Guardie Zoofile sotto accusa, Zappelli: "Sono le stesse del caso pavone, misero alla gogna sindaco e assessore" - Politica Viareggio Versiliatoday.it

Guardie Zoofile sotto accusa, Zappelli: “Sono le stesse del caso pavone, misero alla gogna sindaco e assessore”

Il consigliere avvocato: "Le accuse di maltrattamento nei confronti di Giorgio Del Ghingaro e Sandra Mei furono archiviate, ma difendersi costò denaro pubblico"

“Si apprende dalla stampa che ben 12 guardie zoofile dell’associazione Kronos sono state protagoniste di un’indagine preliminare che non si è conclusa con l’archiviazione, quindi con ogni probabilità andranno a processo, tra l’altro con l’accusa di associazione a delinquere. A parte questo odioso reato (l’unione fa, o meglio: farebbe, la forza), tra gli altri crimini contestati ci sono quelli relativi all’abuso della loro posizione che invece di tutelare gli animali veniva utilizzata per altri fini criminosi. E’ la stessa associazione che che tre anni fa rifulse, per così dire, all’onore delle cronache per il blitz di salvataggio del pavone al laghetto dei cigni”.

All’indomani della notizia dell’avviso di conclusioni di indagini nei confronti di 12 guardie zoofile della Kronos, accusate dalla Procura, è il consigliere della maggioranza, nonchè avvocato, David Zappelli a scendere in campo con una nota inviata alla nostra redazione:

“È di tre giorni fa la notizia che un’altra guardia zoofila, di un’altra associazione, è stata rinviata a giudizio tra l’altro per simulazione di reato, perché contraffacendo un biglietto che lui spacciava come anonimo, riportava delle presunte minacce dicendo che su quel biglietto anonimo c’era scritto che se avesse continuato ad occuparsi del laghetto dei cigni sarebbe finito in una discarica. Ovviamente non era nulla vero, se l’era inventato lui. Nel frattempo tre anni fa sindaco e assessori subirono, per il caso del pavone, la gogna pubblica a furor di popolo oltre che un’indagine penale, ovviamente archiviata perché alla fine la Giustizia, magari lentamente, ma fa il suo corso. La città all’epoca fu esposta al pubblico ludibrio; chi non ricorda, per esempio, le locandine con i titoli ‘Morta la pavona’ oppure ‘Pavoni, indagati sindaco e assessore’? Insomma il caso assurse alla ribalta degli onori, si fa per dire, nazionali. Segui’ un’indagine, spese di polizia giudiziaria, avvocati e ben due autopsie, sì due perché per la prima chi di dovere si era dimenticati e il pavone, quando sul posto della macabra operazione si presentarono veterinari legali di ufficio e di parte, avvocati e ausiliari, non era stato tolto dal freezer ed era tutto congelato, duro come il marmo. L’autopsia fu rinviata di una settimana con un altro viaggio a Grosseto (questo tipo di autopsie si fanno lì) con duplici costi di carburante, autostrade, caffè e pausa pranzo e così via, soldi pubblici ovviamente, non della città, o meglio non solo, spese di giustizia, comunque spese a carico della collettività. Scoppio’ il caso del pavone e del laghetto dei cigni con grande concorso di popolo, i più certo erano in buona fede, ma non disdegnavano comunque la notorietà, magari accanto a qualche politico di turno che non mancava di rilasciare interviste, di farsi fotografare con gli ingenui cittadini volontari, facendosi difensore del popolo e non mancando, anche sui social, di urlare ai 4 venti (rione tra l’altro lì vicino al laghetto) quanto fosse cattivo il sindaco, gli assessori e i consiglieri di maggioranza e giù minacce (questa volta vere) da parte di quei cittadini (non tutti) che credevano davvero a quello che dicevano quei politici di turno. Dell’opposizione ovviamente. Oggi forse si fa un po’ di giustizia, con il beneficio della presunzione di innocenza certo, ma intanto un processo si farà, questa volta non a spese dei cittadini onesti, ma di quelli rinviati a Giudizio. Le opposizione faranno una colletta invece per tutti quei soldi pubblici buttati al vento?”

Aggiornato il: 06-10-2019 12:31