospensione anche parziale dell’attività di coltivazione;

– nel caso di subingresso nelle coltivazioni si prevede a carico del cedente l’autorizzazione l’obbligo di presentare gli elaborati di rilievo aggiornati nonché una dichiarazione che attesti di aver ottemperato agli obblighi contributivi;

– in sede di presentazione della domanda di autorizzazione è previsto di inserire la verifica circa la regolarità contributiva, da accertare d’ufficio con l’acquisizione del documento unico di regolarità contributiva (DURC);

– si ritiene opportuno incrementare da due a tre anni la durata massima della proroga del provvedimento di autorizzazione da parte del Comune, al solo fine di consentire il completamento dei lavori già autorizzati;

– la Giunta approverà delle linee guida per la predisposizione degli avvisi per il rilascio delle concessioni, nelle quali potrà essere previsto, quale criterio di premialità, l’inserimento negli avvisi di misure volte a promuovere la continuità occupazionale del personale da parte del concessionario subentrante;

– viene costituito un Nucleo tecnico di valutazione con il compito di esprimere un parere ai Comuni, ai fini delle valutazioni di competenza, relativo ai piani economico finanziari. Viene coerentemente adeguata la norma finanziaria per la copertura degli oneri connessi all’attività del Nucleo di valutazione e alla definizione della struttura standard dei piani economico finanziari di cui all’articolo 40;

– Si introduce una deroga per i canoni e i contributi di estrazione con riferimento a concessioni rilasciate a seguito di gara pubblica prima dell’entrata in vigore della l.r. 35/2015; in tal caso canoni e contributi si applicano nella misura definita dal comune così come risulta nei provvedimenti di concessione e autorizzazione; in caso di nuova concessione si applicano nella misura prevista dall’articolo 36 della l.r. 35/2015;

– si prevede la costituzione del Comitato del distretto apuo-versiliese, al fine di rappresentare le problematiche ambientali, sociali e produttive del distretto, elaborare proposte di intervento per la promozione della filiera produttiva locale, per la valorizzazione del materiale da estrazione e per la promozione di interventi a favore della sostenibilità delle attività di estrazione;

– è opportuno il differimento del termine, di cui all’articolo 58 bis della l.r. 35/2015, che comporta la conclusione del periodo in cui si permette di evitare l’applicazione della decadenza dell’autorizzazione e della concessione, in modo da permettere la prosecuzione delle attività estrattive, evitando impatti occupazionali negativi.

Piano Cave

L’atto deriva dalla specifica collaborazione con l’ ARPAT finalizzata ad approfondire gli aspetti tecnici delle criticità ambientali connesse alle attività estrattive.

Il lavoro si articola in schede monotematiche di sintesi che approfondiscono quanto emerso nella fase ricognitiva svolta da ARPAT.

Le schede di sintesi indicano come linea di indirizzo le azioni che possono essere intraprese nella fase operativa di applicazione del PRC per il superamento delle criticità.

Vengono fornite quindi indicazioni ai comuni per attivare sia opportune prescrizioni, che specifiche azioni volte ad eliminare, ridurre o mitigare gli impatti connessi alle attività di cava.

Nella fase di pianificazione, progettazione ed autorizzazione del sito estrattivo il comune effettua una verifica relativamente alle criticità ambientali indotte dalla presenza del sito estrattivo con

particolare riferimento alle tematiche di seguito elencate:

1. Acque meteoriche dilavanti;

2. Vulnerabilità delle acque sotterranee in aree alluvionali;

3. Emissioni in atmosfera;

4. Produzione di rumore e vibrazioni;

5. Estrazione di rocce ofiolitiche;

6. Ripristino delle aree estrattive;

7. Rifiuti diversi dai rifiuti di estrazione;

8. Fanghi di decantazione;

9. Acque superficiali e gestione dei sedimenti carbonatici – Marmettola;

10. Acque sotterranee e gestione dei sedimenti carbonatici – Marmettola.

Aggiornato il: 31-07-2019 14:55