Sergio Mattarella a Sant’Anna di Stazzema: "La memoria è un virus contro l'odio" - Cronaca Stazzema, Top news Versiliatoday.it

Sergio Mattarella a Sant’Anna di Stazzema: “La memoria è un virus contro l’odio”

Sant’Anna di Stazzema è una radice della Repubblica. La memoria è un virus contro l’odio, dare testimonianza fa parte del nostro dovere di solidarietà: avete reso un servizio all’Italia. La Repubblica rinnova la solidarietà a Sant’Anna di Stazzema”. Si rivolge ai superstiti il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’orazione ufficiale alla Fabbrica dei Diritti, con lo sguardo rivolto verso il futuro. La visita a Sant’Anna di Stazzema si è svolta in occasione del 50o anniversario del conferimento al Comune di Stazzema, per la Versilia tutta, della Medaglia d’Oro al Valor Militare, avvenuta il 28 febbraio 1970. Il Presidente è arrivato a Sant’Anna alle 11:30, come da programma, ed ha deposto un corona di alloro sulla piazza della Chiesa, al cippo che commemora i caduti della strage. Ha visitato il Museo Storico della Resistenza accompagnato dal Sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, al Prefetto di Lucca Francesco Esposito, al Presidente della Provincia Luca Menesini, al Presidente del Consiglio della Regione Toscana Eugenio Giani e ad Enrico Pieri, superstite e presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna. La Fabbrica dei Diritti ha ospitato la cerimonia, nella quale sono intervenuti il Sindaco di Stazzema, Maurizio Verona, Enrico Pieri, lo storico prof. Paolo Pezzino, Presidente del Comitato scientifico di Sant’Anna di Stazzema e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nella Fabbrica dei Diritti è stata allestita un’esposizione per la commemorazione dei 50 anni dal conferimento della Medaglia d’Oro descrivendo Sant’Anna come luogo di memoria e di riflessione, “Una storia affacciata sul futuro”. “La pace è indicata qui come proiezione verso il futuro, nel segno della pace”- ha commentato il Presidente. Il Presidente Mattarella ha incontrato, in forma riservata, i superstiti della strage di Sant’Anna di Stazzema del 12 agosto 1944: molti di loro erano bambini e ancora oggi portano a noi la memoria di quel giorno. Un momento toccante ed emozionante, durante il quale donne e uomini, bambine e bambini del 1944, hanno raccontato al Presidente il loro ricordo. “La memoria è indispensabile per costruire il futuro. L’Europa Unita è la risposta di civiltà alle ideologie di morte imposte da nazismo e fascismo”. Ricorda Elio Toaff, sfollato a La Culla, testimone del dramma del 12 agosto 1944; ricorda Anna Pardini, la vittima più piccola della strage con i suoi 20 giorni di età e Antonio Tucci, i cui otto figli insieme alla moglie sono stati massacrati sulla Piazza della Chiesa. “Odio, timore per il diverso, sopraffazione possono mettere radici e svilupparsi. La proiezione europea è lo sviluppo coerente dei principi della Resistenza”.
Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia per il cinquantesimo anniversario del conferimento della Medaglia d’oro al valor militare al Comune di Stazzema
 
“Rivolgo a tutti un saluto molto cordiale, al Sindaco, ai familiari delle vittime, ai superstiti, a tutti i cittadini.
 
Saluto e ringrazio Enrico Pieri e il Professor Paolo Pezzino.
 
Sono trascorsi cinquant’anni da quando il Comune di Stazzema venne insignito della Medaglia d’oro al valor militare.
 
Qui vi è, per la Repubblica, un sacrario della sofferenza e del martirio inflitti dalla barbarie nazista, e un simbolo di quella resistenza all’oppressore che la gente della Versilia e tutto il popolo italiano seppero far prevalere con sacrificio e trasformare in riscossa civile.
 
A Sant’Anna si è compiuta – come tutti ben sapete – una strage di civili tra le più efferate e sanguinose della seconda guerra mondiale. A questa terra è stata inferta una ferita profondissima, che non potrà mai essere cancellata nella storia nazionale.
 
