Un caso, quello campano della morte di Maria Paola Gaglione, 22 anni, deceduta, da quanto emerso, dopo essere stata inseguita e speronata dal fratello per una relazione con Ciro, un trans f to m, che ha sollevato sui social una miriade di commenti di sdegno, sia di singoli cittadini che da parte di molti politici, tra cui anche il maestro Alberto Veronesi, direttore d’orchestra del Festival Pucciniano di Torre del Lago e candidato alle regionali toscane con il Pd. “Non si possono, nel 2020, leggere notizie simili – scrive Veronesi in una nota: “Le indagini dei carabinieri e il lavoro dei magistrati faranno luce sui fatti. Ma, intanto, è agghiacciante leggere che il fratello Michele Gaglione avrebbe voluto così punire la sorella Maria Paola perché non sopportava che lei avesse una relazione stabile con il ragazzo trans che era con lei sullo scooter. «Ho fatto una stronzata. Non volevo uccidere nessuno, ma dare una lezione a mia sorella e soprattutto a quella là che ha “infettato” mia sorella che è sempre stata “normale”». “Normale”, “infettata”! Incredibile tanta ignoranza. Terribile la morte, terribile la motivazione. Non è soltanto una questione di leggi e di punizioni esemplari. È questione culturale. C’è ancora molto da lavorare, troppo forse, per superare ogni pregiudzio omofobo e trasnfobico”. Il fratello, che intanto è stato arrestato dai Carabinieri e si trova ristretto in carcere a Poggio Reale con l’accusa di omicidio preterintezionale e lesioni aggravate dall’omofobia, è difeso dall’avvocato del Foro di Napoli Nord Giovanni Cantelli, noto alla cronache locali per aver assunto, giorni addietro, la difesa dell’ispettore della Polstrada, ex comandante ad interim di Viareggio, Gianluca Pantaleoni, arrestato lo scorso dicembre dalla squadra mobile di Pistoia e ancora ai domiciliari in attesa del processo che inizierà a novembre prossimo. Ed è proprio il legale partenopeo a “contestare” quanto scritto sui social e anche sulla stampa: “Leggo di ricostruizioni del tragico episodio, e di dichiarazioni del mio assistito (“ho fatto una stronzata…”, ndr) di cui non solo nemmeno io sono a conoscenza ma che, soprattutto, sono coperte dal segreto istruttorio”. Mentre domani è prevista l’udienza di convalida del fermo, da quanto emerso i due, Paola e Ciro, erano in viaggio da Caivano quando sono stati raggiunti dal fratello di Paola, anch’egli a bordo di uno scooter, che ha tamponato con violenza il mezzo provocando la caduta dei due occupanti il mezzo. Maria Paola è morta all’istante mentre il compagno Ciro è ferito; ancora a terra è stato picchiato dal ragazzo che gli ha rivolto l’accusa di aver plagiato la sorella.  E’ stato portato in una clinica della zona, le sue condizioni non sono gravi. Il giovane – secondo l’accusa – avrebbe inseguito la sorella e il compagno trans per parecchi minuti, cercando con i calci di farli cadere dallo scooter in corsa, poi in una curva, il mezzo con a bordo i due, colpito dalla furia del giovane, ha perso aderenza finendo fuori strada. Maria Paola è finita su un tubo per l’irrigazione, che le ha tranciato la gola, l’amico Ciro è stato più fortunato perché è finito sul selciato senza però sbattere contro alcun ostacolo, ed è ora ricoverato in ospedale. Sono questi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, gli ultimi attimi di vita della giovane morta nella notte tra venerdì e sabato. Il fratello, disoccupato, residente al Parco Verde di Caivano (Napoli), dopo aver speronato i due e averli fatti uscire fuori strada, sempre secondo l’accusa, e come riportato anche dall’Ansa, si sarebbe anche fiondato su Ciro pestandolo, mentre la sorella era ormai morta. “La storia di Maria Paola è molto triste, non ci ho dormito. Ho battezzato lei e il fratello Michele Antonio, quest’ultimo l’ho anche