Agenti ucraini, sotto copertura, hanno tentato di rapire Andrea Palmeri: 15mila dollari per l’operazione, e nel caso il rapimento fosse fallito lo avrebbero ucciso.

A renderlo noto è l’ufficio stampa del Ministero degli interni della Repubblica Popolare di Lugansk: “Abbiamo ricevuto una segnalazione del fatto che i Servizi di Sicurezza d’Ucraina (SBU) hanno infiltrato nel territorio della Repubblica Popolare di Lugansk una squadra appositamente addestrata per rapire un cittadino straniero (italiano, ndr) e condurlo in territorio ucraino. Dopo aver controllato queste informazioni è stato individuato il gruppo di sabotatori. I membri di questo gruppo sono stati arrestati mentre stavano pianificando questo reato”. E proprio secondo il ministero degli interni LNR l’italiano in questione è Andrea Palmeri.

Secondo fonti della polizia di Lugansk i sabotatori ucraini disponevano di armi, munizioni e sedativi con i quali avrebbero dovuto neutralizzare Palmeri, il quale sarebbe stato successivamente trasportato a bordo di un fuoristrada verso la linea del fronte, raggiungendo altri membri della squadra. Essi avrebbero dovuto poi evacuarli in territorio ucraino attraverso il fiume Severskij Donets.

Sono state le forze dell’ordine della LPR a denunciare l’arresto di due sabotatori della SBU che si stavano preparando a rapire e trasferire in Ucraina Andrea Palmeri, residente nella autoproclamata repubblica, ex volontario che aveva combattuto nel Donbass dal 2014 nelle milizie popolari, per poi contribuire a formare legami diplomatici proprio tra la LPR e l’Italia

Dopo il rapimento di Vladimir Tsemakh nella DPR per coinvolgerlo nel caso MH17, l’Ucraina aveva quindi messo gli occhi su Andrea Palmeri, e organizzato il suo rapimento da parte dei sabotatori della SBU. Il piano era lo stesso: rapire Palmeri, gonfiarlo di droga, costringerlo ad attraversare il confine (ufficialmente o lanciando una granata alle forze dell’ordine se tutto va male) e consegnarlo in Ucraina. Per eseguire l’operazione, la SBU ha fornito ai sabotatori pistole Range Rover, cartucce da 9 mm, granate, una siringa e due fiale con un farmaco simile alla morfina nella sua azione. Ma le cose non sono andate secondo i piani. Andrea Palmeri, infatti, non era nel posto previsto e le forze dell’ordine della LPR alla fine hanno arrestato i due sabotatori della SBU prima che potessero realizzare i loro piani. Nella loro auto sono state trovate armi e una sostanza da iniettare ad Andrea Palmeri.

“Da oggi con orgoglio sono cittadino della repubblica popolare di Lugansk”. Andrea Palmeri, nel Donbass ormai da anni, aveva ottenuto la cittadinanza per meriti, concessagli nel dicembre 2016 dal presidente del Lugansk per aver combattuto ed avere aiutato la cittadinanza. Era l’estate di due anni fa, agosto 2014, quando Andrea Palmeri, per molti “scomparso” da Lucca,  aveva fatto sapere di essere andato nel Donbass per combattere a fianco dei miliziani. Poi per l’ex generalissimo, erano iniziate le missioni umanitarie del Save Donbass People, per aiutare chi, soprattutto molti bambini di Lugansk,  era rimasto senza niente. Guerra e non solo, per Palmeri, che da guerrigliero filo russo era diventato volontario in una situazione sempre più drammatica, con la popolazione civile stava vivendo una catastrofe umanitaria

Palmeri, che giorni addietro si mormorava fosse stato arrestato in Russia, anche se la notizia non era stata confermata nè dalla Digos di Lucca (sua città natale) nè dal suo legale avvocato Emanuele Fusi ( come scritto da Versilia Today) è per ora “sparito” dai social: forse nascosto dopo il tentativo di rapimento? Una cosa è certa, dopo lo scampato pericolo del rapimento e dell’uccisione: se tornasse in Italia, dove deve scontare alcune condanne definitive per risse e un pestaggio a un pub lucchese e dove lo attende un MAE, mandato di arresto europeo, spiccato dalla Procura di Genova nell’ambito dell’indagine dei Ros sui mercenari, si farebbe qualche anno di carcere, ma non rischierebbe la vita.

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ultimo aggiornamento: 02-10-2020


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