Nel nostro Paese continua la stretta sul gioco d’azzardo, con limitazioni sempre più forti per gli operatori di settore.

Non sono tempi facili, per chi investe nel mercato del gioco d’azzardo in Italia. Lo Stato da una parte cerca di colpire il cerchio, aumentando la tassazione ad ogni occasione e con ogni tipo di motivazione, dall’altra impone severe restrizioni, come ad esempio aver vietato ogni forma di pubblicità, sia diretta sia indiretta.

Chi più chi meno, ogni settore dell’industria del gioco in Italia è colpito da un’imposizione fiscale molto forte, che in alcuni casi può arrivare ad un prelievo teorico anche superiore al 50% del volume d’affari generato. Non che ai giocatori vada meglio, visto che anche sulle vincite esiste un prelievo che va da un minimo del 6% fino ad un massimo del 19%.

Il divieto di pubblicità

Proprio l’impossibilità di veicolare messaggi pubblicitari con qualsiasi mezzo ha colpito con maggior durezza gli operatori del gioco d’azzardo, con conseguenze che hanno scatenato un effetto-domino. La Lega di Serie A, ad esempio, secondo alcune stime elaborate da Calcio e Finanza perde circa 100 milioni di euro l’anno – dal momento che anche negli stadi non è possibile fare pubblicità.

Questo provvedimento è entrato in vigore un paio d’anni fa, attraverso il Decreto Dignità, ed è stato prorogato nonostante non abbia ottenuto gli effetti sperati, cioè quelli di mitigare l’impatto del gioco. Viceversa, la raccolta delle scommesse sportive in Italia è cresciuta del 17,6%, e anche slot machine online e VLT hanno visto un aumento marcato dei volumi di gioco.

Non a caso, anche secondo il management del casino Betnero, la nuova legislazione non risolve il problema della ludopatia, il contrario: la mancata informazione rischia di spingere i giocatori verso siti non regolamentati e che, anzi, sfuggono al regime fiscale italiano.

La confusione regna sovrana

Lo Stato non scherza, come dimostra anche la multa che l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha inflitto nientemeno che a Google, reo di aver consentito ad alcuni operatori, dietro ovvio compenso, la possibilità di diffondere link che indirizzano a siti di gioco d’azzardo, attraverso Google Ads.

Tuttavia, il 16 novembre il Tar del Lazio ha sospeso una delle ultime misure, molto discusse, con cui il Governo Conte ha colpito nuovamente il settore del gioco d’azzardo, e cioè la cosiddetta tassa Salva Sport.

Lo scorso 20 maggio, il Governo inserì una nuova tassa dello 0,50% sulla raccolta delle scommesse, per aiutare – sulla carta – il sistema-sport messo in crisi dalla pandemia. Quel mezzo punto percentuale, tuttavia, finiva per incidere notevolmente sul profitto lordo online e su quello dei punti di raccolta fisici, portando la tassazione addirittura sopra il 50%.

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