Quella mattina del 12 agosto 1944 i militari delle SS entrarono nelle frazioni di Stazzema e iniziarono il rastrellamento di donne, di anziani, di bambini, di sfollati. Si pensava che Stazzema fosse un rifugio sicuro, un riparo sia pur precario, tra le incombenti minacce della guerra e delle rappresaglie. Ma quel giorno non fu concesso riparo, né pietà a tanti figli di Stazzema, a famiglie intere, a malati e invalidi, a chi era scappato e si era rifugiato tra quei casolari. L’ideologia dell’annientamento trovò applicazione contro la popolazione civile, senza il minimo riguardo per ragazzi, per fanciulli, per neonati. Giovani militari al comando di ufficiali aguzzini, indottrinati al culto della razza superiore, sterminarono persone inermi che invocavano pietà.
 
Non si volle solo uccidere. L’obiettivo era annientare, cancellare l’umanità delle vittime e la coscienza stessa della comunità.
 
Nella Toscana nord-occidentale molti luoghi divennero teatro di battaglie, di uccisioni, di stragi. I fascisti collaboravano con l’invasore e si facevano suggeritori ed esecutori di rappresaglie. Forno, Pioppeti di Montemagno, Fivizzano, Mezzano sono solo alcune tappe del lungo percorso di sangue che ha attraversato queste bellissime terre e si è poi inoltrato nell’Appennino, fino a giungere a Marzabotto, a Monte Sole.
 
Sono tante, nella tragicità che le contrassegna, le similitudini tra Sant’Anna di Stazzema e Monte Sole, autentici calvari civili del Continente europeo. Le piccole chiese profanate e violate, con il massacro di quanti vi avevano cercato rifugio, resteranno un simbolo indelebile impresso nella coscienza di ogni uomo libero.
 
Ma non c’è alcuna ragione di guerra che possa anche soltanto attenuare la disumana crudeltà inflitta alle persone e ai loro corpi straziati, accatastati, e per oltraggio anche arsi nel fuoco.
 
Nulla potrà mai cancellare il ricordo di Anna Pardini, uccisa a soli 20 giorni tra le braccia della mamma. Nulla potrà eguagliare il dolore di Antonio Tucci che pensava di aver messo al sicuro a Sant’Anna la moglie e gli otto figli, per trovarli invece tra i morti della piazza.
 
Come la piccola Anna, come la famiglia Tucci, furono centinaia e centinaia i martiri di Stazzema.
 
In questi ricordi – qui a Sant’Anna di Stazzema – si trova una radice della Repubblica.
 
Bene fanno gli storici a continuare la ricerca tra i punti che restano ancora da unire in quella tremenda giornata. La consistenza effettiva dei partigiani nella zona, dopo le divisioni interne alla brigata e i ripetuti scontri con i tedeschi nei giorni precedenti. La presenza e le responsabilità di fascisti accanto ai reparti tedeschi che compirono il rastrellamento a Stazzema. L’incursione di sciacalli che provarono a strappare le poche cose di valore a chi era stato da poco ucciso. Oltraggio che si aggiunse all’oltraggio.
 
Qui, a Sant’Anna di Stazzema, si avverte il significato più profondo del nostro continuare a fare memoria.
 
Perché la memoria è un dovere. Rappresenta un valore di umanità. Costituisce patrimonio della comunità.
 
Il tempo può attenuare il dolore, può allontanare lo strazio degli orrori più indicibili, ma non dobbiamo consentire che le coscienze si addormentino, che le intelligenze smettano di produrre anticorpi al virus della violenza e dell’odio, che la nostra responsabilità verso le giovani generazioni sia elusa sino al punto di rinunciare al passaggio di testimone della memoria.
 
Dare testimonianza fa parte del nostro dovere di solidarietà. Quelle centinaia di vite spezzate a Stazzema, quella sacralità umana negata e oltraggiata, chiedono di essere sempre onorate da quanti credono che i diritti inviolabili dell’uomo, i valori della pace e della democrazia, l’uguaglianza degli esseri umani, conferiscano alla vita dignità e livello morale.
 
