E’ stato un avvincente tuffo nella musicalità napoletana l’omaggio a Renato Carosone andato in scena martedì sera al Teatro della Versiliana per il programma di “Musica e parole”. Su un fatto tutti gli intervenuti, dall’enciclopedico conduttore Dario Salvatori ai vari ospiti, si sono detti d’accordo: Carosone è stato un autentico innovatore. La serata è iniziata con la suggestiva lettura, da parte dell’attore Marco Simeoli, del monologo “Lettera di un pianista”, con il quale Carosone esprimeva tutto il suo amore per la musica, “madre, sorella, amante, la lingua più bella del mondo”.

E davvero la musica è stata, per il nostro personaggio, il punto di riferimento della vita. Salvatori ha ricordato come questo geniale pianista, che si era diplomato al conservatorio nel 1937, appena diciassettenne, avesse contribuito al lancio della Bussola targata Bernardini, nell’estate del 1955.

Era l’anno di “Maruzzella”. E questa hit di Carosone è stata proposta dal pianista e cantante Mario Rosini, accompagnato da un valido trio di musicisti. Sono seguiti “Malafemmena”, “Anema e core”, “Guaglione”, “’O sarracino”, “Tu vuò fa’ l’americano”, tutti brani del repertorio di Carosone, che il quartetto sul palco della Versiliana ha interpretato in chiave jazz, con “assolo” di sax e una buona base di percussioni.

Un’interpretazione corretta, perché la cifra stilistica di Carosone era questa: da virtuoso del piano, sopraffino jazzista, sapeva fondere una base ritmica moderna e swing con la tradizione napoletana: questo il suo rilevante contributo alla storia della musica italiana; non a caso Pino Daniele, al quale sarà dedicato il prossimo appuntamento di “Musica e parole” aveva rivendicato per sé la qualifica di erede del grande Renato.

La collaborazione con Nisa (Nicola Salerno), storico paroliere autore dei massimi successi di Carosone, è stata ricordata da Alberto Salerno, figlio d’arte che ha al suo attivo numerose hit. Una fra tutte: “Io vagabondo”, pezzo sempreverde dei Nomadi. Alberto Salerno ha sottolineato come Carosone sia stato l’autore di una vera e propria rivoluzione musicale. A sua volta l’ospite è stato omaggiato dal direttore artistico di Musica e parole, Franco Fasano, che ha cantato una suggestiva versione di “Io vagabondo” con testo in napoletano.

Ma Carosone ha fatto di più: ha trasformato le esibizioni dei suoi gruppi musicali, con la verve del batterista “acrobatico” Gegè di Giacomo, in spettacoli anche da vedere, nel solco della tradizione della “macchietta” napoletana. E’ questa tradizione è stata rinverdita da Marco Simeoli, che ha monopolizzato l’attenzione del pubblico con bravura, freddure e un virtuosistico ‘pezzo’ di avanspettacolo: “E non sta bene”. Sul finale non sono mancati altri brani celebri, come “Chella là”, “Mambo italiano” e “Torero”. Godibili, infine, i numerosi filmati di repertorio che hanno ricostruito il percorso di Carosone.

“Musica e parole”, ideata e prodotta da Franca Dini, concluderà il suo percorso del 2020 il prossimo 30 agosto, sempre alla Versiliana, con una serata dedicata a Pino Daniele. Sarà presente come ospite di eccezione Tullio De Piscopo.

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