sposato qualche anno fa. Non credo volesse davvero uccidere la sorella, forse voleva darle una lezione, saranno le indagini a stabilirlo; di certo non era preparato culturalmente a vivere la relazione della sorella con un’altra donna”. Don Maurizio Patriciello, parroco al Parco Verde di Caivano (Napoli), conosceva sia la famiglia Gaglione che quella della compagna di Maria Paola, Cira, che però ha scelto di farsi chiamare Ciro; entrambe le famiglie risiedono al Parco Verde di Caivano, complesso residenziale tra i più degradati dell’hinterland napoletano, divenuto noto qualche anno fa per le vicende di pedofilia che coinvolsero la piccola Fortuna Loffredo, tanto da meritarsi l’appellativo di “Parco degli Orrori”.   Secondo Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center, “quanto accaduto, dimostra quanto siano duri i contesti che da tempo denunciamo con il nostro numero verde Gay Help Line 800 713 713 – dichiara Marrazzo, Responsabile Gay Help Line – per questo serve una legge seria contro l’omotransfobia, che prevenga situazioni di questi tipo e che senza dubbi condanni le dichiarazioni che vedono l’omosessualità come una malattia o qualcosa di inferiore, mentre l’emendamento “Salva Opinioni Omofobe”, voluto da Costa (ex FI) ed approvato dalla maggioranza, renderebbe queste espressioni lecite. Espressioni e pregiudizi per i quali Paola è stata uccisa. Questo emendamento va cambiato e vanno resi certi i supporti per i centri di protezione, da noi richiesto e previsti dalla legge contro l’omotransfobia, che potevano garantire una protezione e la libertà a Paola ed alla compagna, che ora la commissione bilancio sembra che li voglia ulteriormente limitare.” “Chiediamo giustizia per Paola, il colpevole non è solo il fratello, ma anche gli altri familiari che la hanno maltrattata ed hanno consentito quanto accaduto senza proteggerla e senza denunciare”, conclude Marrazzo. “A Caivano un uomo ha speronato la sorella Maria Paola, che era in scooter con il suo compagno Ciro, provocandone la morte. Sceso dall’auto, senza preoccuparsi minimamente delle condizioni della sorella, ha massacrato di botte Ciro, “colpevole” di essere un ragazzo trans FtM e di avere “infettato” Maria Paola”, scrive la parlamentare Monica Cirinnà: “Infettato”: leggete bene questa parola. Nel 2020, in Italia, c’è chi considera che essere se stesse/i, amare una persona trans ed essere felice sia una infezione. Qualcosa da cui essere curati, qualcosa che merita una correzione violenta. A Caivano si è consumato l’ennesimo tragico episodio di transfobia, intrecciato stavolta con l’idea patriarcale che un fratello debba “correggere” una sorella. Un’idea che speravamo sepolta in un altro tempo, e che invece è ancora in mezzo a noi. Fa male leggere questa storia, fa malissimo. E fa ancora più male registrare, ancora una volta, che solo pochissimi media riescono a raccontarla restituendo piena dignità alle vittime e alla loro esperienza di vita. Relazione “gay”, relazione “lgbt”, pronomi sbagliati: la storia di Maria Paola e Ciro sparisce, offesa più e più volte. A tutto questo c’é una risposta. Educazione all’affettività, al rispetto delle differenze, costruzione di percorsi culturali di inclusione e sensibilizzazione, sostegno delle vittime. E anche norme penali più efficaci per contrastare questi delitti feroci ed efferati. La risposta é nella proposta di legge Zan contro omolesbobitransfobia e misoginia: un intervento indispensabile, di fronte al quale la politica non può sottrarsi. Non possiamo più nasconderci. Approviamola rapidamente, senza inutili timori, senza lasciarci fermare da polemiche ideologiche e strumentali”.

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ultimo aggiornamento: 13-09-2020


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