Covid 19, cura, vaccino, test sierologici, ipotesi di ritorno di picchi di contagio: sull’argomento Versilia Today ha intervistato il professor Francesco Menichetti, Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Pisa, Presidente GISA (Gruppo Italiano per la Stewardship Antimicrobica e Direttore U.O.C. Malattie Infettive all’ospedale pisano di Cisanello
Professore, si sta parlando molto della terapia a base di trasfusione di plasma da pazienti guariti ai malati Covid . 
In cosa consiste? 
Nel prelevare il plasma da donatori guariti convalescenti da COVID-19 e nel trasfonderlo ai malati con l’intento di migliorare il decorso della malattia. Il plasma iperimmune contiene anticorpi neutralizzanti il virus SARS-CoV2 che sono potenzialmente in grado di inattivarlo.
E’ efficace?
Si tratta di verificare l’ipotesi che la plasma terapia possa rappresentare un presidio terapeutico efficace nel COVID-19. Per farlo è necessario condurre una sperimentazione prospettica randomizzate e controllata. Si arruolano pazienti progressivi e li si assegna in modo casuale (random) alla terapia od al gruppo di controllo (che non riceverà la plasmaterapia). E’ il solo metodo scientifico in grado di generare evidenze certe sulla efficacia o meno della plasmaterapia.
Eventualmente ci sono rischi? 
Il plasma che viene infuso è inattivato e quindi depurato dalla presenza di altri patogeni potenzialmente trasmissibili. Il rischio trasfusionale è minimo, legato alla compatibilità ABO (sempre preventivamente verificata) oppure, piu’ raramente,  a reazioni trasfusionali solitamente non rilevanti.
Il plasma viene preso dalle persone infettate e guarite, per “donarlo” va quindi trovato un donatore per ogni tipo di sangue (a parte il gruppo 0 che è donatore universale): crede sia una cura “improbabile”? 
Non solo non è improbabile ma è possibile se riuscirà a sfruttare il plasma dei tanti guariti convalescenti (doppio tampone nasofaringeo negativo) da prelevare a distanza di 14 giorni dal secondo test. Se la donazione spontanea sarà generosa e coinvolgerà i tanti che hanno avuto la sfortuna di ammalarsi ma la fortuna di guarire, riusciremo a portare a termine il nostro studio
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Il vaccino resta l’unica opzione valida per combattere la malattia?
Ovviamente si. Il vaccino, o meglio, i vaccini, ci permetterebbero di adottare una politica di prevenzione diffusa che certamente sarebbe in grado di contrastare la pandemia in atto.
I tempi di realizzazione?
Alla fine dell’anno o agli inizi del prossimo avremo a disposizioni più vaccini, speriamo, che, preparati con tecniche diverse, avranno superato le prove di efficacia e di sicurezza. Dopodichè speriamo che la produzione e distribuzione sia in grado di corrispondere ad una richiesta che sarà certamente elevata.
Altre terapie di cui si parla sono l’utilizzo dei cosiddetti  farmaci monoclonali:  come agiscono? 
In alcuni casi la polmonite da COVID-19 e lo stato generale del paziente peggiora a causa di una risposta infiammatoria esagerata e prolungata (la cosiddetta “tempesta citochinica”). Esistono presupposti teorici perchè farmaci come il tocilizumab, il baricitinib ed altri (anticorpi monoclonali per lo più utilizzati nella terapia dell’Artrite Reumatoide) possano dimostrarsi efficaci. Sono in corso attualmente numerose sperimentazioni che ci daranno le risposte necessarie.
Hanno dato dei risultati soddisfacenti?
I risultati preliminari sono soddisfacenti ma servono gli studi controllati
I test sierologogici sul sangue,  se ne parla molto in Toscana, dopo le convenzioni fatte dalla Regione con numerosi laboratori di analisi.  Perché si propongono a tutta la popolazione?  Quale è lo scopo ?
L’obiettivo è duplice: identificare il tasso di diffusione del contagio nella popolazione e, se possibile distingure tra chi ha gli anticorpi, chi è veramente guarito (patentino d’immunità) da chi è ancora infetto (tampone naso faringeo positivo).

Possono esserci dei “falsi negativi”?

Molto dipende dalla qualità dei test sierologici: quelli rapidi possono dare molti falsi negativi e falsi positivi; quelli immunoenzimatici su sangue periferico sono invece piu’ affidabili.

Professore pensa che il virus possa perdere forza soprattuto andando nel periodo caldo estivo (ci sono teorie a proposito)? 
Sperare nel caldo non è un delitto ma potremmo rimanere delusi. Il caldo porta a vivere all’aria aperta, a frequentare meno ambienti chiusi ed affollati, a pranzare e cenare all’aperto. Questo in generale potrebbe favorire.
Pensa in un ritorno di picchi di contagi con l’arrivo dell’autunno? 
E’ bene prepararsi da subito per una risposta organizzata sia sul territorio che in ospedale.
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