Per questo il primo ringraziamento va proprio alla comunità di Stazzema. E la Repubblica le rinnova la sua solidarietà.
 
Quella Medaglia d’oro di cinquant’anni fa è un segno di riconoscenza per quel che è stato fatto negli anni della ricostruzione e della libertà riconquistata, e per ciò che continuate a fare. Avete reclamato giustizia quando la coltre di dolore e di silenzi impediva di ricomporre per intero le stesse sequenze dell’eccidio. Avete con tenacia continuato a cercare e ricostruire la verità, aiutando i sopravvissuti a superare l’angoscia per l’immenso male subito.
 
Non è stato facile risalire lungo i sentieri della verità. I silenzi e le omissioni lasciano sempre delle ombre. Ma siete riusciti a raggiungere traguardi importanti, disvelando protagonisti, responsabilità, crudeltà, comprese le folli motivazioni che resero possibile tanto orrore. Lo avete fatto per voi ma avete anche reso un servizio all’Italia.
 
La nostra civiltà democratica non è sorta dal nulla. È nata perché chi ha conosciuto l’orrore ha promesso solennemente alle nuove generazioni che mai più quell’orrore si sarebbe ripetuto. Questa promessa è iscritta nella nostra Costituzione, dove i diritti sono legati ai doveri di solidarietà, dove l’uguaglianza non è soltanto un orizzonte ma un impegno incessante a rimuovere gli ostacoli, le discriminazioni, le ingiustizie.
 
Lo ha sottolineato, con parole efficaci, lo storico Pietro Scoppola: “Una guerra di dimensioni mondiali scaturita dalla volontà di potenza di una nazione che si giudicava superiore a tutte le altre”, mentre – diceva – con la nostra Costituzione “si ribalta nel principio opposto della limitazione della sovranità dello Stato nel quadro di un ordinamento che assicuri pace e giustizia tra i popoli”. Quella pace che è evocata qui.
 
Eppure dobbiamo essere vigili. I mutamenti epocali in atto ci offrono opportunità straordinarie, in ogni campo, ma al tempo stesso provocano paure, disorientamenti, chiusure. Il germe dell’odio non è sconfitto per sempre. Il timore del diverso, il rifiuto della differenza, la volontà di sopraffazione, sono sentimenti che possono ancora mettere radici, svilupparsi e propagarsi.
 
Il processo di costruzione europea è stato la proiezione esterna, lo sviluppo coerente dei principi che hanno ispirato la Resistenza e unito il popolo italiano attorno alla sua Carta costituzionale. Nazismo e fascismo, scrisse Thomas Mann, hanno tentato “un furto di Europa”. E scriveva: “L’Europa era il contrario dell’angustia provinciale, dell’egoismo limitato, della rozzezza e incultura del nazionalismo: voleva dire libertà, larghezza, spirito e bontà”. Queste parole di Thomas Mann sono emblematiche, significative.
 
Noi, insieme agli altri Paesi europei, abbiamo compreso che non si dovevano ripetere gli errori successivi alla Grande Guerra, e che la risposta alla volontà di potenza, all’ideologia del dominio e dello sterminio, agli orrori della guerra doveva collocarsi all’altezza della civiltà d’Europa.
 
Ed è significativo che in questi luoghi, dove avete, appunto, avuto la forza di erigere un monumento alla memoria e il Parco dedicato alla Pace, si siano vissuti segni di riconciliazione, come la visita del Presidente tedesco Joachim Gauck, del Presidente del Parlamento europeo Martin Schultz, che si sono inchinati davanti all’ossario delle vittime. Gesti che hanno mostrato, una volta di più, come l’Europa unita sia la vera risposta di civiltà all’ideologia di oppressione e di morte che il nazismo e il fascismo volevano imporre ai nostri popoli.
 
Nei giorni dello sterminio di Stazzema, Elio Toaff era sfollato a Valdicastello, a pochi chilometri da qui, e si salvò fortunosamente da una rappresaglia nazista. Toaff era solito ripetere che “gli eventi storici acquistano una prospettiva solo a distanza di tempo”.
 
