Carnevale 2020: guarda i bozzetti dei carri di seconda categoria

Ecco svelati i carri di seconda categoria del carnevale di Viareggio 2020

A caccia di un lieto fine di Luca Bertozzi

A caccia di un lieto fine

di Luca Bertozzi

La tigre maestosa, elegante, bellissima è una delle icone del regno animale con la sua forza, fierezza, grazia ed aggressività. Un tempo era venerata, oggi è a rischio estinzione per colpa dell’uomo. La costruzione denuncia questo grave pericolo, raccontando la storia di una famiglia che lotta con tutte le sue forze per garantire un futuro alla biodiversità del nostro pianeta, nella speranza che l’uomo inverta la rotta e si metta a caccia di un lieto fine.

Maestosa, elegante e decisamente bellissima. La tigre è una delle icone del regno animale. Simbolo di forza e destrezza, di grazia e aggressività. Fonte di ispirazione artistica e motivazionale, ha alimentato leggende in tutte le culture con cui ha condiviso risorse e territorio. Ma dopo essere stata quasi venerata per anni, in poco più di un secolo ha subito una terribile decimazione. Oggi è una delle specie la cui sopravvivenza è a rischio e la colpa ancora una volta è dell’uomo. Con questo carro vorremmo raccontare qualcosa di più di un fatto di cronaca. Proveremo ad immaginare la storia di una famiglia che lotta con tutte le sue forze per garantire un futuro alla biodiversità del nostro pianeta. Proveremo ad immaginare la storia di un uomo che almeno per una volta riflette su ciò che ha fatto e decide di porre fine alle sue azioni, invertendo la rotta, a caccia di un lieto fine.


Quei gran geni di… di Priscilla Borri e Antonino Croci

Quei gran geni di…

di Priscilla Borri e Antonino Croci

 Grandi invenzioni dell’ingegno italiano, hanno fatto evolvere il genere umano! Dalla radio al telegrafo, dalla bussola al cannocchiale il genio tricolore ha posto a fondamento l’esplorazione e la comunicazione. Auspichiamo che i nostri “geni” contemporanei, sciolti i nodi di ataviche questioni, si adoperino per far volar alto il nome dell’Italia a tutto tondo in Europa e nel mondo.

Inchinatevi al Genio o popoli tutti!!
Non dobbiamo dimenticare le grandi invenzioni frutto dell’ingegno italiano,
che hanno fatto evolvere il genere umano!
Dalla radio al telegrafo, dal personal computer al telefono,
il genio tricolore, in ogni invenzione,
ha posto le fondamenta della comunicazione.
Gli esploratori nativi di questa terra in fermento,
han dato vita ciclicamente a un nuovo rinascimento!
Attraverso sapienti intuizioni, mettendo in prospettiva visioni.

Creazioni come la bussola,  il cannocchiale e  il telescopio
han permesso al genere umano di raggiungere impensabili destinazioni.
Grandi imprese sono attese!
Come Leonardo da Vinci, con le sue macchine volanti
ha scelto di guardare avanti
così i nostri geni contemporanei, impegnati a sbrogliare la matassa di ataviche questioni
riusciranno a far riconoscere dell’Italia, il valore a tutto tondo,
in Europa e nel mondo!


L’ “Amaro” italiano di Edoardo Ceragioli

L’ “Amaro” italiano

di Edoardo Ceragioli

Il messaggio satirico della costruzione è un’istantanea sulle ultime tendenze di propaganda politica e sul naufragio della coscienza umana. La chiusura dei porti, la paura dello straniero e l’indifferenza dei più, trovano posto nella rappresentazione di un’affascinante

Italia appoggiata al bancone di un bar, che diventa molo d’attracco, mentre sorseggia

Il Marenegro, l’Amaro italiano servitole da Salvini barista, per mandar giù le drammatiche notizie di naufragi e disperazione. Un carro dedicato a coloro che, con sforzo quotidiano, oltre i numeri, vogliono riconoscere le persone.

 

“Ci rubano il lavoro!”
“Violentano le nostre donne!”
“Rubano nelle nostre case!”
…a tutto questo c’è un rimedio:

“Chiudiamo i porti, neghiamogli l’approdo, lasciamoli fuori
dal nostro Belpaese.”
“Moriranno?”
“Forse, probabilmente…
…o magari qualcun’altro li prenderà prima che accada.”

Non c’è problema!!!
Per digerire tutto ciò, potete sempre gustarvi un bicchierino di

-MARENEGRO-
L’AMARO ITALIANO

Ma…se invece questo amaro ve lo sentite in bocca ogni volta
che la notizia di un naufragio vi arriva alle orecchie e
si fa strada fino al vostro cuore;
se non potete più guardare l’orizzonte
senza pensare a Loro…

Allora, questa costruzione è dedicata a voi che oltre i
numeri riconoscete le persone…
a voi che, con sforzo quotidiano, oltre i numeri,
VOLETE riconoscere le persone.


Giù le mani di Franco Malfatti

Giù le mani

di Franco Malfatti

 Giù le mani dai bambini. E’ questo il monito che l’autore lancia con la sua costruzione. In un paese civile – osserva – l’affido dei minori deve essere una missione irrinunciabile, da condurre in modo ineccepibile e deve tutelare anche le loro famiglie. Ma succede che in più di un caso, per interessi economici, il diavolo ci metta lo zampino.

 

In un paese civile “l’affido dei minori” deve essere un comportamento ineccepibile, ma come tutelarli se con loro non ci si prende cura anche delle loro famiglie? Così ogni intervento volto ad affrontare sia i problemi economici, così come il degrado sociale sono da considerarsi pane quotidiano, missioni irrinunciabili. Ma anche qui, purtroppo, gli interessi economici hanno reso in più di un caso le acque torbide… il diavolo ci ha messo il suo zampino. Quasi impossibile pensare che il velo immacolato dei bambini possa venire imbrattato dalle mani dell’uomo! Così forte si alza un urlo che viene dal profondo del cuore: giù le mani dai bambini.


S’i fosse foco  di Luciano Tomei

S’i fosse foco

di Luciano Tomei

 La costruzione è una denuncia contro i devastanti incendi causati dalla mano dell’uomo. Il gesto sconsiderato di un folle, raffigurato come un maiale tipico della grafica ottocentesca, causa la distruzione di interi boschi. Ma cosa si nasconde dietro la mano dei piromani? Folle mania, criminalità o il desiderio di sentirsi potente? Si domanda il costruttore.

S’i fosse foco …

Questo incipit tratto da un sonetto del pirotecnico Cecco Angiolieri, ripreso poi sotto forma di canto popolare da De Andrè, ha ispirato l’autore del carro, riguardo un argomento tristemente cronaca di questi tempi. Dietro ogni albero che brucia c’è sempre (o quasi) un piromane. Chi è questo personaggio? Perché lo fa? Viene assoldato o è una sua folle mania? Non so rispondere; ho quasi la certezza tuttavia che in qualche modo quel momento è per la sua vita un’occasione di potere. Io posso dare fuoco ad una pineta, ad una foresta secolare. Io sono qualcuno! Non a caso l’autore lo fa essere un po’ simile a uno di quei maiali tanto cari alla grafica ottocentesca, non trascurando però la propria vena interpretativa. Eccolo quindi spuntare da una grossa pianta cava, con i ferri del mestiere in mano “Si fosse foco arderei il mondo…”.

Aggiornato il: 18-08-2019 0:05