Epatite C, in Toscana dati preoccupanti ma nuove cure efficaci - Salute, Top news Versiliatoday.it

Epatite C, in Toscana dati preoccupanti ma nuove cure efficaci

In Toscana si stima che la popolazione dei pazienti affetti da HCV nel 2015 fosse di circa 26mila persone. Da allora sono stati trattati con le nuove terapie circa 10mila pazienti, circa 2.200 all’anno nel triennio 2015-2017, mentre circa 4.300 nel 2018. Si ipotizza che l’attuale popolazione di pazienti ancora da trattare in Toscana sia di circa 14.200 soggetti.
Per il raggiungimento dell’eliminazione dell’Epatite C in Toscana è stata istituita, nell’aprile 2018 (delibera n°397), una “cabina di regia” con il compito di coordinare e monitorare il lavoro degli specialisti dei centri prescrittori, studiare strategie di comunicazione per far emergere il “sommerso”, uniformarne i comportamenti e organizzare incontri periodici di aggiornamento, discussione di linee guida e buone pratiche operative verificate sui dati del database gestionale Regionale. Tale progetto, che si è posto l’obiettivo di trattare circa 6200 pazienti toscani, ha la durata di tre anni.
“Con i farmaci attuali abbiamo una risposta al trattamento straordinaria con risultati di grande soddisfazione – dichiara Dario Bartolozzi, S.O.D. Malattie Infettive. Osp. Careggi di Firenze -, si sfiora il 100% del successo nei casi trattati. I farmaci attualmente a disposizione dimostrano l’efficacia, rapidità, durata e tollerabilità. Quello che dobbiamo continuare a fare è arrivare a “eliminare” l’infezione, laddove possibile in alcuni tipi di popolazione. Tutto questo è già realtà in alcune categorie di persone: laddove le infezioni sono conclamate non sono emersi nuovi casi da trattare. Oggi quindi, si tratta “solo” di gestire coloro in cui sia emerso il virus per azzerarlo definitivamente”.
Sono 193.815 a livello nazionale, secondo gli ultimi dati dell’AIFA – Agenzia Italiana del Farmaco, i trattamenti finora avviati, solo pazienti eleggibili, con almeno una scheda di Dispensazione farmaco. Numeri importanti, ma non ancora sufficienti: risultano infatti ancora da trattare, tra quelli con virus conclamato, fra 60mila e i 120mila pazienti. Si stima, inoltre, che siano ancora oltre 200mila le persone con virus ignare della propria condizione.
“Potremmo essere arrivati a metà del lavoro – spiega Alessia Ciancio, Gastroenterologo Professore Associato Università di Torino e Azienda Ospedaliera Città della Salute e della Scienza – ma si pensa ci siano almeno altri 200mila infetti ignari della propria condizione. Tra questi, però, ci potrebbero essere anche persone che sono risultate positive agli anticorpi, quindi già guarite o trattate. Inoltre, probabilmente, a questi pazienti vanno aggiunti quelli che non presentano fattori di rischio o per cui l’HCV non è mai stata diagnosticata. I principali indagati restano i cosiddetti pazienti “difficili” le cosiddette Key population: soggetti tossicodipendenti, o detenuti, o che si sono sottoposti in passato a procedure particolari. Il vero problema è la popolazione generale”.
Recentemente si è concluso a Torino il progetto “HCV: Be Fast, Be Different”, promosso da Abbvie. L’iniziativa segue i meeting tenutisi in precedenza in primavera a Matera e Roma e, in Settembre a Milano. Quattro iniziative di alto valore scientifico rivolte agli specialisti infettivologi, epatologi e internisti, per coordinare l’attività e individuare i pazienti che non sanno o non si sono ancora sottoposti alla terapia gratuita per eliminare il virus HCV, una cura della durata di poche settimane, per bocca, non tossica senza effetti collaterali per eliminare definitivamente la minaccia del virus dell’Epatite C e tornare a vivere.

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Aggiornato il: 12-11-2019 14:05