La prospettiva che è emersa dalla reazione alla ferocia di quell’estate del ’44 e dalla Liberazione è proprio quello dell’unità europea, l’Europa unione di minoranze, casa comune di libertà, uguaglianza e solidarietà, motore di democrazia e di cooperazione. Ripeterlo qui a Sant’Anna di Stazzema non è una liturgia ma un’affermazione impegnativa.
 
Si tratta di un’assunzione di responsabilità. Perché, pur essendo imperfetta, fragile, incompiuta, l’Unione europea rimane il più forte antidoto al ritorno dei muri, dei risentimenti nazionalisti, dei fanatismi che non di rado esibiscono la loro carica distruttiva.
 
Sono comparse, da recente, in questi mesi, scritte contro ebrei sui muri e persino su porte di abitazioni. Folli e fanatici assassini hanno colpito cittadini inermi in borghi e quartieri della nostra Europa. Sono fenomeni limitati ma che non possono essere sottovalutati. Perché puntano a colpire i principi, le fondamenta della convivenza, la stessa memoria. La memoria non appartiene mai soltanto al passato ma è parte della nostra vita e della costruzione del futuro.
 
Con la Medaglia d’oro al valor militare assegnata al Comune, ricordiamo oggi le Medaglie d’oro al valor civile di Stazzema. Vittime ed eroi al tempo stesso: don Fiore Menguzzo, don Innocenzo Lazzeri, Genny Babilotti Marsili, Milena Bernabò, Cesira Pardini, la sorella di Anna, che a Coletti riuscì a nascondersi, a salvare un altro bambino e a portar via la sorellina neonata, che purtroppo non sopravvisse.
 
Sono persone che rappresentano un’intera comunità straziata.
 
In loro nome continuerà l’impegno per costruire una civiltà più libera e giusta, che rappresenta il nostro orizzonte di speranza e che nessuno potrà mai strappare dalle nostre coscienze di italiani liberi”.
L’intervento del sindaco Maurizio Verona:
Saluto tutti i presenti,
 
ringrazio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per aver accolto l’invito a partecipare a questa importante cerimonia a Sant’Anna di Stazzema, luogo simbolo e fondativo della nostra democrazia. Con la sua presenza rende omaggio alle vittime, ai superstiti, ai loro familiari a 75 anni dal crimine qui commesso da nazisti e fascisti il 12 agosto 1944 in cui furono uccisi donne, vecchi e bambini. Le atrocità della Guerra Mondiale hanno lasciato ovunque morte e distruzione, ma anche il sogno di un mondo diverso senza più guerre, la speranza che popoli che si erano combattuti potessero lavorare insieme per la pace ed il progresso.
 
Sant’Anna di Stazzema per troppi anni è stata dimenticata, la concessione della Medaglia d’oro al Valor Militare, 50 anni fa, fu il primo riconoscimento dello Stato ad un luogo così tremendamente colpito, al sacrificio del popolo della Versilia, al valore di coloro che sulle montagne seppero dire di no ad un regime violento e disumano, che non teneva in alcuna considerazione il valore della vita.
 
Per molti anni non si è parlato di questo piccolo paese sulle montagne della Versilia che fu capace di accogliere tanti sfollati che fuggivano dai bombardamenti, anche la giustizia non fece il suo corso ed i fascicoli che riguardavano la strage furono colpevolmente nascosti in un archivio fino al 1994: ci è voluta l’istituzione del Parco Nazionale della Pace nel 2000, nato dall’idea che questi luoghi potessero, con la loro storia, essere spazio di riflessione, e finalmente, il processo per rendere giustizia alle vittime del 12 agosto 1944: una giustizia tardiva, ma necessaria a ristabilire la verità. Per la prima volta i superstiti poterono raccontare la loro storia, avere la considerazione dello Stato, essere considerati cittadini.
 
