Si svolgerà questa mattina, sabato 14 settembre, la cerimonia di commemorazione per il 75° anniversario della liberazione del comune di Massarosa e Camaiore da parte della F.E.B. (Forca Expedicionaria Brasileira) avvenuta il 17 settembre del 1944.
La cerimonia come tutti gli anni è organizzata dall’Amministrazione comunale, in collaborazione con l’Ambasciata Brasiliana e la sezione massarosese dell’Anpi e l’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea di Lucca.

In occasione del 75° anniversario ha voluto portare la sua testimonianza anche Marco Lucchesi, presidente dell’Accademia Brasiliana di Lettere originario di Massarosa alla quale è molto legato.

La commemorazione, sostiene Marco Lucchesi deve essere l’occasione per celebrare la pace e l’opportunità per rafforzare il legame tra i due popoli, ricordando i tanti cittadini delle nostre zone che scelsero il Brasile come luogo per cercare un nuovo inizio, così come fecero i suoi genitori Egidio Lucchesi ed Elena Dati partiti da Massarosa per stabilirsi a Rio de Janeiro.

Marco Lucchesi e la Liberazione di Massarosa

“La liberazione di Massarosa, di Camaiore e dei dintorni mi sta molto a cuore perché i miei genitori si ricordavano – in modo particolare mia madre – quando arrivarono le truppe dei brasiliani.
Prima del loro arrivo, la gente del posto aveva paura, diceva che i brasiliani erano pericolosi e che avrebbero fatto una vera strage; allora la mamma si ricordava – mia madre Elena Dati – che quando le truppe brasiliane arrivavano i bambini venivano protetti dalle madri che allargavano le braccia ed erano spaventate dal contato con questi soldati.

I brasiliani per cercare un contatto dicevano loro, in un italiano così di fortuna “venire qua, ser bon”, ma le mamme non volevano, finché ci fu una pioggia di caramelle, cioccolato, cose che da tanti anni quei bambini non avevano avuto più la possibilità di sapere cosa fosse davvero il cioccolato.
Questo fu un modo semplice per un avvicinamento che tuttora ha creato dei lacci profondi, delle radici cristalline tra due patrie divise da un oceano, quindi un destino che si era proprio fatto.
Mi ricordo che mia madre mi raccontava sempre che questi soldati le dicevano: “Un giorno, quando lei signorina verrà in Brasile… le donavano spartiti che venivano poi eseguiti al suo pianoforte”.

Mia madre pensava: figuriamoci se andrò in Brasile… Invece è stato proprio il Brasile.
Noi siamo molto fieri come figli italiani, quelli che hanno vissuto o saputo per aver sentito i dolori atroci di quella guerra, di tutto quanto accadde quella gente povera, paesana, sofferente e ci riconduce ad un’idea di un umanesimo profondo aggiornato ai nostri tempi.

Le truppe brasiliane della liberazione erano rimaste nel nostro cuore ed io in particolare nella mia infanzia, cresciuto con quel latte, cresciuto con quei seni che portavano questa stessa testimonianza, l’essere sia brasiliano e italiano in cui la liberazione diventava per noi una specie di cultura della pace quella che oggi giorno veramente dovrebbe essere ancora più sviluppata.

Massarosa, Viareggio e Camaiore hanno sempre ben rappresentato questo legame assoluto tra due due patrie, due genti che si riconoscono e lavorano per portare avanti un processo di pace.
Nei nostri giorni, la liberazione partita da Massarosa è forse un simbolo profondo di una trasformazione che ci spinge ogni anno a fare tesoro di quei valori: meno sovrania e maggior pluralità, una Repubblica che si faccia sempre più democratica dove la merce non sia così importante, ma che l’uomo trovi il suo spazio meritevole, una cittadinanza piena la riconoscenza dei profughi, la riconoscenza di un’Italia che ha sofferto e non poco l’emigrazione nel novecento, guardare il ruolo della migrazione compiuta da questa gente povera, campagnola, di mio padre e mia madre per dirla al modo di Ungaretti nei suoi fiumi.

I (miei) fiume saranno due, il Carioca forse e il Serchio.
In questi due fiumi io sarei un esempio di questo figlio anfibio di due patrie, dove due cuori che dentro di me battono e ardiscono intensamente nel creare una nuova sintesi di questa esperienza nata proprio da questa situazione bella, sublime, drammatica di quello che fu addirittura la costruzione della pace dopo tante rovine, dopo tanto sangue perso in modo a volte tremendo perciò la liberazione secondo me continua ancora ad essere fatta tutti i giorni, non solo perché ce la ricordiamo noi che l’abbiamo ascoltata da piccoli, ma perché adesso il nostro compito è lavorare ancora e sempre per questa cultura e della pace e della liberazione quindi Viva la liberazione, dialogo tra le nostre patrie, viva i morti che hanno lasciato il seme della loro vita perché il futuro sia ancora più bello, generoso, gentile, femminile, madre.

 

Chi è Marco Lucchesi

Marco Lucchesi, nato in Brasile ma con origini distintamente Italiane, di Massarosa dove ha una casa per trascorre brevi periodi è il presidente dell’Accademia Brasiliana di Lettere. Il presidente eletto più giovane della storia dell’accademia.

Presidente dell’Accademia Brasiliana di Lettere, è Professore ordinario di Letteratura Comparata nella Facoltà di Lettere dell’Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ). Si è laureato in Storia all’Università Federale Fluminense (UFF) e ha ricevuto i titoli di Master e Dottorato in Scienza della Letteratura, dalla UFRJ, e di post-dottorato in Filosofia del Rinascimento dall’Università di Colonia, in Germania. È ricercatore del Consiglio Nazionale di Sviluppo Scientifico e Tecnologico (CNPq).

È stato professore visitatore della Fiocruz, delle università di Roma II, Tor Vergata, di Craiova, in Romania, di Concepción in Cile. Nel 2016, ha ricevuto il titolo di Dottore Honoris Causa dall’Università Tibiscus, di Timisoara.

I suoi libri sono stati tradotti in arabo, romeno, italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo, persiano, russo, turco, polacco, hindi, svedese, ungherese, urdu, bengalese e latino.

Ha tradotto diversi autori, tra i quali, due romanzi di Umberto Eco, La Scienza Nuova, di Vico, le poesie del romanzo Il dottor Živago, opere di Guillevic, Primo Levi, Rumi, Hölderlin, Khlebnikov, Trakl, Juan de la Cruz, Francisco Quevedo, Angelus Silesius.

E grazie all’ampia conoscenza di più di venti lingue, ha persino creato una lingua artificiale denominata “laputar”.

 

 

È membro del Conselho Nacional de Política Cultural do Ministério da Cultura e ha collaborato sempre per importanti giornali, al momento è editorialista mensile in O Globo;
Nota la sua attuazione in difesa dei diritti umani, con la sua costante presenza in comunità e carcerie carioca, tramite progetti letterari ed educativi. In nome delle attività che svolge, nel 2017 gli è stato reso omaggio con il nome di due biblioteche: la biblioteca della Scuola Statale Prof.ssa Sonia Maria e la biblioteca della Scuola Statale Angenor de Oliveira Cartola, entrambe nel Complesso Penitenziario di Bangu 4, Rio de Janeiro.

Appartiene a diverse istituzioni, tra le quali spiccano l’Academia das Ciências de Lisboa, l’Accademia Lucchese di Scienze, Lettere e Arti, la Sociedade Brasileira de Geografia, l’Academia Fluminense de Letras, e del Movimento Humanos Direitos.

 

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ultimo aggiornamento: 14-09-2019


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