No, al referendum costituzionale

Lo scrivono in una nota i Giovani Comunisti/e della Versilia, Rete degli Studenti Medi Toscana, Comitato NOstra di Firenze

Per ogni motivo del sì, ce ne sarà il doppio per votare no. La nostra intenzione è votare no, non per egoismo o altro, ma per cercare di mantenere in piedi una democrazia che già ‘zoppica’ da tempo. Ci dicono che tagliare il numero dei parlamentari porterà ad un risparmio di cento milioni di euro l’anno, quando invece sarà soltanto di 57 milioni di euro l’anno (0,007% della spesa pubblica). Il risparmio in denaro si otterrebbe se fossero tagliati i mega stipendi di deputati e senatori che arrivano oltre gli 11mila euro mensili. Sarebbe stato molto più semplice diminuire il loro stipendio invece che ricorrere ad un referendum, sprecando altri soldi che l’Italia poteva impiegare benissimo per la scuola pubblica, che stravolge la Costituzione. Un altro motivo del sì è quello di rendere più efficiente i due rami del Parlamento, quando alla fine è la volontà politica a determinare la sua efficienza. Per approvare alcune riforme come quella per l’aumento dell’età pensionabile (Riforma Fornero) ci sono volute poche settimane, mentre altre leggi molto importanti come quella contro l’omotransfobia sono ancora da approvare e ostacolate in tutti i modi possibili. Se vincesse il si le minoranze in Parlamento scomparirebbero o quelle poche rimaste sarebbero obbligate a diminuire il numero di commissioni nelle quali inviare i loro membri. Con l’approvazione di questo referendum morirebbe il pluralismo parlamentare tipico di una Repubblica Parlamentare e crescerebbe l’astensionismo a livelli vertiginosi perché i due grandi blocchi politici, centro sinistra e centro destra, non riescono più a rappresentare parte della gente. In più il taglio dei parlamentari porterebbe a rompere l’equilibrio che c’è tra elettori-eletti e di conseguenza un deputato o senatore dovrebbe rappresentare una parte maggiore di cittadini. 

Noi appoggiamo il no e rivendichiamo un sistema elettorale proporzionale nel quale ogni cittadino può essere rappresentato dalla forza politica in cui crede senza cadere vittima del voto ‘utile’ che è la morte stessa della politica democratica.

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