Oggi Sant’Anna di Stazzema è un luogo di riferimento in Italia, la “Capitale europea dell’antifascismo” perchè l’antifascismo rappresenta tutti quei valori che in questi luoghi furono calpestati. Ogni giorno svolgiamo un lavoro di esaltazione e riscoperta dei principi su cui fonda la nostra Costituzione quelli propri della guerra al nazifascismo. Lo facciamo con i nostri operatori e con i superstiti, incontrando ragazzi di tutte le età, giovani e adulti, costruendo con loro un percorso di conoscenza per riflettere sulle conseguenze di campagne di odio e di discriminazione.
 
La ringrazio per il suo impegno quotidiano a difesa dei valori della nostra Costituzione, per i suoi gesti di apertura verso il mondo, contro le paure che vengono alimentate da chi oggi vuole di nuovo soffiare sul fuoco della divisione. Nel momento in cui ancora si combatteva, nei luoghi della sofferenza, dal confino, si progettava già e si sognava un’Italia ed un’Europa in cui nessuno potesse essere discriminato per la differente nazionalità, la razza, il colore della pelle, la propria religione, le proprie idee o la condizione sociale e materiale. Si pensava ad uno Stato che non avesse bisogno di uomini forti, ma di istituzioni salde e legittimate dal popolo.
 
La ringrazio per aver nominato la signora Liliana Segre senatrice a vita, ha arricchito in questo modo la nostra rappresentanza democratica: ci spaventa il “Rapporto Italia 2020” dell’Eurispes che vede in preoccupante crescita il numero di coloro che non crede alla Shoah e di coloro che credono che il capo del Fascismo fu un grande leader. Questo significa che c’è ancora molto da lavorare sulla memoria, ma a Sant’Anna di Stazzema, sede del Parco Nazionale della Pace, raccogliamo volentieri questa sfida.
 
La sua presenza qua è un segnale inequivocabile dell’impegno delle nostre Istituzioni. Nel suo messaggio dello scorso 12 agosto per il 75 anniversario dell’eccidio ci ricordò come : “Sono esemplari la tenacia e la forza morale con cui la comunità di Sant’Anna ha saputo tenere vivo il ricordo trasmetterlo ai più giovani, trasformare quella ferita profonda in un impegno di ricostruzione, di convivenza, di sviluppo democratico. Di quei valori abbiamo sempre bisogno, oggi come allora. Non dovrà mai essere dimenticato quanto è accaduto comprese le pagine più spaventose della nostra storia, perché chi dimentica è più debole, più esposto ai pericoli che nel suo tempo, intolleranza, ostilità, violenza ripropongono”.
 
Ebbene, noi non dimentichiamo, questi luoghi parlano come ci parlano i campi di concentramento e gli altri luoghi teatro di crimini nazifascisti e tutti i luoghi della sofferenza. Bisogna saper ascoltare il messaggio che viene da ogni singola roccia di questo borgo che improvvisamente fu sconvolto dalla guerra.
 
Fu una tenacia mortale che portò ferro e fuoco in questa comunità: e con la stessa tenacia oggi portiamo i ragazzi di tutta Italia a conoscere questi luoghi, ad ascoltare le storie dei nostri superstiti, a riproporre nel dibattito quotidiano i valori che quel giorno del 1944 furono calpestati.
 
Caro Presidente, ancora grazie per essere salito a Sant’Anna di Stazzema in un momento di sfiducia verso le nostre istituzioni democratiche, che sono il baluardo a cui ci aggrappiamo nei momenti di necessità, che hanno garantito al nostro Paese di rinascere dalle ceneri in cui un regime autoritario e violento l’aveva gettato. Oggi si celebra una ricorrenza importante e abbiamo voluto ricordarla: ma è soprattutto un riconoscimento a tutti coloro che si sentono impegnati a difendere la nostra Costituzione.
 
La memoria è un atto di coraggio, e con coraggio e determinazione continueremo ogni giorno a parlare ed incontrare tanti giovani per raggiungere il sogno che ci assegna la legge istitutiva del Parco di un mondo senza più guerre”.


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Aggiornato il: 29-02-2020 15:09